Sono stato per la prima volta in vita e carriera al celebre raduno BMW Motorrad Days, una tre giorni organizzata nella ridente cittadina tedesca di Garmisch e dedicata a tutti gli appassionati del marchio bavarese. Mi aspettavo un raduno di avvocati e commercialisti e invece è stata, come si dice in gergo, una figata fotonica
Debbo fare una premessa. Sono un motociclista, è vero. Ma sono un motociclista atipico. Non mi sento parte di un gruppo, odio i raduni e odio soprattutto essere etichettato come motociciclista. Mi piace la moto come oggetto ma non la venero, se ho per le mani una moto non la lavo, la tratto male e me ne frego se sul parabrezza ha una compilation di insetti che manco in una palude. Non ho una predilezione per un marchio in particolare: se la moto mi piace, da dove viene non è importante, non sento l’appartenenza e in questo senso sono più facile da circuire di un politico italiano. Mi piace guidare, questo sì, mi piace la pista, mi piace andare forte e mi piace l’emozione di un motore cavalloso, eppure se mi capita l’occasione di barattare la mia moto con qualcosa di più comodo (tipo un’auto con radio e aria condizionata), lo faccio senza sentirmi in colpa. Come tutti gli uomini anche per me la moto è un’estensione del pisello, per cui se per le mani mi capita un mezzo potente (per lavoro dio grazie mi capita spesso), mi lascio andare a ogni sorta di espressione virile. Fortunatamente, l’età mi ha anche permesso di andare oltre a questo tipo di bisogno, per cui, se mi tocca la moto piccola ho imparato a divertirmi uguale, consapevole che le dimensioni su due ruote, se ti piace guidare, contano poco.
Per questo e per mille altri motivi quando mi è stato proposto di partecipare agli BMW Days a Garmisch non ero così convinto che sarei stato in grado di apprezzare a pieno il senso del raduno. E non solo per i motivi personali sopra elencati ma anche per la percezione che ho, anzi avevo, dell’utilizzatore medio di BMW. Sono laureato in psicologia e so bene quanto gli stereotipi siano un modo sbagliato per comprendere la realtà (non sempre, a dire il vero), però, è innegabile che se sei di Milano, BMW vuol dire GS, e GS, per quanto sia una moto della madonna, sotto al Duomo significa solo una cosa: professionista col grano che compra la moto tedesca solo per questioni di status. Ce ne sono troppe, infatti, di R 1200 GS larghe come una Smart, che girano per il capoluogo lombardo attrezzate come se dovessero partecipare a una traversata del deserto ma che, invece, il massimo dello sforzo che fanno è superare il pavé del centro città. E non è colpa di BMW, intendiamoci. Loro fanno moto bellissime ed efficaci. È proprio colpa (pensavo) dell’utilizzatore medio che si fa affascinare dal marchio senza, in verità, capirci granché. Insomma alla partenza ero intriso di pregiudizi, e invece…
Ma andiamo con ordine. Il viaggio organizzato da BMW Italia prevedeva la partenza della carovana di giornalisti il venerdì mattina dalla sede di BMW Motorrad in Via dei Missaglia. A ognuno di noi è stata data la possibilità di scegliere un mezzo e io, che di base sono un ignorante, ho scelto la S 1000 XR, un mostro da 160 CV il cui claim ufficiale è: “Make Life a Ride” mentre quello ufficioso è: “Ingroppami come solo tu sai fare e io ti porto in paradiso (ma scordati della patente)“.
L’itinerario è stato studiato per evitare minuziosamente le autostrade e arrivare a Garmisch solo dopo aver fatto il pieno di curve e passi. Abbiamo dunque risalito il lago di Como, affrontato il Maloja, siamo passati per Saint Moritz e l’Engadina, fino ad attraversare il bellissimo toboga del Fernpass, ultima fatica prima dell’arrivo a Garmisch. Inutile dire che ci siamo divertiti. Inutile dire che nonostante l’apripista BMW fosse ligio alle regole, quando si poteva ci abbiamo dato del gran gas e che la S 1000 XR si è rivelata qualcosa di molto simile alla droga pesante, non solo per via del motore pastoso e infinito, ma soprattutto per il cambio elettronico, talmente bello da creare dipendenza. Di lei, in ogni caso, parlerò in un post a parte e torniamo ai BMW Days.
