La misura del tempo - Gianrico Carofiglio

La misura del tempo – Gianrico Carofiglio

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio ha un’ambizione alla meditazione teoretica prima che esistenziale e ci ricorda che il tempo della lettura non è quello della vita ma dell’immortalità, dell’universalità.

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

C’è in Carofiglio un gusto per la scrittura più antico di quello che lo stesso autore riconoscerebbe a sé stesso, un sentore di qualcosa di lontano eppure vicinissimo al comune sentire di ogni essere riflessivo. Tutto parte da una delle questioni più indagate in filosofia, il tempo.

Il tempo, fuggevole per definizione, è l’argomento prediletto dai protagonisti dei libri di Gianrico Carofiglio che, nel suo ultimo lavoro, decide addirittura di uscire allo scoperto sin dal titolo.

E inizio con la prima bugia. Perché la verità è che Carofiglio al tempo ha dedicato anche la sua prima opera di letteratura, lo straordinario Il passato è una terra straniera. Certo in quel libro di ormai quattordici anni fa il tempo era visto come un attore non protagonista che arrivava a salvare il protagonista da sé stesso, creando una giustificazione temporale (appunto) ad uno stato emotivo legato ad un periodo della vita.
Il tempo come salvatore da cui qualcosa potrebbe riemergere ma che intanto ha creato la distanza tra fatto e giudizio.
Tema che diventa ancora più affascinante se decliniamo il discorso all’attività principale di Gianrico Carofiglio, il magistrato. Mettere spazio fra un evento e il suo giudizio vuol dire dilatarlo, spostarlo di significato e di senso.

Verrebbe da chiedere a Carofiglio un’opinione sul tema della prescrizione che, ormai da settimane, attira l’attenzione della classe politica italiana. Ma a noi non interessa questo, a noi interessa capire che non si può leggere un romanzo di Carofiglio senza fare alcune riflessioni sul tempo.

In La misura del tempo, non solo il titolo dichiara il tema, ma anche la vicenda sin dal suo principiare è apertamente avviluppata al binario principale.

L’avvocato Guido Gurrieri si trova alle prese con la difesa di un figlio di una ex fidanzata comparsa e scomparsa nella sua vita venticinque anni fa. L’incontro è preceduto da una lunga riflessione su cosa voglia dire tutto quel tempo trascorso nel silenzio fra i due. Due che fino a poco prima di rincontrarsi non pensavano di avere un “passato” e un “presente”, ma che nel momento in cui si ritrovano scoprono una vita corsa parallela a pochi centimetri di distanza.

La signora Delle Foglie ha un figlio finito nei guai, apparentemente senza molte speranze di farla franca, quasi sicuramente colpevole e dichiarato tale anche dal precedente avvocato consultato, ma è qui che inizia la battaglia ingiustificatamente donchisciottesca dell’avvocato Guido Guerrini.

Una vicenda che ha poco da promettere in termini economici e professionali, ma che tanto appassiona il nostro ormai noto protagonista di tante avventure dal punto di vista introspettivo ed evocativo.

Meditazione teoretica

La misura del tempo scorre piacevolmente anche se, a differenza di altri romanzi dedicati all’avvocato Guerrini, appare differente per confezione, più attratto dal romanzo riflessivo che dal racconto giallo o noir. Non che manchi nelle serie dedicata all’avvocato barese uno spessore cronologico che si distanzi dalla semplice narrazione, ma sicuramente in La misura del tempo l’ambizione alla meditazione teoretica prima che esistenziale è accentuata.

Bari, attorno all’avvocato Guerrini, si muove frizzante sotto la luce del sole che appassisce tempo e ricordi. L’amore per la solitudine viene rimesso in discussione da questo nuovo caso, ma il  nostro protagonista saprà rintanarsi nei pochi grandi piaceri che danno pace ad un’anima inquieta: il sacco da boxe e i libri.

Ed è sui libri che vorrei soffermarmi prima di chiudere. Compaiono sempre, nei romanzi di Carofiglio, riferimenti a libri o alla scrittura, ma citarli costantemente non è solo una dichiarazione di ammirazione, molto di più. I libri sono per Carofiglio un modo per uscire dall’isolamento della penisola, un obbligo al confronto tra quotidianità e ideale. Il tempo della lettura non è quello della vita ma quello dell’immortalità, dell’universalità.

Stesso discorso vale per la compilazione di un registro o di un verbale. Quella scrittura così algida e distaccata è il segno di una professione che coi suoi impegni ci allontana dalla morte.

In sintesi, Carofiglio, nei suoi libri, allontana la paura della morte, a patto di credere ai suoi rimedi.

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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