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Lo scialo - Vasco Pratolini

Lo scialo – Vasco Pratolini

Lo scialo di Vasco Pratolini è un’opera ambiziosa, a tratti risente della pesantezza del compito, si perde per strada, insiste, ma alla fine sa prendersi l’ampio respiro desiderato, riuscendo a destreggiarsi tra piccoli e miseri pensieri e grandi svolte sociali, restituendo sia un’analisi accurata del quadro generale, sia vicende umane intense e ridicole.

Lo scialo di Vasco Pratolini

Secondo libro della trilogia Una storia italiana, preceduto da Metello e seguito da Allegoria e derisione, narra della Firenze tra prima e seconda guerra mondiale, in particolare la parabola della piccola e media borghesia fiorentina, ma più in generale italiana, racchiusa tra la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo.

Le caratteristiche più classiche dell’affresco e l’alto obiettivo di frugare tra cronaca, pubblico e privato, hanno partorito più di 1.200 pagine ricche di ambizione e forse bisognose di qualche sforbiciata, ma di certo ad alto contenuto di intensità e non prive di svolte narrative.

A conti fatti, credo che il risultato sia positivo, risultando un libro forte, con personaggi caratterizzati, attraversato da una profondità di analisi che ancora oggi torna utile, infine cesellato dalla scrittura magistrale di Pratolini, per cui io ho un debole e quindi potrei non essere lucido. Si tratta di un libro impegnativo e che potrebbe allontanare per la sua lentezza e qualche lungaggine, ma credo valga fortemente la pena arrivare fino in fondo.

Non c’è storia finché ci si sta in mezzo, e la nostra piccola cronaca s’accompagna alla cadenza del tempo in cui viviamo. Noi, non popolo, non plebe, non eroi, non élite, ma gente che della propria immobilità, del proprio corto orizzonte, della propria presunzione di pulci ammaestrate, delle proprie materiali ristrettezze e delle proprie virtù mediane, della propria esistenza onorata perché conforme, incorruttibile perché pietrificata, come delle proprie squallide avventure, dei propri inferni di conigli dallo sguardo di rubino avido e terrorizzato, fa tante microscopiche odissee a paradigma di una realtà della quale rappresentiamo e il tronco e il concime. Di cui siamo le fondamenta e la copertura.

Borghesia e fascismo

Premettendo che i personaggi presenti nello scritto sono tantissimi, molti dei quali catturano diverse pagine arrivando ad ottenere uno spessore che dona dignità, i protagonisti principali sono quattro: Gianni e Nella, la famiglia Corsini, e Ninì e Adamo, la famiglia Maestri. Soprattutto tre dei quattro, Gianni, Nella e Ninì, sono scandagliati fino al midollo, facendo da minuzioso contraltare agli accadimenti più grandi della storia e ai fatti contemporanei della cronaca.

Trattasi, in tutti i casi, di esponenti della piccola e media borghesia, anche se provenienti da strati sociali differenti. Gianni e Adamo provengono da famiglie povere e si sono creati una posizione il primo con gli studi, il secondo con il lavoro; Nella è amatissima figlia di una famiglia già borghese e di stampo cattolico; Ninì proviene da una borghesia più alta, con velleità mai concretizzate da circoli nobili. Nella loro profonda diversità, contribuiscono tutti a disegnare la parabola di una borghesia alle prese con le conseguenze della prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo.

E proprio questo è il tema centrale del libro, la debolezza di una borghesia attratta dal nuovo potere, che perde l’anima per un tozzo di importanza e non riesce a recuperare dignità inabissandosi dopo essersi impantanata. Se infatti la battaglia dei più poveri e degli oppositori politici assume una chiarezza dicotomica che non scopre incrinature sensibili, i personaggi borghesi si sporcano le mani o senza pudore o quasi senza accorgersene: i primi cavalcano l’onda nera sulla sella di un arrivismo senza scrupoli, i secondi nicchiano e si fanno indifferenti scorgendo vantaggi a cui non sanno rinunciare. Anche chi si atteggia a prudenza con il passare del tempo perde le inibizioni, una volta coinvolto per i piedi immerge la testa invece di venir fuori.

