Milano City Marathon 2021 #7 - Disprezzo e pregiudizio

Milano City Marathon 2021 #7 – Disprezzo e pregiudizio

Disprezzo e pregiudizio

C’è una cosa che succede quando corri per le strade: gli altri corridori tendono a salutarti, un po’ come capita ai ciclisti. Ben inteso, nulla di più che un cenno, d’altronde se stai correndo non hai certo fiato per chiacchierare né cazzi di fermati a conversare, interrompendo il flusso atletico che senti scorrere nelle vene collassanti.

Facciamo un passo indietro. Quando non correvo, cioè tutta la mia vita precedente salvo i sei mesi di tre anni fa in cui preparai la 10 km, ho sempre guardato ai corridori come creature buffe e incomprensibili. Mi chiedevo cosa spingesse questi esemplari di essere umano ad uscire e affaticarsi con ogni condizione atmosferica; magari al mattino presto, unico momento disponibile nella giornata, quando io faccio fatica ad alzarmi anche per dovere.

Li disprezzavo? Ma no, non fanno nulla di male e se lo fanno è solo a se stessi. Certo erano lo specchio della mia inettitudine, dell’incapacità di considerare il mio corpo come un tempio, associandolo piuttosto ad una latrina sudicia, utile ma non appetibile. Credo non facessero apposta a ricordarmelo, ma non posso mica stare dietro alle intenzioni di tutti, faccio fatica a interpretare le mie. Dunque sì, cazzo, li disprezzavo, col loro correre salutare, il loro sacrificio in vista di un bene superiore, la loro tenacia indefessa. Sì, sì, era proprio disprezzo il mio.

Io vi sputo

Ed ora che sono corridore anch’io? Non è cambiato nulla, semplicemente disprezzo anche me stesso. Certo io corro per scommessa, ma anche, in seguito, dovessi proseguire per non perdere il lavoro fatto, che problema ci sarebbe? Agirei disprezzandomi. Il disprezzo verso me stesso è un estremo esercizio di onestà intellettuale; in realtà lo dico per darmi un tono, disprezzarmi è l’unico modo per considerarmi, l’alternativa è l’indifferenza, ma non credo che raggiungerò mai la capacità di ignorarmi, sarebbe magnifico, ma non ho le qualità per ottenerla. Correndo mi disprezzo ancora di più, ma rappresenterebbe un problema se non correndo non mi disprezzassi; dato che invece mi disprezzerei comunque, che differenza fa?

Riprendo il filo che altrimenti non vi raccapezzate più voialtri che, per inciso, disprezzo pure; non quanto me stesso, ma mi fate un discreto schifo anche voi. Non vi conosco? Sono pronto a scommettere che vi disprezzerei, questione di statistica che, riguardo all’altro da me, rasenta il cento per cento; non è il cento per cento che tributo a me stesso, ma si tratta comunque di percentuali bulgare.

Il filo è che vorrei dire a questi corridori che accennano al saluto che non faccio parte del loro branco e mai lo farò. Quando incrocio qualcuno abbasso la testa per evitare questo scambio del gesto di pace cattolico condito con sudore abbondante, però capita che la fatica mi distragga e non mi renda conto di non aver chinato il capo, gesto che per altro mi viene naturale nella vita.

In ogni caso, io non faccio parte del vostro branco, sul vostro branco io ci sputo, non esiste solidarietà tra me e voi, voi rimarrete sempre un nemico; non da combattere, non ho mai combattuto in vita mia, ma da ignorare, anzi no, perché se vi ignorassi non potrei disprezzarvi, io voglio prendervi in considerazione, guardarvi negli occhi e sputarvi. Il fatto che ad occhi esterni potrei sembrare dei vostri a causa della mia corsa non sposta gli equilibri, semplicemente, dopo avervi sputato, mi sputo da solo.

Vorrei dire a quei due ragazzotti che l’altra sera, passando in macchina, mi hanno sfottuto gridando perché stavo correndo: avete ragione. Dovevate anzi mettermi sotto con quella macchina e quando i corridori fossero venuti in mio soccorso pensandomi dei loro, li avrei sputati imprecando e sbraitando di lasciarmi stare, che la ragione sta dalla parte dei due cretini che comunque lo sono meno di noi che col fiato corto pensiamo di inseguire chissà quale grande obiettivo, quando invece siamo solo dei poveri bipedi che arrancano nel tentativo di arrampicarsi sulla propria autostima.

Photo by Sandra Seitamaa on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.