Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara - Paco Ignacio II Taibo

Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara – Paco Ignacio II Taibo

Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara di Paco Ignacio II Taibo mette punti fermi, si chiede, suggerisce, ammira, diffida, annota perplessità. Il merito è quello di saper inserire la personalità di Che Guevara all’interno del quadro politico generale e nei dettagli della guerriglia, nell’azione politica di governo e nei rapporti umani, tendendo ad un’incertezza virtuosamente problematizzante.

Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara di Paco Ignacio II Taibo

Semplicemente una biografia di Che Guevara e quindi, se non si ha come obiettivo la semplificazione, niente di semplice. Innanzitutto perché squaderni la vita di un santo laico, quantomeno lo è stato; poi, se non vuoi perderti troppi pezzi di strada, di fatti ne devi raccontare molti; infine c’è tutto un mondo intorno, di potere e politica, che non puoi ignorare.

Partiamo dal fatto che Paco Ignacio II Taibo ha cercato di essere il più esaustivo possibile sui fatti, una di quelle biografie in cui ti ritrovi a sapere quante volte andava di corpo e con che qualità il protagonista. Tant’è vero che ci troviamo di fronte a più di mille pagine.

Quindi sconsigliata? Nient’affatto, molto consigliata. L’autore incastra le testimonianze (in primo luogo le parole di Guevara stesso) dando vita ad una cronaca per nulla pedante, dove il tallonamento degli eventi sa porsi l’obiettivo del ritratto dell’uomo, incasellando ogni tessera al servizio del quadro più generale.

Si tratta di una ricostruzione obiettiva? Di certo Paco Ignacio II Taibo cerca un equilibrio che lo renda storicamente attendibile. Detto questo, davvero ci fideremmo di un autore asettico di fronte ad una storia tanto passionale? E davvero è possibile essere indifferente rispetto ad una persona che ha provato con forza a cambiare il mondo l’altro ieri? Basti sapere che non è un’agiografia, la giusta distanza da pretendere.

Che, il mito e l’uomo

La sublimazione di Che Guevara nel mito da bandiera non trova spazio. Ciò che riesce benissimo all’autore è la ricerca dell’uomo all’interno degli eventi, nella consapevolezza di non poterlo comprendere pienamente, ma provando ad avvicinarlo: cosa difficile anche per chi gli stava intorno.

Complicato tratteggiare l’uomo tra i successi e le sconfitte in battaglia, le teorie politiche sempre in divenire pur mantenendo fermi alcuni concetti chiave, le relazioni che materializzano grandi amicizie e apostolato. Il carisma di Che Guevara pare un dato di fatto, un fattore che ha giocato un grande ruolo positivo ma che, in alcune circostanze, ha forse offuscato la capacità di giudizio sua e di chi lo seguiva.

Paco Ignacio II Taibo si tiene a distanza dai facili entusiasmi, ma non può che registrare le testimonianze di chi era disposto a dare la vita pur di battagliare al suo fianco. Ne scaturisce un ritratto che mette punti fermi, si chiede, suggerisce, ammira, diffida, annota perplessità. Il merito è quello di saper inserire la personalità di Che Guevara all’interno del quadro politico generale e nei dettagli della guerriglia, nell’azione politica di governo e nei rapporti umani.

Certezze e domande

Si tratta di una biografia che pone domande più di fornire certezze. Di sicuro smentisce con fermezza falsi miti e false accuse, destreggiandosi tra apologia interessata e depistaggio ideologico. Per il resto l’autore tende più a chiedersi, in un’incertezza virtuosamente problematizzante, che a definire, perché, nonostante materiale e testimonianze abbondino, le ragioni dell’uomo sono spesso imperscrutabili.

Naturalmente si tratta di domande ben assestate, che scaturiscono da un percorso coerente, perché una domanda significativa non sbuca dal nulla. Ci vengono consegnate alcune chiavi di lettura e alcuni buchi nelle intenzioni.

Sono un misto tra avventuriero e borghese, con un tremendo desiderio di un focolare domestico, ma con l’ansia di realizzare i miei sogni. Quando me ne stavo nella mia grotta da burocrate sognavo di fare quello che ho iniziato a fare, e ora e per il resto del cammino sognerò te e i bambini che crescono inesorabilmente. Chissà che strana immagine si faranno di me, e come sarà difficile che un giorno possano amarmi come padre e non come il mostro lontano e venerato, perché sarà un obbligo farlo.

Che Guevara

Permettetemi una riflessione, tra le tante, che il libro mi ha indotto; è in coda così potete saltarla agevolmente. Che Guevara è un vincente o uno sconfitto della storia? Probabilmente, se potesse dircelo, si dichiarerebbe sconfitto, perché il grande sogno di un’America Latina egualitaria e libera dall’imperialismo non si è realizzato. Anche perché è stato catturato e un guerrigliero catturato non può che considerarsi sconfitto. Di contro Cuba è ancora lì, forse non più la stessa ma ha dato filo da torcere all’orgoglio e alle coscienze d’Occidente, e Che Guevara ha avuto un ruolo importante.

Non so se può essere considerata una sconfitta l’esposizione mediatica della sua immagine, il volto da maglietta e bandiera che ne è stato fatto. Probabilmente non lo è di per sé, viviamo in un mondo di immagini ed esprimersi ad immagini è naturale, ma lo è nel vuoto che spesso si nasconde dietro all’esposizione, nei suoi ideali che si diramano in molteplici forme quando la sua intransigenza era dispotica, verso se stesso in primo luogo. Tanto più se si considera quanto il suo esempio passasse dall’azione, dal fare dopo il pensare.

Di certo è una sconfitta il fatto che le sue battaglie diventino motivo di introspezione, siano vissute e declinate individualmente istanze che puntavano al miglioramento della comunità, a creare un pensiero che ponesse al centro la collettività. Ad oggi questa è una sonora sconfitta, anche se il tempo potrebbe un giorno ribaltare il risultato.

Forse però non è il caso, contravvenendo alle sue convinzioni, di ragionare in termini di sconfitta o vittoria. Che Guevara ha mostrato al mondo e alla storia la determinazione che può dare un ideale, che si può battagliare per un mondo diverso, che forza di volontà e azione non sono sempre vani, che si può puntare più in alto della nostra misera persona. Quindi imbracciamo tutti un fucile? Non per forza. Senza condannare a priori scelte che non coincidono con il nostro stile di vita borghese, l’esempio che ha dato va oltre le circostanze, se non è guerriglia armata può sempre essere guerriglia di pensiero e d’azione.

Paco Ignacio II Taibo – Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che GuevaraIl Saggiatore
Traduzione: Gloria Cecchini, Gina Maneri, Sandro Ossola

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