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Come tessere di un domino - Zigmunds Skujins

Come tessere di un domino – Zigmunds Skujins

In Come tessere di un domino di Zigmunds Skujins troverete amore, amicizia, sofferenza e desiderio miscelati da un autore estroso nei modi ma solido nei concetti, capace di tenere insieme intimità e storia, anzi meglio, capace di intrecciarli amorevolmente.

Come tessere di un domino di Zigmunds Skujins

Due vicende per un territorio si dividono lo spazio del libro con il loro tono diverso, le vicende agli antipodi e i protagonisti così lontani. Da una parte una buffa famiglia di Riga, composta da nonno e nipote (narratore) a cui si aggiunge un altro nipote di madre lettone e padre giapponese, che vive in un antico maniero appartenente ad una baronessa; questa sconclusionata saga familiare attraversa il ‘900 con le guerre e le dominazioni nazista e sovietica. Dall’altra la vicenda del XVIII secolo che vede protagonista Waltraute von Brüggen, nobildonna che si mette in viaggio per scovare notizie del marito dato per morto in guerra e ne ritrova diverse parti in diversi momenti.

Eppure, questi racconti paralleli narrano storie che si toccano, che contribuiscono ad alimentare le stesse domande che non trovano risposte ma sfociano in una ricerca identitaria che tende ad una Lettonia reale seppur composta da diverse anime e ferita da molteplici scorribande. Perché se è vero che le tessere del domino vanno accostate attraverso le facce identiche, se le tessere vengono poste in piedi una di fianco all’altra e se ne fa cadere la prima tutte le altre seguono a ruota, a prescindere dalla faccia.

La follia del ‘900

La parte ambientata nel ‘900 vede protagonista l’improbabile assembramento che soggiorna nel maniero. C’è la baronessa che vaga stralunata per la tenuta, il nonno bizzarro ma saggio, una zia che resta nelle retrovie e i due ragazzi che si scoprono fratellastri ma non per questo meno affezionati. Già la diversità del fratellastro giapponese del narratore è portatrice sana di un filone del racconto: questo ragazzo che si sente pienamente lettone nonostante i suoi occhi a mandorla, segno di una differenza che lo contraddistingue ma non lo trascina verso altri lidi. L’anima lettone prende forma attraverso le diverse anime e un mezzo giapponese sa portare il proprio contributo non meno di altri.

Il territorio lettone vede diverse dominazioni novecentesche che si alternano solo nominalmente, scegliendo il proprio nemico e rincorrendosi nella follia delle persecuzioni, nello strappare radici che affondano profonde nel terreno. Poteri diversi che adottano lo stesso metodo e a farne le spese è lo stesso popolo. Il nonno, capace di muoversi per le vie del mondo con furbizia, saggezza e molta cialtroneria, rimarrà scosso dall’ultimo trucco che non riesce, dall’incapacità di contrastare un accanimento che va oltre la più tetra previsione.

È vero, strade bloccate da muri o filo spinato sono il segno che è in atto un pervertimento dell’intelligenza.

La figura della baronessa diventa centrale nel suo racchiudere due anime. Il nonno, nel suo giocare di prestigio con le discendenze, accomoda le origini della baronessa a seconda dell’opportunità: ebraiche quando tocca ai sovietici, tedesche quando ai nazisti. Se è vero che il nonno mischia le carte per il proprio tornaconto, che è poi la salvezza della donna, è anche vero che può farlo grazie all’ambiguità di cui è impregnato il territorio lettone, ma di cui è impregnato qualsiasi territorio: la baronessa non è figlia di un solo ceppo, non ha nulla di puro perché nulla di puro esiste, la purezza non ha senso. L’identità non è una benedizione calata dall’alto, è la vita reale vissuta fianco a fianco, non si possono etichettare le persone tramite il sangue, si è figli della società non di un’eredità, si è fratelli nella sofferenza non nel sangue.

