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Gil Scott-Heron: Il Bob Dylan nero - Antonio Bacciocchi

Gil Scott-Heron: Il Bob Dylan nero – Antonio Bacciocchi

Gil Scott-Heron. Il Bob Dylan nero di Antonio Bacciocchi è importante. Perché Gill Scott-Heron è stato tantissime cose: padre dell’Hip-Hop, poeta, ma soprattutto un visionario capace di vedere una linea di congiunzione tra blues, jazz, musica africana, raggae e impegno sociale. In Italia troppo spesso si guarda al fenomeno finale e poco all’origine e il libro dell’autore italiano vuole provare a porre rimedio

Leggi la nostra intervista all’autore Antonio Bacciocchi

L’importanza di Gil Scott-Heron

Parlare di Gil Scott-Heron in Italia è importante, anzi, è  necessario. Perché? Perché Gill Scott-Heron è stato tantissime cose: padre dell’Hip-Hop, poeta, ma soprattutto un visionario capace di vedere una linea di congiunzione tra blues, jazz, musica africana, raggae e impegno sociale. Perché in Italia troppo spesso si guarda al fenomeno finale e poco all’origine di quel fenomeno e chi oggi voglia parlare di rap, soprattutto quello politico, deve per forza confrontarsi con il grande poeta nero di Chicago.
Mi piace pensare, mentre scrivo questa recensione, che il libro di Bacciocchi possa finire nella mani di Ghali e che magari sia proprio lui un giorno a regalarci una cover italiana di un pezzo di Gil Scott-Heron.

Gil Scott-Heron: Il Bob Dylan nero di Antonio Bacciocchi

Nato a Chicago nel 1949 da una madre cantante gospel e un padre che sarà il primo calciatore nero a giocare in Europa (nei Celtics), Gil Scott-Heron cresce con la nonna e sin da piccolo coltiva il sogno di raccontare le sue cose su una base ritmica che si avvicini alla tradizione africana, al rito, alla ricerca della trance.

Noi Neri abbiamo sempre parlato sul ritmo, abbiamo sempre avuto tamburi nella nostra comunità.

Partendo da queste informazioni, Antonio Bacciocchi ritrae Gil Scott-Heron mentre si muove nella società degli anni Sessanta fino a vederlo ritornare, nel 2010 proprio all’indomani dell’elezione di Obama, con un disco straordinario.

Anni caldi, anni della contestazione e della battaglia dei diritti per i neri che investe l’America, attraversandola con violenza. Anni in cui vivono, combattono e ahimè alcuni muoiono: il reverendo Martin Luther King, Malcom X, Angela Davis, le Black Panther. Gil Scott-Heron è dentro quel movimento, vuole parlare di diritti  ma anche di liberazione dalla mentalità del ghetto. Il poeta trasgressivo parla di droga, parla di alcolismo e parla di ricordarsi che i Neri arrivano dall’Africa e da lì devono guardare il mondo.

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Gil Scott-Heron
Gil Scott-Heron

La filosofia delle parole di Gil Scott-Heron

Scriverà, criticando per alcuni versi, che “la comunità Nera era “I” – oriented (concetrata su sé stessa)”, noi non eravamo parte di ciò che stava succedendo nel Terzo Mondo” pensando che  la condizione dei neri americani era inevitabilmente legata ad una questione internazionale.
Interessante anche il modo in cui Gil Scott-Heron considerava i neri americani, ovvero “noi neri siamo stati gli unici e veri Americani”, o ancora quando smorza l’entusiasmo dei giovani bianchi che vogliono aderire al Black Panter Party “hanno un loro movimento, c’è bisogno che stiano con quello. Sono loro che linciavano la nostra gente.”

Provocatore, ironico, instancabile, la prima volta che viene paragonato a Dylan risponde “per quel che ne so Dylan suonava l’armonica e io il piano, lui non sapeva cantare e io sì e questo ci rende differenti”. Lucido e geniale direbbe Battiato.

La musica di Gil Scott-Heron

Antonio Bacciocchi non racconta solo la filosofia delle parole di Gil Scott-Heron, racconta con minuzia i passaggi musicali e soprattutto produttivi che attraversano l’opera del poeta nero, lasciando intravedere sullo sfondo anche una scena musicale che non riceverà mai abbastanza attenzione come quella soul-jazz americana tra gli anni Settanta e Ottanta. Leggendo il libro si sentono l’odore di birra e marjuana,  le note di moog.

Gil Scott-Heron viene raccontato fino alla fine in questo libro, quindi anche nella sua inesorabile caduta agli inferi tra droga, depressione e malattie. Un eroe che distrugge se stesso quasi a voler invalidare i suoi messaggi, quasi a dire di non badare a chi canta quelle parole ma a come le dice.

Le mie canzoni andavano sempre ascoltate più per il tono della voce che per le parole stesse

dirà riferendosi al suo capolavoro The Revolution will be not Televised.

A completare il bel libro di Antonio Bacciocchi alcune schede dettagliate sull’intera discografia di Gil Scott-Heron, molto utili a chi fosse interessato a scoprire questo meraviglioso artista seguendo anche una linea cronologica e tematica, importantissima in questo caso visto che si parla di un uomo che proprio con l’ultimo disco (I’m New Here, per non parlare del postumo Nothing New) ha forse scritto una delle pagine più importanti della musica degli ultimi trent’anni.

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Gil Scott-Heron: Il Bob Dylan nero – Antonio Bacciocchi ultima modifica: 2018-04-16T12:38:18+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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