Il silenzio dei satelliti - Clemens Meyer

Il silenzio dei satelliti – Clemens Meyer

In Il silenzio dei satelliti, Clemens Meyer scrive senza distanza tra ricordi e attualità, pensieri e dialoghi, sovrapponendo le scene, appiattendo spazi e azioni. In questo modo riesce a dare profondità alle anime, donando il respiro della vita alla narrazione, inanellando i momenti come nella mente, impastando i sentimenti e le sensazioni, facendo dialogare le parole e i silenzi.

Il silenzio dei satelliti di Clemens Meyer

Nove racconti divisi in tre parti, ognuna introdotta da un ulteriore racconto di due pagine; insomma, alla fine sono dodici racconti. Meyer si muove tra memorie di una Germania divisa e attualità strettissima che, però, di quella storia porta le cicatrici.

Cicatrici che segnano la vita dei personaggi che si muovono soprattutto ai margini, nel cuore di quella parte di società a cui rimangono speranze, sogni, ricordi e sempre troppo poco in mano. Quella di Meyer non è una ricognizione sociale, i personaggi hanno passioni e sentimenti individuali che su quello sfondo si muovono.
Periferie cittadine, quartieri industriali, edifici trasandati, in malora, bazzicati da un’umanità rotta, aggrappata a quel che riesce, spesso ricordi.

Di notte specialmente

I satelliti silenziosi sono le abitazioni di certe periferie che via via spengono le luci, lasciando spazio alla notte e a quell’altro satellite, la Luna, che illumina molti degli scenari del libro. I protagonisti si muovono di notte specialmente, occupando lo spazio che rimane loro e in cui sono costretti.

In queste ambientazioni notturne ricorrono le parole, i pensieri insistono su alcuni punti, piccole sottolineature pratiche di inceppamenti dell’animo. E spesso i personaggi finiscono con l’imbambolarsi, rapiti da se stessi, poco accorgendosi del mondo esterno, dell’attenzione che reclama, sospendendosi nel fluire del tempo.

Cosa sarà mai attuale? L’attualità è una leggenda e un concetto radicalmente sbagliato, siamo sempre da tutt’altra parte, e so di cosa parlo perché gestisco un chiosco, in una casetta piatta con la tettoia che una volta era un distributore di benzina.

Incontri

Praticamente tutti i racconti sono duetti, narrano un incontro tra due personaggi: la guardia con la ragazza immigrata; due donne che lavorano su turni; l’uomo che si innamora della ragazza divenuta islamica; il vecchio che, su una panchina, racconta la propria vicenda al giovane uomo; il fantino che sogna la corsa sul ghiaccio e vi trascina lo sconosciuto dell’aeroporto; persino il macchinista che investe un uomo sorridente (sì anche questo è un incontro).

Sono tutti incontri casuali, che lavorano all’interno dei protagonisti, reclamano uno spazio che stenta a concretizzarsi. Sono incontri tanto incisivi sui sentimenti quanto fumosi nei risultati, evanescenti evaporano come la speranza che portano con sé. Personaggi allusivi, inafferrabili fino in fondo l’uno per l’altro, ma pienamente parte integrante del panorama umano descritto.

Meyer scrive senza distanza tra ricordi e attualità, pensieri e dialoghi, sovrapponendo le scene, appiattendo spazi e azioni. In questo modo riesce a dare profondità alle anime, donando il respiro della vita alla narrazione, inanellando i momenti come nella mente, impastando i sentimenti e le sensazioni, facendo dialogare le parole e i silenzi.

Clemens Meyer – Il silenzio dei satellitiKeller
Traduzione: Roberta Gado, Riccardo Cravero

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Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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