Riga Lettonia
Riga, Lettonia

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La costruzione di un presente

Il narratore arriva, nella parte finale, al presente partorito dalle vicende raccontate. La vita è andata avanti e le persone hanno fatto  a sopravvivere e hanno cercato di costruirsi una casa. Un capitolo a parte è dedicato alla vendetta sull’aviatore collaborazionista dei nazisti, un’appendice di sangue ad una vicenda torbida che ha lasciato segni indelebili. Le pagine finali sono un tumulto di incroci, perso tra fatti di cronaca attuali, persone sospese tra sogno e ricordo, in uno sfumare allucinato che arranca ma non demorde.

La stramba famiglia del narratore, collegata al mondo circense e gigioneggiante per natura, ha fatto i conti con la cruda realtà, ha pagato pegno e ha proseguito con i mezzi rimasti. Lo stesso narratore crescendo acquisisce consapevolezza: dacché viveva protetto nella bolla di un mondo sospeso tra passato e presente, in un’atmosfera sospesa tra sognante e reale, viene catapultato nelle contingenze e svegliato bruscamente. Skujins ha giocato a creare un nucleo familiare particolare e bizzarro, ma non gli ha risparmiato le conseguenze a tutti dovute.

Le maniere brillantemente antiquate del nonno si associavano a una precisione irriducibile, le sue idee impetuose a un profondo sapere. È possibile che le sue maniere antiquate non fossero affatto tali, ma che così esprimesse la sua riluttanza a ridursi alla nuda sfera della praticità. Nella sua visione delle cose il mondo aveva bisogno di spettacolo e di ricchi apparati di scena.

Parte alta e parte bassa

La vicenda che corre parallela, quella di Waltraute von Brüggen, è molto più surreale. La nobildonna  settecentesca, appreso della morte del marito in battaglia, parte in viaggio per cercare notizie più chiare, sulla scorta delle parole ambigue di Cagliostro. Si imbatte in un soldato lettone che sostiene come il suo corpo, dopo un’operazione a seguito di un’esplosione, sia per metà suo e per metà del marito di Waltraute: in particolare dalla vita in giù gli è stata cucita la parte del marito della donna. Le conseguenze sono prevedibili da un lato e sorprendenti dall’altro.

In tutta questa narrazione paradossale e divertita, abbiamo una Waltraute che arriva a interrogarsi sulle proprie nobili origini, della cui purezza non aveva mai dubitato fino ad allora. Contemporaneamente si chiede quale sia la reale identità di quell’uomo che racchiude in sé due corpi: uno comprendente la testa, l’altro comprendente un apparato di non poco conto. Il possessore del bassoventre del nobile marito è un soldato semplice, da qui i grandi dubbi della donna sull’eticità di questo incrocio e delle reazioni che suscita. Ad una Waltraute sempre più perplessa arrivano da più parti notizie che allontanano la purezza tedesca e nobiliare delle sue origini, mettendo in crisi il sistema che reggeva il suo mondo.

Il viaggio della nobildonna la porta alla corte russa, per poi tornare in Lettonia dove lei, nobile tedesca, assiste alle nozze dei reali francesi in fuga dalla propria terra in subbuglio. L’incrocio tra classi sociali e provenienze territoriali fa girare la testa alla donna che però trova il modo di adattarsi, ricalibrando il proprio mondo. Naturalmente anche questa vicenda settecentesca vede gli appetiti tedeschi e russi protendersi verso il territorio lettone, terra di incroci pericolosi e mai accomodanti. La stessa Waltraute perde, ritrova in parte, ritrova pienamente, riperde e riprende pezzi della propria vita che vuole sfuggirle di mano ma che tiene stretti per ricomporne un puzzle diverso che però riesce a tenere i pezzi incollati.

Le tessere e il domino

Così tra metafore, allegorie, storia, incantamento, divertimento e cronaca Skujins accosta le tessere del domino. Un domino che potrebbe sembrare campato in aria perché pesca tessere così distanti, eppure è un domino che regge all’inventiva dell’autore che spazia con la fantasia pescando dalla realtà. In questa narrazione troverete amore, amicizia, sofferenza e desiderio miscelati da un autore estroso nei modi ma solido nei concetti, capace di tenere insieme intimità e storia, anzi meglio, capace di intrecciarli amorevolmente.

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Come tessere di un domino – Zigmunds Skujins ultima modifica: 2018-12-19T10:00:41+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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