L’amore fatale, Ian McEwan

L’amore fatale di Ian McEwan, un libro sull’ossessione amorosa che incrocia due vie: quella della patologia che è anche l’unica espressione, una circolo vizioso senza via d’uscita. Un libro ricco di spunti che potrebbero dare avvio a discussioni e approfondimenti senza fine. Una scrittura agile senza cadere nella banalità.

L’incidente di un pallone aerostatico porta alcuni uomini ad impegnarsi nel tentativo di salvataggio dell’uomo e del ragazzino coinvolti. Il salvataggio andrebbe a buon fine, se non fosse che uno dei soccorritori perde la vita. Da qui prende avvio L’amore fatale, da una vicenda assurda tanto quanto il seguito che ne scaturisce. Joe, il protagonista, subisce l’amore patologico di Jed, uno degli uomini che hanno partecipato al salvataggio. L’insistenza di Jed, sempre più inquietante, sconvolge l’esistenza di Joe e mette in crisi il rapporto con la moglie Clarissa.

L’amore fatale percorre i pensieri di Joe durante questa bislacca e, alla fine, pericolosa vicenda. Joe è un divulgatore scientifico, con i rimpianti del mancato scienziato vero e proprio, che si vanta della propria capacità di razionalizzazione. La sua vita scorre tranquilla e ovattata dal rapporto riuscito con Clarissa, che invece si occupa di letteratura, tra complicità coniugale e inserimento sociale più che riuscito. Ma Jed, con la propria patologia amorosa, elimina tutti i punti di riferimento di Joe, gli toglie sicurezze, mette in crisi il suo matrimonio, insomma scombussola un meccanismo che sarebbe potuto andare avanti felicemente per inerzia.
Gli spunti di questo testo sono molteplici, va da sé che deve essere annoverato tra i meriti, e sono portati avanti da una scrittura agile, che sa alternare scene convulse a riflessioni prolungate. Il libro scorre via con facilità, eppure non è privo di lunghi paragrafi di riflessione in cui Joe si arrovella e si incarta nei suoi pensieri sempre meno chiari, sempre più lontani dalla zona di sicurezza. Mantenere una buona profondità senza appesantire il testo, possiamo non inserire anche questo tra i meriti?

L’amore proposto da Jed è insistente e autoreferenziale, perché costruito tutto nella sua testa. In più mettiamoci il carico da novanta di una religione anch’essa costruita in casa e ci troviamo ad avere a che fare con un bel soggetto problematico. Jed chiama e scrive e segue Joe, lo aspetta sotto casa, non lo lascia in pace nella convinzione che sia stato proprio Joe ad avviare il meccanismo, che sia Dio a volere il loro amore ma anche la conversione di Joe, un arido non credente. D’accordo, Jed è chiaramente un ragazzo malato, ma quale amore, in fondo, non lo è? Le convinzioni autoprodotte da Jed non stanno alla base di qualsiasi amore? L’incomprensione non è uno dei meccanismi più consolidati del rapporto amoroso? Jed vede segnali che Joe non invia, equivoca gesti e parole costringendoli nel meccanismo della propria volontà. Ma, in una delle immagini più riuscite del testo, Joe stesso non si ritrova ad equivocare i segnali di Clarissa? Siamo in piena crisi coniugale, Joe e Clarissa si ritrovano sul letto e si guardano lungamente negli occhi come non accade da tempo; nello svolgersi di questo scambio di sguardi Joe si convince dell’imminente riconciliazione, legge negli occhi di sua moglie, con cui vanta un rapporto di grande complicità, il prologo al ritorno di fiamma; ma Clarissa, al culmine dei pensieri già addolciti di Joe, dice che è finita, che è inutile che facciano finta di nulla.
Dunque un amore molto forte ne mette in bilico un altro consolidato. Joe, fin da subito, è controssessionato da Jed, Clarissa, fin dal principio, non è in grado di stare vicino a Joe. Il rapporto tra i coniugi si logora in incomprensioni, accuse reciproche, mancanza di comunicazione ed egoismi. La lettera che, a vicenda conclusa, Clarissa scrive a Joe dà la misura della distanza tra i due, è come se avessero vissuto una storia diversa, il percorso non è stato parallelo ma si è incrociato, attorcigliato. L’isolamento di Joe trova per altro riscontro sociale. La polizia non crede alla pericolosità di Jed, non saprebbe di cosa accusarlo: di troppo amore? Poco giova, alla fine di tutto, a Joe la ragione che gli viene riconosciuta sia dalla moglie che dalle autorità. Si tratta di una vittoria sterile, di una di quelle ragioni che si preferirebbe non avere. La vita di Joe è stata rivoltata come un calzino da un nuovo amore unilaterale e da amore consolidato non più sulla stessa lunghezza d’onda. L’ossessione di Jed mina l’oliato meccanismo di un amore che, trovatosi senza i consueti punti di riferimento, perde l’orientamento, la coppia solida negli anni non riesce a reagire alla novità. Di contro Jed tira avanti senza dubbi, il suo sentimento patologico si scopre più solido del fatto di non essere ricambiato, la sua ossessione lo preserva dalla reciprocità.
In tutto questo aggiungiamoci la vedova dell’uomo morto nel salvataggio. Con due figli a cui badare si ritrova anch’essa con un’ossessione per le mani, come non bastasse il dolore della perdita: quella di una relazione extraconiugale del defunto. Sarà proprio Joe a farsi carico dell’indagine e la porterà felicemente a termine, riuscendo a risolvere i problemi degli altri ma non i suoi: agire per gli altri gli consente di appigliarsi a quella razionalità che nel proprio scombussolamento è servita a poco.

L’amore fatale è un libro che scorre, che lancia spunti di riflessione, che sa anche creare aspettative e tensione per le vicende. Detto questo, rimane però una profondità mancata, un’incapacità di sfruttare il vantaggio che l’autore stesso si è concesso con l’idea. I pensieri di Joe non sono completi, alla figura di Clarissa manca qualche contorno, al racconto dell’inceppamento del rapporto manca qualche tassello, non scende abbastanza in profondità. Se l’intento era quello di raccontare l’ossessione di Jed sarebbe stato forse necessario concentrarsi su quella, se invece dovevano essere sviscerate le conseguenze dell’ossessione sulla vita della vittima, è lì che manca qualcosa. Un libro forse non del tutto compiuto, ma che mi sento di consigliare per gli spunti che contiene e le riflessioni che sollecita.

Valutazioni emotive:
Felicità 44%
Tristezza 74%
Profondità 68%
Appagamento 70%
Indice metatemporale 79%

Voto - 71%

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Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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