La Famiglia. Una storia ruandese – Pietro Veronese

La Famiglia. Una storia ruandese di Pietro Veronese (edizioni e/o) raccoglie le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti ruandesi al genocidio del 1994 e il percorso che li ha portati a unirsi in una “famiglia d’elezione”. Un libro denso che ribadisce l’importanza del ricordo e della testimonianza e che, pur non dimenticando le atrocità di cui può macchiarsi l’uomo, sa raccontare la sua capacità di resistere e rinascere.

Nel periodo tra aprile e luglio del 1994, il Ruanda fu teatro di uno dei più gravi crimini contro l’umanità della seconda metà del Novecento: il genocidio contro i Tutsi perpetrato dagli Hutu, un dramma che durò un centinaio di giorni e che causò la morte di circa un milione di persone (tra Tutsi e Hutu moderati). I giovani sopravvissuti a questa tragedia, rimasti soli e profondamente segnati, inventarono un modo unico di sopravvivere a quel dolore: crearono delle “famiglie d’elezione”, nominando tra di loro una figura paterna e materna per colmare il vuoto lasciato dalle loro famiglie perdute. Fu una soluzione spontanea, nata in ambiente universitario, e che più di molto altro contribuì alla rinascita, se così si può definire, del Ruanda. Una di queste famiglie si formò tra individui che si trovarono in Italia, provenienti da contesti e luoghi diversi del Ruanda. Trent’anni dopo, grazie al lavoro di Pietro Veronese, all’epoca dei fatti giornalista di Repubblica, nove di loro hanno deciso di condividere le proprie esperienze, componendo un racconto collettivo di dolore, ma anche di rinascita, amore e speranza.

Questa, in sostanza, la sinossi del libro. Veronese decide di frammentare le testimonianze dei nove sopravvissuti dividendo quei 100 giorni di sangue – e quel che accadde dopo – in sequenze temporali in cui ognuno dei nove sopravvissuti porta la sua esperienza, un espediente narrativo che attraverso i differenti punti di vista e le diverse sensibilità dei protagonisti rende il racconto di quei fatti, se possibile, ancora più vivido.

Perché va letto

Va letto innanzitutto per ricordare i contorni di quell’orrore e magari provare a capirne di più (a tal proposito vi suggerisco caldamente la puntata del podcast Globo di Eugenio Cau de ilPost con ospite proprio Pietro Veronese). Va letto perché le testimonianze di ciò che è successo sono preziose (“solo chi passa la notte in bianco può raccontarla”) se non per imparare qualcosa (chissà se ne siamo davvero capaci), almeno per onorare quelle centinaia di migliaia di morti cadute a colpi di machete, vittime di una faida etnica acuita in definitiva da noi occidentali (Hutu e Tutsi, ossia contadini e allevatori, in origine erano convenzioni sociali liquide. Poi, a causa dei coloni belgi si trasformarono in connotazioni razziali immutabili). Va letto perché di questi tempi, parlare di genocidio, potrebbe risvegliare le coscienze anche di chi questa parola la usa come se fosse un copyright, rifiutandosi di riconoscerne la valenza in contesti diversi dal proprio.  Va letto perché attraverso i racconti di Honorine e gli altri si scopre una forza che va oltre l’istinto, la resilienza e tutti quei riflessi incondizionati, reminiscenze animali che sanno mantenerci in vita in condizioni di pericolo, ma che affonda le sue radici in capacità profondamente umane, come la necessità di tessere relazioni, di perdonare. Va letto perché ci spiega cosa sia realmente la forza di una famiglia. Famiglia intesa nell’accezione più lontana dal dio, patria e blabla caro ai fascisti, o dall’inscindibile binomio uomo/donna tanto caro ai nostri prelati. Famiglia come modello sociale duttile, sì fondamentale per l’uomo, ma da non ingabbiare in sistemi fissi. Perché la sua forza sta non nei confini che la definiscono, ma nel valore della somma delle parti che la compongono, anche se gli addendi non sono quelli “convenzionali”. 

Autore: Pietro Veronese
Editore: E/O
Testo in italiano
Pagine della versione a stampa: 224 p.
EAN:9788833577579

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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