La zanzara, dedicato a Younes El Boussettaoui

Una zanzara: è la sintesi delle nostre paure. Mioddio, e se fosse quella della malaria? È il nostro transfert quando vogliamo sentirci cattivi sapendo di non esserlo. Eppure è un essere minuscolo, lo combattiamo ad armi impari con lo spray, lo scacciamosche in plastica, o con piastrine, zampironi et similia. Poi lei si posa sul bordo del libro che stai leggendo e invece di schiacciarla con il tipico gesto del pallavolista la osservi. Lei muove le antennine e gira la capoccetta. Sembra ti stia guardando o meglio ti stia sfidando. Ora che mi hai visto bene, dice, mi schiaccerai? Mi torturerai? Tu vorresti risponderle: ma sai che non ho mai capito il perché della tua esistenza? Perché esisti se sei destinata alla mala sorte della breve vita e a una cattivissima reputazione? Poi pensi a quel breve secondo in cui l’hai osservata o meglio si è prestata all’osservazione quasi come la formichina vanitosa con il nastro rosso in testa della favola che tua nonna ti raccontava da bambina. Hai visto quelle piccole striature in mezzo alle ali, appena un po’ meno appariscenti delle bande nere sulla pelliccia della tigre e ne hai compreso l’essenza di essere vivente.

In merito all’uccisione di Younes El Boussettaoui, ci preme solo dire due parole. Hanno parlato di eccesso colposo rispetto alla legittima difesa: come se sparare( pistola con colpo in canna e cane armato a me fa venire in mente altro), avesse la stessa gravità del dare una spinta. Fra l’altro potrebbe costituire un pericoloso precedente, nel senso di legittimare chi se ne va in giro con una pistola (legalmente detenuta non è uguale a porto legale cfr. TULPS ). Siamo un paese abbastanza sicuro rispetto alle aggressioni “esterne”, ma ora il pericolo viene dalla famiglia, dai vicini, dal condomino, dall’utente del supermercato quando vuole parcheggiare ( il più vicino possibile all’ingresso, ‘nzia mai che si stanca a spingere il carrello per dieci metri). Tutto questo è il risultato di una propaganda politica becera, raccapricciante, che ti fa sentire inerme di fronte al lavaggio di cervello che moltissimi hanno accettato manco fosse uno shampoo gratis. E hai voglia a parlare, a spiegare. E non perché sono sordi come nel detto non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma perché sono indifesi, si sentono nullità, sono frustrati da una vita a cui non hanno saputo chiedere di più. E allora va bene cosi, va bene identificarsi nel giustiziere de noantri. A costoro vorrei chiedere: quando il giustiziere ve lo ritroverete Voi davanti, con la pistola pronta a punire la vostra sfacciataggine per un motivo qualsiasi e comunque frivolo, e capirete che non è un film, che non avete Denzel Washington davanti , allora ditemi: vi piacerebbe?

Su Chiara Francesca Pellicoro De Candia

Nasce a Taranto, ma vive a Gioia del Colle. Sposata, da qui il doppio cognome che le piace proprio, tre figli. Ha sempre sofferto della sindrome del dover essere, che non esiste ma riassume bene la sua personalità e le sue scelte, perché mentre una parte di lei esercitava la professione di avvocato, l’altra parte continuava a scrivere e a sognare di diventare una vera scrittrice. La produzione è sempre stata cospicua ma tenuta al caldo in file e cartelle. Fino a quando una rivolta, ben organizzata dai suoi personaggi, l’ha costretta a uscire allo scoperto. Parecchio narcisa, lo si capisce da questa minibio narrata in terza persona. Se voleste sapere cosa ha scritto, qualche notizia la trovate sui social. Basta digitare il nome completo. Le piace tantissimo discutere, soprattutto su un interrogativo irrisolto: perché il mondo è così affollato di cretini? Non ha mai letto un romanzetto rosa, perché durante l’adolescenza i suoi miti erano l’Oriana e Edgar Allan Poe. ( Personalità contorta? Sono d’accordo). E come si dice qui in Puglia: mè, avast mò.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.