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Nella casa dei tuoi sogni – Carmen Maria Machado

Nella casa dei tuoi sogni di Carmen Maria Machado, dove il collante tra la trattazione di un tema complicato e il ritaglio di una vita privata è la maestria dell’autrice capace, attraverso una scrittura ipnotica, di tenere le fila del discorso in una selva di rimandi e suggestioni, riflessioni e sofferenze scoperchiate, in un gioco aperto all’istigazione del lettore.

Nella casa dei tuoi sogni di Carmen Maria Machado

C’è un detto quechua: El que me nombra, me rompe. Tutto quello che mi nomina, mi spezza. La soluzione, ovviamente, è il “silenzio”. Ma la verità è che chiunque sa il tuo nome può spezzarti in due.

Ad un certo punto di questo memoir, l’autrice elenca, per soddisfare il gioco sadico della compagna, tutti i suoi difetti, tra i quali annovera il desiderio di sentirsi dire che è geniale. Forse amare sentirselo dire è un difetto, ma che la scrittrice Carmen Maria Machado sappia essere geniale è per me un dato di fatto. E se la genialità aveva illuminato la raccolta di racconti Il suo corpo e altre feste (qui la nostra recensione), poteva sussistere il dubbio sulla costanza nell’esprimerla: questa seconda prova non ha fatto che ribadire il concetto.

Un memoir che vuole essere testimonianza, tramite l’esperienza personale, di un problema non troppo frequentato: la violenza nei rapporti queer, in particolare tra lesbiche. Il collante tra la trattazione di un tema complicato e il ritaglio di una vita privata è la maestria dell’autrice capace, attraverso una scrittura ipnotica, di tenere le fila del discorso in una selva di rimandi e suggestioni, riflessioni e sofferenze scoperchiate, in un gioco aperto all’istigazione del lettore. Un libro trascinante di un’autrice dal talento multiforme e luminoso.

La casa dei tuoi sogni come maledetta normalità

Ma è questa l’angoscia della minoranza, giusto? Che se non stai attento, qualcuno vedrà te – o gente che condivide la tua identità – mentre fai qualcosa di umano e lo userà contro di te.

L’idea forte da cui parte Machado è la parzialità insita nella formazione di un archivio, perché la scelta su cosa comprendere ed escludere è di per sé costitutiva dell’archivio stesso, che così conserverà una memoria indirizzata.

Un concetto raffinato che l’autrice applica nell’ambito della violenza all’interno di coppie queer, una realtà rifiutata tanto dalla comunità queer quanto dal resto del mondo. Ma nascondere sotto il tappeto tale violenza significa edulcorarla, togliendo umanità ai membri della comunità, costringendoli all’interno di paletti che tengono ancora più lontano dal resto del mondo.

Un cortocircuito derivante, a volte, dal tentativo di protezione, un abbellimento che agogna all’accettazione. Il risultato però è la disumanizzazione, perché disumanizzare non significa solo applicare alle persone ciò che riteniamo non affine agli esseri umani, ma anche privare qualcuno o una categoria di atteggiamenti umanissimi.

Machado grida forte l’umanità della comunità queer, la grida spiattellando la propria esperienza, ricordando a tutti che l’essere umano è impregnato di difetti, averne è solo il sintomo di appartenenza alla razza umana. La rimozione non serve ad altro che ad aprire un baratro nella comprensione, misura la distanza dall’accettazione e crea sofferenza imprevista e senza appigli.

Nella casa dei tuoi sogni

La casa dei tuoi sogni come meccanismo letterario

Un giorno, un uccello è andato a sbattere contro la finestra del mio studio. […] Ho imparato: non vedono mai che stanno andando contro il vetro. Vedono solo il riflesso del cielo.

Tutto questo però non è inserito in un saggio, bensì in un meccanismo letterario mirabile, ricco di sfaccettature e palpitante. Il libro è diviso in piccoli capitoli intitolati La casa dei tuoi sogni come… e qualcosa a seguire (per esempio santuario, musical, avvertimento, inventario, Gotico americano). Si tratta di una rifrazione di punti di vista, di ricordi, sensazioni, considerazioni sull’esperienza di violenza subita dall’autrice all’interno di una coppia lesbica. Da un lato si distende il gioco letterario, dall’altro la vicenda viene filtrata dal caleidoscopio dell’anima, con un’incisività mai dispersa nell’arco delle pagine.

Giusto per citarne uno tra i miei preferiti, ad un certo punto parte un librogame: cioè quei libri in cui il lettore compie alcune scelte per il protagonista che lo rimandano a determinate pagine. Il meccanismo in questo caso però è fallace, è un labirinto senza uscita, se non nell’immaginazione, perché la porta per uscirne è a portata, ma viene vista dai passanti, non da chi è all’interno della casa, del rapporto tossico.

La casa dei sogni, appunto, quello che doveva essere il nido d’amore condiviso con la donna amata e che si è trasformato in un incubo, in una prigione della mente, perché la costrizione del rimanere è tutta giocata, abilmente dal carnefice, nella testa della vittima.

Naturalmente la casa non è solo fisica, è anche il rapporto che è stato costruito, il modo di abitarlo, di abitarsi a vicenda e abitare se stessi, il modo di abitare il sogno, di trasformarlo in patimento.

La frammentazione del testo, che si fa episodico, rimanda al vissuto di chi non riesce ad avere il quadro generale che in realtà, suo malgrado, va disegnandosi inesorabilmente. I capitoli sono distillati di significato, singhiozzi di vita, il procedere a tentoni di un’anima disorientata. Il risultato è una ricostruzione sofferta e lucida, che trova nella forma uno sbocco ulteriore di sostanza.

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Traduzione: Monica Capuani

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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