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libera uscita - Debora Omassi

Libera Uscita di Debora Omassi, tra ricerca di sé e attualità

L’indagine sull’identità femminile, e di converso quella maschile, è una delle tracce di ricerca più affascinanti e investigate dalla letteratura e dalla saggistica dei nostri giorni.

Da saggi molto interessanti sull’ambito sessuale in rapporto col ruolo sociale, fino alla narrazione in prima persona di esperienze che vanno dal cambio di sesso all’assunzione di comportamenti, abitudini e funzioni un tempo strettamente relegate all’orientamento sessuale.

Tutta questa letteratura ha il grande pregio di aver posto questioni molto interessanti e profonde sulle differenze di genere e su come i due generi canonici siano solo due delle mille categorie entro cui si possa esprimere la propria personalità, e ovvio, anche la propria sessualità.

D’altro canto come per il tema dell’immigrazione e di altri temi scottanti della nostra modernità la discussione spesso non coglie le piccole sfumature all’interno della problema generale. Le ragioni sono facili da capire: nel quadro generale scompare la piccola presa di posizione personale.

Ed è qui, in questa scissione fra particolare e generale, sta il principale merito di Libera Uscita di Debora Omassi, un libro davvero pregevole e con alcuni meriti oggettivi sulla questione dell’identità di genere.

Libera uscita narra una storia semplice e per questo totalmente paradigmatica.

Barbara ha una crisi di identità, non si riconosce in quello che fa e in quello che è. Crisi esistenziale, ha bisogno di cambiare vita e scelte. Durante un passeggiata in zona Isola col fidanzato Claudio, il ragazzo di sempre, Barbara verbalizza quello che da tempo meditava: vuole provare a scoprirsi arruolandosi nell’esercito italiano. La riflessione è stata lunga, ha attraversato diversi momenti, persino il dubbio di una latente omosessualità, fino ad arrivare alla risposta esatta: quello che interessava a Barbara era indagare il ruolo maschile, ma soprattutto il peso che questo ruolo ha su di lei.

Da questa semplice riflessione e di conseguenza decisione parte una la trafila per accedere al reclutamento per accedere nel corpo militare.

Superati i primi test e dopo essere finalmente entrati nel merito della vita militare Barbara scopre un mondo ribaltato, dove tutto accade in un modo differente, oppure normalissimo, dipende da che punto di vista lo si guarda.

Il mondo fuori era semplicemente un guardare per apprezzare, in caserma invece era fondamentale studiare nei dettagli, il mondo di fuori era caratterizzato (più o meno) dal merito, in divisa tutto o quasi è smosso da nonnismo e volontà di sopravvivenza

Ma non mancano i risvolti inaspettati, tipo l’amore.

Personaggio centrale della narrazione di Libera uscita è Salvatore, un militare che nella mia mente ha assunto i caratteri di Giuliano Gemma, bello, alto, un po’ rude. La scena dell’incontro e dei primi scambi con Salvatore sono esilaranti eppure molto profondi, fugando fin da subito ogni banale cliché relativo alla donna che fa scelte “da uomo”.

Debora Omassi in Libera uscita ha la capacità di giocare e scombinare la carte su temi di cocente attualità, senza perdere quel pizzico di ironia che serve a portare tutto a portata di mano, soprattutto per i lettori meno attenti.
Un libro divertente ma che grazie alla leggerezza di buona parte della narrazione è capace di far riflettere su un tema che in mezzo mondo è ancora tabù: si possono abbattere quelle obsolete barriere che impediscono a uomini e donne di esplorare ciò che c’è dall’altra parte?

La risposta di Debora è sì: ruolo sociale, il lavoro e la sessualità sono ambiti diversi che vanno rispettati e trattati con categorie e metri decisamente diversi, e forse, come insegna Libera Uscita, è proprio dalla semplicità della singole scelte che possiamo trarre grandi insegnamenti.

Voto complessivo - 86%

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Libera Uscita di Debora Omassi, tra ricerca di sé e attualità ultima modifica: 2019-06-12T12:33:19+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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