Congetture su Jakob - Uwe Johnson

Congetture su Jakob – Uwe Johnson

Congetture su Jakob di Uwe Johnson è un’indagine molto particolare, vergata con penna sontuosa, che scandaglia le intenzioni più dei fatti, le idee dietro ai comportamenti, l’incastro dei sentimenti. Correndo sul filo dei binari di confine che dividono Germania est e ovest.

Congetture su Jakob di Uwe Johnson

Ma Jakob ha sempre attraversato i binari.

Parlare di un libro fuori catalogo è antipatico, se poi lo si consiglia come imperdibile è da stronzi. Per evitare di essere così definito non posso che appellarmi alle case editrici perché ristampino questo gioiello. Come ha fatto L’orma, gratitudine infinita, che ha pubblicato I giorni e gli anni (per la prima volta integralmente), capolavoro assoluto di Johnson posteriore a questo in cui tornano alcuni personaggi, tra cui lo stesso Jakob (qui la nostra recensione).

Per il resto proverò ad uscire dal cerchio capolavoro-stupendo tentando di raccontare questa esperienza di lettura, sicuro di averne capito ben poco.

Jakob muore, già nell’incipit, sui binari della stazione in cui fa il manovratore da molti anni, tutto il resto del libro sono, appunto, congetture su di lui espresse da alcuni personaggi che l’hanno incrociato, tra cui un ufficiale impegnato in un’operazione di spionaggio. Comincia così un’indagine molto particolare che scandaglia le intenzioni più dei fatti, le idee dietro ai comportamenti, l’incastro dei sentimenti.

Intreccio di punti di vista

[…] E io, che fini perseguo? pensò Jakob ironico davanti al suo quadrante; trovava strano il suo stato d’animo. Jonas perseguiva per caso il fine di arricchire il mondo col suo modo di considerarlo? Non era il suo mestiere, quello di parlare “filosoficamente sul soggetto”, si era lasciato prendere, non è vero? e considerandoli dall’angolo di visuale di quei giorni pieni di discorsi tutti gli abusi e le delusioni di quegli anni, passati in un’attesa insulsa, erano giustificati, sì? Quando uno trasforma in principi le circostanze in cui si trova […]


L’elemento più mirabile è l’architettura del romanzo, un susseguirsi sincopato di punti di vista che non lascia tregua, in cui vengono intrecciati dialoghi, racconti in prima e terza persona, in una vertigine in cui a tratti si rischia di perdere persino il punto di vista stesso, si fatica a capire chi stia parlando.

Da un lato si tratta di una ricostruzione corale, perché tutti i personaggi forniscono il contributo che è nelle loro corde, dall’altro la bussola di tutti punta in un’unica direzione: Jakob. Per ritrovarsi infine all’interno di un labirinto costruito senza una vera via d’uscita. Ma il respiro si fa ampio e dal centro, costituito dall’attenzione per Jakob, si dipanano le griglie di questioni ben più ampie, forse inestricabili quanto i pensieri del protagonista.

Impareggiabile la capacità di Johnson di modellare un testo in cui la continuità è data dallo stacco, il racconto del personaggio principale derivante da voci vicine, la tensione tutta emotiva creata per allusioni, intreccio di pensieri sconfinanti l’uno nell’altro. Tracce sparse tra le pagine da inseguire per perdersi.

Intreccio di storia

Di solito soltanto al mattino, e in spazi molto limitati (pezzi di selciato, urbano, squarci di finestre, facciate di case, anche i giardini circondati da siepi) l’ottobre dà una luce così dura, così densa, così radiosa che verso le dieci si può ancora pensare che per la strada indugi il mattino di giugno. […] Ma se apri la finestra, se ti sporgi sopra il selciato pulito, caldo di luce, senti l’aria fresca sfiorare la casa; e se si lasciano gli ambienti stretti tra le case, e si va in campagna, le distanze dagli orli dei boschi, dagli steccati, dalle ondulazioni del terreno sono di una luce grigio azzurra e tutto corre incontro all’osservatore: e anche quando uno corre sulle vetture lunghe, color legno chiaro, della tramvia, sopra il ponte dell’Elba, ed è costretto a strizzare gli occhi di fronte alle quinte poderose della luce, può provare freddo. […] Non è neanche necessario che ci sia una porta aperta e che risucchi l’aria della corsa: uno non solo sa che più tardi il giorno si farà buio, il freddo si vede anche da molte sfumature irrilevanti dell’acqua. L’acqua a guardarla è fredda.


Tutto ciò è possibile grazie alla penna dell’autore, capace sia di districarsi nell’incertezza che crea sia di imprimere pagine di una bellezza intrigante. Johnson non perde mai di vista gli esseri umani, ha la sensibilità per ritagliare personalità, momenti, dialoghi che disegnano un panorama umano denso, rapporti stratificati, in un contesto di persone problematico e mai banalizzato.

Però Johnson, allo stesso tempo, racconta il multiforme mondo che la storia è andata disegnando in Germania, partendo da quei binari di confine tra est ed ovest, quando ancora non era eretto un muro fisico. I personaggi si muovono in un mondo complicato, puntellato da ideologie, non immuni dalle influenze esterne declinate ognuno a proprio modo. La lente di Johnson si avvicina fino a indagare i pensieri più intimi e poi si allarga fino a considerare la situazione politica, naturalmente tramite le pieghe dei personaggi, in un gioco di specchi e rifrazioni complesso e profondo.

Un libro complicato, che richiede una lettura attiva e si inoltra in pagine di altissima sartoria. Un testo pregiato che merita di stare sugli scaffali delle librerie.

Uwe Johnson – Congetture su JakobFeltrinelli
Traduzione: Enrico Filippini

Congetture su Jakob su IBS

Voto - 97%

97%

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Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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