Civilizzazioni - Laurent Binet

Civilizzazioni – Laurent Binet

Civilizzazioni di Laurent Binet parte dalla domanda che ha spinto Jared Diamond a scrivere Armi, acciaio e malattie: perché non è stato Atahualpa ad invadere l’Europa? In questo libro ipotizza una storia parallela in cui i conquistatori sono gli Inca. La costruzione di una storia parallela è lo spunto per accorgerci delle pieghe che ha preso la nostra.

Civilizzazioni di Laurent Binet

E se il Nuovo Mondo fossimo stati noi? Binet parte dalla domanda che ha spinto Jared Diamond a scrivere Armi, acciaio e malattie (leggi la recensione): perché non è stato Atahualpa ad invadere l’Europa? In questo libro ipotizza una storia parallela in cui i conquistatori sono gli Inca.

Il romanzo si sviluppa come una cronaca, intervallata da ipotetiche missive e conclusa con un’appendice scaturita dalle vicende che hanno cambiato il corso della storia.

Un libro che parte da uno spunto interessante, che si lascia leggere, ma che forse tende a specchiarsi troppo, incartandosi nelle vicende politiche e, alla fine, non arriva ad incidere come la premessa permetterebbe. Resta una lettura consigliata, capace di provocare riflessioni, divertita nella sua costruzione ipotetica.

Un diverso governo

Il racconto dà modo all’autore, senza peccare in moralismo, di vedere gli europei come il popolo dai comportamenti incomprensibili. Già l’arrivo in una Lisbona terremotata permette di ridisegnare il concetto di selvaggi:

I Quitiani contemplarono, interdetti, quello spettacolo bestiale. Le casse furono sfondate e gli abitanti del Levante se ne contendevano il contenuto ringhiando. Si precipitavano a mangiare tutto ciò che potevano, proteggendo con i calci il loro miserabile bottino. Certamente più per stupore che per pietà, si lasciò che finissero il loro pasto.

Civilizzazioni

Binet non fa di Atahualpa un santo o un illuminato, benché lo dipinga astuto politico, però le diverse concezioni degli Inca apportano modifiche non da poco nel governo del mondo. Per esempio: una migliore distribuzione delle ricchezze, la cancellazione dei tributi, l’assistenza ai più deboli, la libertà di culto che impedisce di farsi guerre insensate. Non si tratta di un mondo perfetto, di un’utopia, bensì di un’alternativa che getta luce su alcuni meccanismi del nostro mondo.

La scelta dell’autore vede gli Inca prendere il potere non solo con massacri in combattimento, ma soprattutto attraverso un sottile gioco politico e di commistione di usi e costumi. Si tratta di un comportamento molto diverso da quello tenuto dagli europei colonizzatori, una scelta narrativa che di per sé non è né un bene né un male, ma che certo assume un’importanza permeante.

Il dio inchiodato e le ipocrisie

Cambiamento fondamentale è quello riguardante la sfera religiosa, fondamentale perché lo è nel mondo in cui sbarcano gli Inca. I conquistatori hanno le proprie credenze religiose, ma non si capacitano di come gli europei siano in grado di impuntarsi allo sfinimento sui cavilli, di uccidersi in modo tanto insensato.

Naturalmente Binet ha gioco facile, attraverso un punto di vista esterno, nel mettere alla berlina le impalcature religiose. Quale dio può permettere certe ingiustizie, certe esecuzioni, un tale caos nel mondo?

Atahualpa, e ancor di più Higuenamota, non smettevano di stupirsi di una cosa che avevano notato: tra gli abitanti c’erano uomini pieni fino al collo di ogni tipo di ricchezza, mentre altri, loro simili, mendicavano alla porta, esausti per la fame e la povertà. Atahualpa, e ancor più Higuenamota, trovavano strano che i bisognosi potessero subire tale ingiustizia senza prendere gli altri per la gola o dar fuoco alle loro case.

Il punto di vista degli Inca concede di smascherare le ipocrisie del nostro mondo, di cui molte sviluppate attraverso la religione. Un mondo in cui la povertà viene ignorata, in cui non è concesso avere più mogli ma vengono tollerate le amanti, in cui la sessualità femminile è sottoposta ad un’attenzione pruriginosa mentre quella maschile viene ignorata.

Insomma, la costruzione di una storia parallela è lo spunto per accorgerci delle pieghe che ha preso la nostra.

Laurent Binet – CivilizzazioniLa nave di Teseo
Traduzione: Anna Maria Lorusso

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