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Oltremare – Patrizia Salvetti

Oltremare. Memorie femminili tra antiche radici e nuove identità di Patrizia Salvetti veicola le voci di Clea, Flora e Antonia, tre donne emigrate dall’Italia verso l’Argentina. Si tratta di testimonianze che ci permettono di sbirciare una realtà importante da un lato fondamentale, ricco di quotidianità e umanità.

Oltremare – Patrizia Salvetti

Di cosa parla? Tanto semplice quanto interessante: si tratta di interviste a tre donne che nel dopoguerra (Seconda Guerra Mondiale) sono emigrate in Argentina, due con i mariti e una, a quattro anni, con i genitori. Ad introdurre le parole delle protagoniste le considerazioni dell’autrice (ancor prima la prefazione di Beatrice Pisa) che tirano le fila del discorso e ci aiutano ad orientarci laddove sarebbe troppo facile pensare di poter maneggiare la materia senza insidie. Sono duecento pagine che scorrono via molto velocemente, ma perché scritte in modo chiaro e lineare, perché le interviste sono dialoghi di facile presa, non certo perché gli argomenti abbiano poco da dirci. (Vai alle citazioni del libro)

emigrazione argentina

Cea, Flora e Antonia

Sono le protagoniste (due di Mola di Bari e una di Treviso) del libro, le testimoni di esperienze che hanno coinvolto molti italiani. Grazie alle loro parole l’emigrazione italiana in Argentina assume tinte di genere, volutamente Salvetti ha cercato il coinvolgimento di tre donne, per dare un’impronta femminile al racconto. Così, all’interesse generale per la storia di un pezzo di italiani che lasciarono il proprio Paese a cercar fortuna, si aggiunge il punto di vista di mogli che decisero di ricongiungere le famiglie e figlie che ne seguirono il destino.

Questo spiraglio particolare ci porta su una sponda delle storie interessante e non banale, perché, a fronte di alcuni elementi prevedibili, ci dona elementi sorprendenti. Si tratta di tre donne che rivendicano potere decisionale sui fatti della loro vita, la capacità di tenere i rapporti con la patria d’origine e l’abilità di proteggere la vita familiare in un ambiente straniero.

 

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Naturalmente le vite delle tre donne hanno punti in comune e differenze, soprattutto quando si tratta di Antonia, emigrata a quattro anni e quindi sostanzialmente argentina. Raccontano del rapporto con i genitori e i mariti, del legame costante, ma di differente intensità, con l’Italia, di emancipazione, di cucina, di parenti, di abitazioni, di lavoro. Insomma di quello che era la normalità nelle vite dei migranti, perché si tratta di tre vite non eccezionali, di tre donne che hanno condotto una vita normale, tanto da stupirsi dell’interesse dimostrato verso di loro da parte di una studiosa italiana.

Invece no, non si tratta di vite che non meritino un racconto, ha ragione Patrizia Salvetti. Innanzitutto non mi sento di considerare tranquille tre vite trasportate dall’altra parte dell’oceano (ci voleva un mese di nave), tre esistenze che hanno dovuto ricostruire la propria consistenza nel mondo. In secondo luogo, attraverso le loro semplici vite, scopriamo com’è stato un movimento migratorio italiano non indifferente, in particolare com’è stato vissuto dal lato femminile, considerato tanto debole e rivelatosi tanto forte.

Perché leggerlo

Non troverete racconti di miseria, disperazioni strappalacrime, riscatti rabbiosi. Troverete invece tanta concretezza, nostalgie diversamente declinate, pianti spenti da incombenze, quotidianità da reinventare, malinconie incerte. Si tratta di un libro parziale, che non vuole esaurire un argomento, non desidera analizzarlo nella sua complessità. Offre piuttosto un ritaglio interessante, femminile, che ci consente di avere elementi ulteriori su una realtà da non dimenticare, di ascoltare voci che hanno molto da dire su eventi passati ma che mantengono una sostanziale attualità.

Patrizia Salvetti – OltremareFattore Umano Edizioni

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Oltremare – Patrizia Salvetti ultima modifica: 2018-03-28T09:15:51+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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