Di fronte all’avanzata dell’uomo forte, la borghesia si scopre debole in tutti i suoi strati, porgendo il fianco per motivi diversi, per differenti debolezze, all’autoritarismo senza sentirsi per forza coinvolti, con una leggerezza tanto colpevole quanto svagata. Un desiderio di innalzarsi che brucia a fuoco lento, ma che non rende immuni dalle scottature.

La storia è un’interpretazione della cronaca di cui accoglie la sintesi e ne desume le conseguenze. È un po’ un elastico fatto apposta per essere tirato.

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Corsini, Maestri e storia

L’analisi però viene portata avanti attraverso le vicende e i pensieri dei protagonisti. Pratolini assedia i personaggi principali scandagliandone i più piccoli moti dell’anima, facendoci assistere al sorgere dei desideri, ai minimi scarti che contribuiscono a partorire decisioni, disegnano le più minute trame delle intenzioni.

Nello stesso tempo, immerge le vicende personali nei fatti di cronaca che costruiranno la storia, intrecciando le vicende personali al destino più ampio di una nazione che si rivela allo sbando quanto la borghesia e i protagonisti stessi. Un intreccio ambizioso che forse non sempre si rivela centrato ed efficace, ma che nel fiume di pagine scritte trova la via dell’incisività, riuscendo a rendere la problematicità del momento storico e non banalizzando meccanismi innescati da diversi fattori.

Il dato più importante è che, nonostante ogni tanto sembri perdersi nel mare del materiale messo sul piatto, Pratolini non lascia mai che i personaggi perdano di credibilità letteraria, non li abbandona mai a se stessi e li porta avanti con costante minuziosità Anche nel cambiamento di Nella, che può apparire repentino e insensato, ho visto la volontà di rappresentare il lato cattolico da cui è inserita nella borghesia e il suo coinvolgimento passivo stimolato fino all’esplosione.

Menzione speciale per Ninì, personaggio assolutamente memorabile, talmente ricco di contraddizioni, così in guerra con se stessa e con il mondo, a tal punto persa tra le proprie sfaccettature, da risultare indimenticabile. Costituzionalmente sopra le righe, la traiettoria sempre sbilenca della sua vita non può lasciare indifferenti.

Ninì brillava. Era la sua maniera di appagare la propria esuberanza; e di espandersi come il suo carattere esigeva. Del resto, dalla sua natura franca, leale, temperata da un pudore tutto segreto, essa non aveva nulla da temere. La sua sensualità si esauriva in quella sorta di attività e di piaceri esteriori che compiacevano il suo bisogno di primeggiare, la sua fatuità diciamo. E insieme, l’esigenza altrettanto forte ch’essa provava, di apparire umile davanti ai propri occhi. Di esaltarsi; e di volersi bene.

Moltitudine di personaggi

Pratolini ha la grande capacità di gestire una miriade di personaggi e, anche in quest’episodio, non si smentisce. Attorno ai quattro personaggi principali ruota un’intera umanità. Naturalmente, direte voi; certo, ma la bravura nel renderla tangibile fa tutta la differenza del mondo.

Donando spessore e dignità a tutta una serie di personaggi che partecipano le vicende, l’autore riesce a creare davvero un mondo intero, gettando luce sui molti volti dei fatti, e a dargli credibilità, senza cadere mai nel macchiettistico e ricordandosi delle infinite sfaccettature che compongono l’umanità.

Lo scialo è un’opera ambiziosa, inserita in un progetto ancora più ambizioso. A tratti risente della pesantezza del compito, si perde per strada, insiste, ma alla fine sa prendersi l’ampio respiro desiderato, riuscendo a destreggiarsi tra piccoli e miseri pensieri e grandi svolte sociali, restituendo sia un’analisi accurata del quadro generale, sia vicende umane intense e ridicole.

Vasco Pratolini – Lo scialo – BUR

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Lo scialo – Vasco Pratolini ultima modifica: 2019-10-18T10:00:13+01:00 da agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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