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«Il Palpa». Il più forte di tutti - Roberto Palpacelli Federico Ferrero

«Il Palpa». Il più forte di tutti – Roberto Palpacelli, Federico Ferrero

«Il Palpa». Il più forte di tutti di Roberto Palpacelli, Federico Ferrero narra vita e gesta di Roberto Palpacelli. Si tratta di un libro che si legge d’un fiato, rincorrendo le tappe di una vita vissuta al limite, di una carriera mai iniziata, di un potenziale inespresso.

«Il Palpa». Il più forte di tutti di Roberto Palpacelli, Federico Ferrero

Vita e gesta di Roberto Palpacelli raccontati in prima persona con l’aiuto di Federico Ferrero. Si tratta di un libro che si legge d’un fiato, rincorrendo le tappe di una vita vissuta al limite, di una carriera mai iniziata, di un potenziale inespresso. Roberto Palpacelli si apre e scoperchia quel vaso colmo di accidenti che è stata la sua esistenza, quell’ingorgo del destino che l’ha portato ad essere un tossicodipendente invece di un grande tennista come le sue qualità permettevano di immaginare.

La narrazione della vita di Roberto Palpacelli si legge con interesse a prescindere, perché la sincerità con cui si concede in queste pagine, il disinteresse a cercare alibi per le scelte sbagliate, il punto di vista interno che riesce a fornire della vita di un drogato e alcolizzato sono elementi che dispiegano generosamente lo spaccato di una vita buttata nel cesso. In questo percorso è bravo Ferrero a mettere ordine, ad ascoltare altri testimoni perché il racconto non soccomba alle dimenticanze del protagonista, alla memoria danneggiata a forza di sostanze: un lavoro fondamentale.

Al di là di questo, a fornire ulteriore condimento è l’enorme potenziale come tennista di Roberto. A dirlo sono stati in moltissimi nell’arco degli anni, a partire da Bertolucci e Panatta che hanno cercato di farlo entrare nei loro programmi, dunque si tratta di un dato di fatto. Tanto più che, paradossalmente, la dimostrazione sta nel fatto che, pur conducendo una vita da tossico e alcolizzato, vinceva partite e tornei al livello appena precedente dei più forti.

Quest’uomo che si aggirava per la città come uno scarto della società in realtà viveva momenti, settimane di accennata lucidità che gli permettevano di giocare un tennis d’elezione, capace di attirare e incantare il pubblico, in grado di battere giocatori che avrebbero fatto carriera e, poi, pure più giovani di lui. Fisico e capacità che parevano fatte apposta per il tennis, un talento così cristallino da essere tramontato molto lentamente, così resiliente all’autodistruzione da far abbandonare le speranze solo per raggiunti limiti d’età.

Ci sono molte riflessioni che scaturirebbero da questo libro, ma ne affronto solo due, quelle che mi hanno più colpito.

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Talento sprecato

Cos’è il talento sprecato? Di certo lo è quello che viene riconosciuto dagli altri, non basta esserne convinti in prima persona, non vale nulla avere convinzione nei propri mezzi se nessun altro li scorge. Roberto Palpacelli ha raggiunto lo status di talento sprecato grazie a quel che dice chi l’ha visto giocare, da quando era una giovane promessa fino a quando si è trasformato in un animale da circo per i circoli.
Quel che è mancata a Roberto è la testa, la mentalità di chi si sacrifica per raggiungere un obiettivo. Lo sport non si gioca solo con mezzi fisici e tecnici, per raggiungere certi livelli è necessario avere la testa. Palpacelli è stata l’iperbole del talento sprecato, un cortocircuito potenziato tra mezzi e mente, tra potenza dell’affermazione e mancanza di stimoli ad attuarla.

Il discorso non è semplice, perché avere la mente pronta ad affrontare la sfida dello sport professionistico non è elemento secondario, esistono molti sportivi che attraverso l’impegno hanno superato oggettivi limiti fisici e tecnici. Roberto aveva l’aura dell’eletto, il desiderio di giocare un tennis d’attacco, la voglia di comandare il gioco. Quella voglia che gli è mancata invece nella vita, che l’ha portato non solo a non sfondare nello sport, ma a perdersi per strada l’esistenza. Per non diventare un commesso viaggiatore del tennis si è ritrovato con nulla in mano, il vulcanico ragazzo non ha saputo incanalare le energie.

Fragilità

Ed arriviamo alla seconda riflessione. Roberto Palpacelli ha avuto paura, tanto era forte in campo quanto fragile nella vita. Infatti, nel suo racconto, non cerca mai di trovare scuse, non rincorre alibi, sa benissimo di essere l’unico responsabile del proprio disastro. Nato in una famiglia benestante non può accampare disagio sociale. Come non può recriminare la mancanza di occasioni fornitegli, non gli hanno dato solo una seconda occasione, hanno continuato a credere in lui molto più di quanto ci credesse lui stesso.

Palpacelli non ha gettato tutto alle ortiche perché clinicamente pazzo, Roberto non ha saputo affrontare le sfide, non ha avuto cuore di gettarsi nella mischia, ha preferito rimanere ai margini, del campo e dell’esistenza. Il grande paradosso è che ha continuato a fare in campo molto più di quello che era prevedibile viste le sue condizioni, ed è inutile chiedersi cosa avrebbe fatto se solo si fosse impegnato, se solo non avesse gettato tutto alle ortiche: semplicemente non doveva andare così. Per tutto il libro non aleggiano mai le occasioni mancate, Roberto Palpacelli sa più di ogni altro che le occasioni si mancano quando si affrontano, nel suo caso si è trattato del vivere il mondo di una personalità di cristallo: splendente e altamente frangibile.

Ecco il resoconto di una seduta psicologica in cui Palpacelli racconta un episodio di svolta della sua giovinezza:

Era stato convocato in nazionale per una competizione giovanile nonostante un provino andato male dalle parti di Roma. Aveva capito che la federazione voleva offrirgli un’altra possibilità., ma lui non ne voleva sapere. Doveva a tutti i costi reprimere l’ansia e assicurarsi di non essere mai più convocato. La sera, in albergo, giochi alcolici e incursioni nelle stanze delle ragazze. Scoperto e denunciato dal capitano della Cecoslovacchia. Roberto provò a sfondare la porta della sua stanza a spallate per picchiarlo. In realtà, fingeva di essere arrabbiato: era soddisfatto perché aveva raggiunto il suo obiettivo, sapeva che lo avrebbero mandato a casa, che non lo avrebbero chiamato più.

Forse Il Palpa è stato davvero il più forte di tutti, di certo non di tutto. Quel che resta di positivo è che può raccontarcelo. 

Roberto Palpacelli, Federico Ferrero – ««Il Palpa». Il più forte di tutti – Rizzoli

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«Il Palpa». Il più forte di tutti – Roberto Palpacelli, Federico Ferrero ultima modifica: 2019-02-21T09:00:22+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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