Una volta sistemati nelle stanze ci siamo messi comodi e con le moto abbiamo raggiunto la sede del raduno, e qui la prima sorpresa. Lo dico subito, mea culpa: i BMWvuisti non c’entrano nulla coi milanesi, ma sono dei motociclisti veri. Lasciate perdere le fighette mie concittadine (ok, non generalizzo, diciamole fighette che conosco io): il BMWuista medio è uno che viaggia e che la moto se la cuce addosso. Lo si percepisce osservando lo stato delle moto bavaresi parcheggiate in ogni dove, oggetti ben lontani dall’essere l’ultimo modello, moto vissute, moto che hanno viaggiato e che hanno messo le loro ruote un po’ dappertutto. Ho visto targhe arrivare da ogni dove, compresa la Russia e ho visto motociclisti di ogni tipo: dal panzone viaggiatore che gira in mutande per gli stand, al tipico tedesco in pantalone tecnico di pelle anche con 40 gradi (già, a Garmisch, il weekend dell’evento c’era un caldo che si abbaiava) fino alla motociclista dal capello sbarazzino tinto di viola, arrivata dalla Repubblica Ceca, orgogliosamente sola e orgogliosamente in sella alla sua F 800. Ai BMW Days, insomma, ho visto, tra le altre cose, una vera appartenenza al marchio e una vera passione per la moto in generale.
La passione, leitmotiv di questi tre giorni, si è respirata un po’ ovunque: tra gli stand di accessoristica (Touratech e Wunderlich su tutti) con cataloghi grossi come Pagine Gialle e capaci di ribaltarti minuziosamente ogni singolo bullone della tua moto. La passione si è vista negli spettacoli stunt di Chris Pfeiffer o nei pazzi che giravano in perpendicolare sul muro della morte. La passione si percepiva tra la gente che affollava gli stand dei preparatori, tra cui gli italiani Moto su Misura e le Officine Sbrannetti, questi ultimi, a mio parere, meravigliosi interpreti della R nineT con la loro Spirit of Zeller. La passione soprattutto, la si è respirata nelle chiacchiere della gente, nei loro occhi avidi di novità e nella voglia di confrontarsi, condividere un amore e raccontarsi le proprie esperienze. Luogo principe di tutto questo contatto è stato senza dubbio il tendone, che io, alla terza pinta da un litro, ho soprannominato l’inferno sceso in terra. Del resto, come si può definire un luogo con migliaia di persone stipate sotto una soffocante copertura di plastica, che bevono ininterrottamente birra e mangiano stinco durante il weekend più caldo che Garmisch ricordi dai tempi del regno prussiano?
A parte gli scherzi, i tre giorni passati in compagnia con dei BMWvuisti veri sono stati parecchio interessanti sotto molti punti di vista. Spiegare a parole le sensazioni provate è difficile anche perché in un evento come questo c’è il rischio che il report risulti un mero elenco delle attività fatte e delle cose viste. Invece, ve lo posso assicurare, è stato molto, ma molto di più. A venirmi incontro, questa volta ci ha pensato un fotografo d’eccezione che i ragazzi di BMW Italia (mitico Andrea Frignani, io l’XR non te la ridò più, inutile che chiami in redazione) hanno chiamato per raccontare per immagini l’evento. Lui si chiama Gigi Soldano, nel mondo delle due ruote e delle corse è considerato un mago (Valentino Rossi, ad esempio, si fa fotografare solo da lui, tanto per dire), io ci aggiungo che davanti a un boccale di birra, oltre che mago è pure simpatico. Godetevi ‘sta gallery perché merita.