Carola Moccia, vi presento il mio inferno

Abbiamo intervistato Carola Moccia, artista di bellissime speranze che il grande pubblico ha potuto conoscere nella trasmissione di Rai Tre Gazebo. A fine anno partirà con un tour dove ci canterà il suo personalissimo inferno musicale

Tu provieni da una regione (la Campania) dove la musica è praticamente religione. Come è nata la tua passione? No dai, diciamo che la musica nasce dall’inferno campano, e buttiamo via ogni atteggiamento reverenziale! Scherzi a parte, la mia passione per la musica nasce da un’esigenza, un’esigenza espressiva e (contraddittoriamente) anche di isolamento. Per comporre devi stare solo, almeno io, ma se scrivi canzoni non le scrivi per te stesso soltanto, arriva sempre il momento in cui senti l’esigenza di farle ascoltare agli altri.

Sai che quando diventerai famosa non potrai sfuggire a questa domanda, per cui è meglio che ti prepari fin da subito: cosa ti piace, ma soprattutto cosa non ti piace della tradizione musicale napoletana (tradotto, dai dicci qualcosa di cattivo su Gigi d’Alessio)? Gigi è tradizionale? Non lo è di più la “Gatta cenerentola” di de Simone? Beh, sempre meglio Gigi che un concerto milanese (che grazie a Babbo Natale è stato annullato) di Raffaella Fico, no?

Eh, sì, se la metti su ‘sto piano, meglio Gigi. Le tue apparizioni a Gazebo, al posto di Roberto Angelini, cosa ti hanno lasciato? La nostra sensazione è che tu fossi meravigliosamente a tuo agio. È così? Beh, è proprio così, ero serenamente a mio agio. Probabilmente capiterà ancora che io sostituisca Bob a Gazebo, e ‘sta cosa mi rende davvero una persona felice. Una trasmissione davvero unica nel suo genere. Lo staff è spettacolare e per me è un onore suonare con musicisti di quel livello. Grandi artisti dello strumento e dell’espressione musicale in generale.

Maaa, svelaci un segreto: Mirko ci è o ci fa? Mirko ci è! Adorabile no?

Sappiamo che stai partendo con un tour. Noi lo abbiamo descritto a grandi linee (clicca qui), ma ci piacerebbe che ce lo raccontassi meglio. Molto semplicemente io non posso non fare live mentre preparo l’album. Devo assolutamente suonare, ecco perché ho avuto un’idea, poi mi direte voi se buona o no, Dato che la musica, secondo me, nasce dall’inferno, anche io ho il diritto di suonare e cantare il mio! Ho raccolto le canzoni che mi hanno più scombussolata nella vita e le ho riproposte a mio modo al pubblico… Loop station, chitarra acustica e ritmiche elettroniche, due diversi live, un duo e un solo. In entrambi la costante sono io e una chitarra. Tutti abbiamo canzoni che “odiamo”, ed i motivi possono essere tantissimi, anche se, molto spesso odiamo una canzone solo perché ci dice la verità che avevamo abilmente nascosto. Questo tour non è altro che la sublimazione di una fuga. La smetto di scappare e suono e canto a tutti la mia “frenata”. Non spengo lo stereo perché in radio passano una canzone che mi devasta, mi metto a cantare proprio quella canzone.

Il concetto alla base di Le Canzoni che Odio, ci intrippa un sacco. Puoi svelarci qualche titolo in anteprima? Certo che sì: James Blake – Limit to your love, NIN – Something i can never have; METRONOMY – Everything goes my way; Giorgia on my mind nella versione di Ray Charles…

Sappiamo che sei al lavoro sul tuo primo disco.  Sai già quando arriverà? No. So che io l’ho quasi finito, tuttavia, sarà la mia casa discografica a determinare le tempistiche di uscita. Ad ogni modo, comunque, l’anno buono sarà il 2015.

Buttiamola lì, restando ovviamente in Italia: da quale voce femminile hai tratto maggiore ispirazione? Da nessuna davvero, ho sempre ascoltato solo uomini. Un italiano che mi piace molto è Bersani, ma anche Angelini e Lorenzo Colapesce.

Voce e strumento, personalmente ritengo che questa sia la dimensione più affascinante per chi fa musica ma anche per chi ne fruisce. Che rapporto hai con quello che suoni? Io ad esempio sto imparando a suonare la chitarra. E più ci provo e più la odio. Per me è amore e odio. Io in realtà suono un po’ tutti gli strumenti “base”, esclusi i fiati. A volte mi sento spider-man, altre vorrei non aver mai iniziato… Ad esempio quando ascolto Stewie Wonder vorrei non essere nata, mi fa sentire superflua.

Anche questa è una domanda parecchio scontata, ma vogliamo prepararti al peggio per quando a intervistarti saranno testate più serie della nostra. Tu sei molto brava, ma anche tanto bella. Che rapporto hai con il tuo aspetto fisico e quanto credi possa contare nell’impervia strada che porta al successo? A volte la bellezza non ti fa prendere sul serio. A volte, invece, la bellezza rinforza il talento di un artista. Posso solo sperare che il mio sia il secondo caso.

Hai mai fatto i provini per entrare ad X-Factor e Amici? Cosa pensi di questo tipo di trasmissioni: scorciatoia verso il successo o fucina di talenti? Li feci da teenager e l’esperienza mi traumatizzò. Ovviamente i talent sono una scorciatoia ma un vero artista non ce la fa proprio a piegarsi prematuramente a quei distorti ritmi televisivi. Il tempo di un artista è diverso. Lettura, scrittura e, solo poi, composizione e performance. Lì invece è solo performance, performance, performance, una performance senza una reale “presenza”. Quella è tv non è musica, la musica è un’altra cosa.

Di solito, le interviste le chiudiamo così: cosa non ti abbiamo chiesto e che invece ci avresti voluto dire? Mmmh….Come si chiama il tuo (bellissimo) gatto? Io avrei fieramente risposto: Gattila.

Carola Moccia in breve:

Esiste un’opera (qualsiasi, non per forza una canzone) che ruberesti ad un altro artista?

Limit to Your Love

Cosa pensi possa essere rappresentativo di “te” (scegliendo tra un libro, un luogo, un piatto, un gioco, un ballo, etc)?

Un gatto, Los Angeles, cereali cheerios, Alexandre Dumas.

Cosa ti fa piangere, cosa ti fa ridere e cosa riesce a consolarti?

Gli abbandoni, chi resta, le conferme.

Cos’è per te la banalità (non vale tirare in ballo questo questionario)?

La banalità è semplicità senza fantasia.

Il tour di Carola Moccia prenderà il via il 30 dicembre al Debaser di Torre Annunziata per poi percorrere l’Italia in lungo in largo nel corso dei prossimi mesi. Per maggiori informazioni e nuove date visitate il sito management ufficiale. 

Ma ora godetevi la sua personale interpretazione di Limit to Your Love di James Blake.

photo credits: @gazebo

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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