Telegram, revenge porn e altre questioni che ci riguardano

Telegram, revenge porn e altre questioni che ci riguardano

Telegram, revenge porn e tutte le questioni che coinvolgono le donne riguardano anche gli uomini. Non compiendo atti illegali evitiamo solamente di essere delinquenti, ma la strada è ancora lunga. Cominciamo a lottare con loro e non per loro. C’è sempre un’asticella da alzare, credere di essere arrivati ci inchioda alla nostra pochezza.

Non racconteremo la vicenda del revenge porn (ma non solo) su Telegram venuta alla luce in questi giorni. Se non la conoscete potete leggerne per esempio su Wired, quindi partiamo da presupposto che sappiamo tutti di cosa si tratta.

Ci limitiamo ad un paio di osservazioni che ci sembrano importanti: ci riguardano e alziamo l’asticella.

Ci riguardano

Quando scriviamo ci, lo facciamo perché la firma in fondo al pezzo (Redazione) si riferisce ai due uomini bianchi etero che hanno aperto il sito. Perché specificare? Proprio perché il fatto di essere accidentalmente come siamo non ci chiama fuori dalle problematiche che coinvolgono chi non ha le nostre caratteristiche. Anche se non siamo omossessuali, ci riguarda la lotta contro l’omofobia. Anche se siamo bianchi e italiani, ci riguardano le battaglie contro razzismo e xenofobia.

Anche se non siamo donne, ci riguarda la questione della parità e del rispetto dei sessi. Si tratta di una questione di civiltà, si parla di migliorare la società in cui viviamo e quindi ci riguarda eccome, non possiamo eludere questo tema perché voltare la testa ha il senso della colpevolezza.

Ma noi mica facciamo quelle cose su Telegram. E meno male! Perché quelle cose, come anche la violenza e lo stupro, devono essere punite a norma di legge, il fatto che non ci coinvolgano ci consente solo di non essere delinquenti. Che, per carità, è già un passo avanti, ma non è abbastanza.

La questione è culturale e quindi non si risolverà (perché si risolverà) in poco tempo, ma proprio per questo il lavorio dev’essere costante. Non compiere atti orribili e non minimizzarli è solo il primo passo, non crediamo di essere andati chissà quanto lontano. Partiamo dall’umiltà dell’ascolto e dall’eliminazione della paura di essere sottomessi, essere uomini non è quella cosa che abbiamo in testa. Cominciamo a lottare con loro e non per loro.

Riadattando: “per quanto noi ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti”.

Alziamo l’asticella

Chiunque di noi può migliorare, proviamo ad alzare l’asticella rispetto al punto in cui ci troviamo. Partiamo dal presupposto che qualsiasi sia la nostra situazione attuale si può fare di più e meglio, se poi c’è qualcuno che ha già raggiunto la perfezione al riguardo: complimenti; però che siano le donne a dirlo e non lui stesso.

Credere di essere migliore si rivela spesso una presunzione di superiorità tutta da verificare. Poi, una volta verificata, riposarsi sugli allori non ha senso. Di quali allori stiamo parlando? Essere migliori del peggio non ha valore assoluto, ma comprende tutta la relatività della posizione in cui ci troviamo. Credere di essere arrivati ci inchioda alla nostra pochezza.

Photo by

unsplash-logoTom Pottiger

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