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Il testamento dei fiumi – Jesús Moncada

Il testamento dei fiumi di Jesús Moncada è un coloratissimo affresco che vive di personaggi memorabili: Moncada ne sceglie qualcuno in particolare, ma poi apre la prospettiva sull’intero paese. La penna dell’autore è elemento niente affatto secondario, ma anzi potenza generatrice.

Il testamento dei fiumi di Jesús Moncada

Mequinensa, paese fluviale della Catalogna, dalla fine dell’800 ad inizio anni ’70, quando il paese viene demolito a causa della costruzione di una diga: di questo parla Il testamento dei fiumi. È poco? Forse sì, potrebbe esserlo, se non ci fosse di mezzo Moncada. La Storia, quella con la s maiuscola, attraversa le vite degli abitanti di questo paese, situato alla confluenza tra i fiumi Ebro e Segre, che basa le proprie fortune sull’estrazione e il trasporto di lignite. Ma la Storia è impastata con le storie, con la vita che scorre a prescindere, parallelamente, in conseguenza dei grandi fatti.

Per onestà devo subito dichiarare che questo libro mi ha stregato, mi ha messo addosso un entusiasmo per la lettura simile ad un’ubriacatura, ne sono uscito euforico. Ci sono libri con cui il lettore trova immediatamente un’empatia particolare, fin dalle prime righe. Siccome mi è successo con questo libro è giusto far sapere che questo è un racconto di lettura sotto l’effetto di una droga dolcissima che, di certo, appanna il discernimento.

I personaggi

So che suonerà già detto, ma Il testamento dei fiumi è un coloratissimo affresco che vive di personaggi memorabili: Moncada ne sceglie qualcuno in particolare, ma poi apre la prospettiva sull’intero paese. Il racconto fruga tra vite private, ricordi, leggende, pettegolezzi e vita quotidiana; attraversa le strade del paese e coglie momenti, dialoghi, pensieri. Non ci sono macchiette ma persone a cui viene donata grande profondità, cogliendoli sia in momenti leggeri che in riflessioni impegnative, non si nascondono le voci di paese che li riguardano ma non ci si limita a dar loro retta.

La storia personale e familiare concorre a tratteggiare i personaggi, sullo sfondo dei fatti storici che plasmano le vicende in cui si trovano coinvolti. Fortune e sfortune economiche, le due guerre mondiali, la guerra civile, la dittatura, sono il palcoscenico reale su cui le vite degli abitanti si muovono. Gli abitanti del paese sono legati da un filo che li tiene avvinghiati da estremità differenti: i minatori, i marinai, i nobili, sono protagonisti con punti di vista differenti, con istanze proprie da portare avanti, con sentimenti di diverso tenore. Un racconto polifonico che dosa i colori in maniera magistrale, riuscendo a declinare malinconie e arroganze, ricordi e attualità, divertimenti e tragedie, mantenendo compatto un racconto che potrebbe sfuggire da ogni lato.

A volte, soprattutto d’inverno e nelle giornate di nebbia – precisava Veronica -, quando calava il buio, la Ràpid attraccava ai moli del paese e il comandante defunto, si dice per scrostarsi di dosso il gelo della morte, faceva il giro di bar e osterie, dove inghiottiva le bevande servite al banco e ai tavolini di marmo. I paesano notavano i bicchieri sollevarsi e svuotarsi da soli, come se l’alcol evaporasse all’improvviso. Tutto ciò, per lo meno, succedeva di continuo a Robert de Tàpies, perciò la sete insaziabile dello spettro lo obbligava a chiedere un bicchiere di rum dietro l’altro, per compensare quello che gli beveva Ibars.

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L’ineluttabilità della storia

La prepotenza con cui la Storia entra nelle case si palesa un’ultima volta con la distruzione del paese in favore del progresso, della diga che, a scapito di secoli di vita, le autorità hanno deciso di costruire proprio lì. Dopo aver mosso le fila delle sorti degli abitanti, decide di recidere la linea temporale spezzandone il legame con il territorio.

Mequinensa non è solo un insieme di case destinate alla demolizione, è un bacino in cui si sono accumulati detriti di storia, di storie, di passioni, di amori e tradimenti. Il paese ha una memoria storica che non può essere trasferita nel nuovo borgo che verrà costruito in sostituzione del vecchio, non può esserlo nella stessa misura in cui è presente nel territorio protagonista del racconto. È vero che alcuni degli abitanti saranno gli stessi, ma le radici che il passaggio del tempo pianta sul territorio non possono essere travasate: Mequinensa pulsava di vita, non solo quella attuale, ma quella accumulatasi negli anni, il vento tra le sue strade non era vuoto ma soffiava pieno, non portava via ma trasportava.

Così anche le vite personali degli abitanti vengono svuotate dell’orientamento dei ricordi, che significa depotenziarne la portata. La malinconia di Nelson che cammina per il paese ormai fantasma, senza riconoscere i luoghi degli avvenimenti, è straziante, e per noi lo è perché abbiamo conosciuto gli abitanti e le loro storie. Moncada non ci ha restituito la fredda verità delle vicende, ci ha rimandato la vivacità della vita che ha albergato in Mequinensa.

«Non puoi chiedere a tutti di essere eroi, soprattutto a chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Gli altri non hanno fretta: adesso chiudono le miniere, poi finiranno i cantieri e il lavoro… È quello che aspettano: che, disgustati, finiamo per rinunciare a tutto per un niente»

Però la Storia non si ferma davvero
Davanti a un portone
La Storia entra dentro le nostre stanze
E le brucia
La Storia dà torto o dà ragione
La Storia siamo noi
Siamo noi che scriviamo le lettere
Siamo noi che abbiamo tutto da vincere
O tutto da perdere
Francesco De Gregori, La storia

La penna di Jesús Moncada

Tutto questo non sarebbe possibile senza la penna di Moncada, elemento niente affatto secondario, ma anzi potenza generatrice. Si tratta di una scrittura piena, che avvince con un accumulo di parole pressante. Sarebbe elemento di disturbo se non fosse cesellata mirabilmente, calibrata sui momenti e i personaggi, in grado di apparire leggera nella sua ricchezza ma mai sospesa.

Lo so che viene troppo facile fare questo paragone, ma il testo sembra proprio lo scorrere di un fiume che porta a valle tutto ciò che ha accumulato lungo il percorso. La maestria dell’autore sta nel non produrre una valanga indifferenziata, bensì distribuire la parola in modo da avvolgere e non travolgere il lettore. Non ci si bagna mai nello stesso fiume, Moncada ce lo rende più chiaro che mai.

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Jesús Moncada – Il testamento dei fiumi – gran via

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Il testamento dei fiumi – Jesús Moncada ultima modifica: 2018-10-24T10:00:05+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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