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Intervista a Davide Steccanella autore di Across the Year

Intervista a Davide Steccanella autore di Across the Year. Dischi, concerti, aneddoti e dati del rock

Abbiamo intervistato Davide Steccanella, autore di Across the year. Dischi, concerti, aneddoti e dati del rock, un libro che raccoglie la storia del rock nel suo incedere quotidiano, come se a scandire ogni santo giorno ci fosse un appuntamento con il sacro fuoco della passione.

Across the year. Dischi, concerti, aneddoti e dati del rock di Davide Staccanella

Davide Steccanella è uno che vive il rock come una scelta di vita, come una missione, molto più di una passione, poco meno di una fede. Appassionato, ricercatore, instancabile frequentatore di concerti, l’autore, milanese d’adozione ma bolognese di origine, ha scritto un libro che raccoglie la storia del rock nel suo incedere quotidiano, come se a scandire ogni santo giorno ci fosse un appuntamento con il sacro fuoco della passione. 

Libro accattivante e sfizioso, difficile non rimanere sedotti da Across the year, mentre si raccolgono aneddoti e genetliaci ci si accorge di aver attraversato in poco più di duecento pagine la storia del rock e dei suoi miti, passando per la splendida prefazione di Enrico Ruggeri sulla necessità di questo libro.

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L’intervista

Dopo averlo letto ho fatto qualche domanda al suo autore, Davide Steccanella: ne è nata una bella chiacchierata tra due amanti del rock.

Leggendo Across The year si ha la sensazione che la storia del rock sia una storia di vita che cresce di fianco alla vita “normale”? Assolutamente sì, infatti in molte parti del libro riporto una serie di episodi incredibili che hanno caratterizzato la vita degli oltre 500 artisti citati, ed è raro trovare qualcuno che abbia vissuto quella che noi comuni mortali potremmo definire un’esistenza “normale”. Inoltre la grandezza musicale, come tutte le grandezze in ogni campo della vita, è una conquista che si ottiene con immensa fatica e molti sacrifici, perché nulla ti viene regalato e non basta avere talento.

In Across the year racconti la passione per il rock citando dischi importantissimi e relativi numeri che ne dimostrano il successo. Oggi la musica è ancora così importante per la vita delle persone? Credo che non esista essere umano che, almeno una volta nella vita, non abbia mai provato sensazioni irripetibili ascoltando un brano musicale o un determinato artista, a prescindere dai gusti personali di ognuno. Senza la musica la vita di tutti noi sarebbe molto più triste, per cui la musica continuerà ad essere imprescindibile anche per le generazioni che verranno dopo la nostra.

C’è una citazione di James Brown che mi ha colpito molto: “I capelli sono la prima cosa. I denti la seconda. Un uomo che ha queste due cose, ha tutto.” In questa frase c’è un po’ l’essenza del rock? Un misto di forza primitiva e libertà. Sì, è proprio così. E non c’è nulla di più importante della libertà e del saper cogliere la sostanza vera delle cose, che poi significa vivere senza condizionamenti o sovrastrutture. James Brown, nonostante la sua vita a dir poco turbolenta, ha saputo cogliere con quella frase l’essenza della musica rock.

Tra i pochi italiani citati nel libro c’è Demetrio Stratos, leader degli Area. Cosa hanno rappresentato nella storia nel rock internazionale? Demetrio è stato un musicista geniale e gli Area sono stati una delle più importanti realtà musicali italiane, e non solo, in anni in cui nel mondo, e non solo nella musica, accadeva di tutto. Ancora oggi è incredibile quanto appaiano innovative, oltre 40 anni dopo, le sonorità degli Area, soprattutto se paragonate agli altri gruppi italiani che andavano per la maggiore in quel periodo.

Thriller, Saturday Night Fever, Rumors e The Dark side of the Moon: nel libro sottolinei che sono i quattro dischi più venduti della storia. Ce li racconti con due parole?Si tratta di quattro dischi epocali. Con Thriller Jackson ha inventato un nuovo modo di fare musica; Saturday Night Fever è stato il manifesto della Dance Music d’autore e anche grazie al film con John Travolta ha fatto tornare a tutti la voglia di ballare; Rumors è uno dei dischi che meglio descrivono gli anni ’70 in USA; infine il disco nero con il prisma dei Pink Floyd rappresenta l’album perfetto, quello che ti fa pensare che meglio di così non si poteva fare e infatti loro stessi non ci sono più riusciti nonostante tutto.

In Across The Year trova spazio il Nobel a Dylan, il rock invecchiando è diventato poesia? Nel caso di Dylan la poesia c’era già quando aveva appena 20 anni e se pensiamo che ha composto Blowin in the wind nel 1962, che l’album Freewheelin è del 1963 e che oggi è ancora capace di creare capolavori, possiamo capire perché non c’è mai stato e non ci sarà mai più qualcuno come lui. Ma Dylan non è stato certo l’unico poeta rock, anche Guccini quando cantava che con le canzoni “non si può fare poesia” mentiva sapendo di mentire, perché sfido chiunque a non trovare poesia pura in canzoni come Incontro o La locomotiva.

Il libro si chiude, quasi metaforicamente, con il concerto del 31 Dicembre 1991di Nirvana, Pearl Jam e Red Hot Chili Peppers. Pensi che quello sia stato l’ultimo momento importante della storia del rock? No, perché penso che, come ha detto Neil Young, il rock sia qui per restare e oggi c’è la musica di oggi come ieri c’era quella di ieri, la musica è solo una grande linea che continua e questa storia, cominciata nei primi anni ’50 nell’Ohio, durerà fino a quando durerà il pianeta.

Operazione domanda impossibile: ci dici i tuoi cinque dischi preferiti e perché? Dark side dei Floyd per le ragioni che ho detto; The River di Springsteen perché ai tempi quel doppio l’ho consumato a forza di sentirlo; Abbey Road dei Beatles perché è stato l’ultimo colpo di genio di chi ha compiuto la più grande rivoluzione musicale dopo Presley; il doppio Love you Live dei Rolling Stones perché loro sono stati la quintessenza del rock; e Nevermind dei Nirvana perché se dovessi scegliere un disco emblema della mia passione musicale sarebbe quello. Ma spero di non dover mai rinunciare ai tanti altri dischi memorabili che ho raccontato in questo mio omaggio alla musica che, più di ogni altra, ha contrassegnato gli anni più belli della mia vita.

Davide Staccanella – Across the year. Dischi, concerti, aneddoti e dati del rock – Edizioni Paginauno

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Intervista a Davide Steccanella autore di Across the Year. Dischi, concerti, aneddoti e dati del rock ultima modifica: 2019-02-22T09:50:31+01:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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