Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale, so da tempo che non esisti e per la verità non mi sei mai piaciuto molto, ma quest’anno devo anch’io scriverti la mia letterina, perché pare che tu sia rimasto l’ultima risorsa. Scusa se ti importuno così in anticipo sui tempi. Nemmeno il supermarket vicino casa ha ancora caricato i panettoni, ma ambirei approfittare di questo tuo tempo libero prima della buriana di prammatica.

Caro Babbo Natale, questi sono i regali che desidererei ricevere.

Vorrei alzarmi tutte le mattine e non solo la mattina di Natale e trovare sotto l’albero la palla di vetro con dentro il futuro.

Un futuro dove l’onestà sia un valore intrinseco e irrinunciabile degli individui, e non una virtù rara e preziosa più di un diamante. Perché, caro Babbo Natale, con una buona dose di onestà cominceremmo tutti a vivere più sereni. Ma dopo l’onestà tout court, vorrei che in quel futuro gli individui fossero permeati anche di onestà intellettuale, di quella dote cioè che, a mio parere, consente di guardarsi allo specchio per quello che si è e non per quello che si millanta.

Nella palla di vetro del futuro mettici per cortesia una cassetta di solidarietà, che consenta a tutti di tendere la mano a chi ne ha bisogno nel momento stesso del bisogno e non quando gli impegni lo consentono. E soprattutto senza fare differenze né di colore della pelle, né di credo.

Servirebbero pure diversi barattoli di detergenti a base di polvere d’angelo, per ripulire la società dalla patina di odio, cattiveria, avidità e sporcizia che si sono infiltrati negli interstizi più remoti dell’anima di molti, se non di tutti.

Se non ti è di soverchio disturbo, portami un rimedio, quello che vuoi, tu sai dove cercare, per staccare le sanguisughe giganti che si sono attaccate alla vena principale dei più deboli.

Per soddisfare il più grande dei miei desideri, devi impegnarti molto. Ma so che ce la puoi fare. So che tu hai gli strumenti, antichi e forgiati dai tuoi amici lapponi, per creare la pozione magica che ci liberi dagli uomini e dalle donne che hanno infestato l’ideale democratico, lo hanno sporcato con le loro becere parole e il loro vivere supponente. Eh sì, caro Babbo Natale, da soli a quanto pare non ci riusciamo, e abbiamo bisogno del tuo intervento. Perché ormai da tempo in Italia la politica è diventata sinonimo di abuso, ingiustizia, incompetenza e violenza.

Abuso di un potere che dovrebbe essere esercitato per dare a tutti le stesse possibilità e non tutte le possibilità a pochi;

ingiustizia che si manifesta ogni giorno, ottantaseimilaquattrocento volte al giorno: una per ogni secondo, assumendo le forme più fantasiose;

incompetenza che riverbera i suoi effetti, chissà perché, sui soliti indifesi;

la violenza delle parole che ingannano quando promettono nuove conquiste e invece nascondono verità a loro note, che hanno già divorato sul nascere qualunque velleità di conquista.

Caro Babbo Natale, tu sei così internazionale, così impegnato per il mondo intero, che forse non avrai nemmeno il tempo, di leggerla questa lettera. O forse la leggerai e la troverai pessimista e inopportuna, e la cestinerai, perché dal posto lontano in cui vivi, noi italiani ti sembriamo un popolo felice, che a Natale mangia molto e si fa i regali sotto l’albero, e mette le foto su Facebook e su Instagram e si scambia messaggini di auguri.

Ma quello che vedi, caro Babbo Natale, è solo un sogno. Da qualche tempo, da troppo tempo ormai, abbiamo deciso di chiudere gli occhi e sognare.  Abbiamo deciso di chiudere la porta in faccia alla realtà che è fredda e fa male, rintanandoci al caldo della speranza che qualcuno, prima o poi, qualcosa la farà per cambiare le cose. E se addosso ci cadrà un’aquila bipenne o una svastica, ce la saremo meritata. Per il momento, scriviamo a te, caro caro Babbo Natale.

                           

 

 

 

 

Su Chiara Francesca Pellicoro De Candia

Chiara Francesca Pellicoro De Candia
Nasce a Taranto, ma vive a Gioia del Colle. Sposata, da qui il doppio cognome che le piace proprio, tre figli. Ha sempre sofferto della sindrome del dover essere, che non esiste ma riassume bene la sua personalità e le sue scelte, perché mentre una parte di lei esercitava la professione di avvocato, l’altra parte continuava a scrivere e a sognare di diventare una vera scrittrice. La produzione è sempre stata cospicua ma tenuta al caldo in file e cartelle. Fino a quando una rivolta, ben organizzata dai suoi personaggi, l’ha costretta a uscire allo scoperto. Parecchio narcisa, lo si capisce da questa minibio narrata in terza persona. Se voleste sapere cosa ha scritto, qualche notizia la trovate sui social. Basta digitare il nome completo. Le piace tantissimo discutere, soprattutto su un interrogativo irrisolto: perché il mondo è così affollato di cretini? Non ha mai letto un romanzetto rosa, perché durante l’adolescenza i suoi miti erano l’Oriana e Edgar Allan Poe. ( Personalità contorta? Sono d’accordo). E come si dice qui in Puglia: mè, avast mò.

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