salone del libro 2019, polemiche su casa editrice fascista

Salone del libro 2019, non attaccatevi alla legalità

Il Salone Internazionale del Libro 2019 ha visto l’accendersi delle polemiche attorno alla presenza della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound e da sempre schierata su posizioni filofasciste. L’organizzazione si nasconde dietro il dito della legalità, cercando una via di fuga alle proprie responsabilità. Ognuno faccia le proprie scelte, ma non si dimentichi che le scelte ci qualificano.

La presenza della casa editrice Altaforte al Salone Internazionale del Libro 2019 ha scatenato polemiche e boicottaggi. Non entreremo nel merito delle scelte che ognuno, addetti ai lavori e pubblico, decide di fare: riteniamo esistano buone ragioni sia per partecipare all’evento che per boicottarlo. Quello che vorremo segnalare è l’insostenibilità della controprotesta dei neofascisti. Prima di protestare contro la protesta alla controprotesta, vi invitiamo a visitare il sito della casa editrice (non mettiamo il link perché ci sembra una concessione eccessiva), giusto per inquadrare la questione in modo preciso.

Partiamo da un presupposto fondamentale: un fascista non può dare lezioni di democrazia e libertà a nessuno. Viste le loro posizioni, il loro anacronistico inneggiare al duce, dove pescano la loro controintuitiva richiesta di libertà di espressione? Quale impervio giro fa, nelle loro teste impregnate di slogan nostalgici, la strada che li porta a reclamare il diritto di esporre le proprie idee? Questi soggetti vorrebbero il ritorno ad un regime autoritario e si lamentano se non viene consentito loro di promuoverlo. Non sappiamo bene se non si rendono conto del paradosso che li affligge o semplicemente hanno la faccia come il culo (ricordiamo che una cosa non esclude l’altra).

Detto di quanto sia ridicola la controprotesta, passiamo alla giustificazione data dall’organizzazione del Salone del Libro: non è una casa editrice fuorilegge e dunque ha diritto di presenza. Va bene, accettiamo il punto di vista, rimarcando come alcune scelte siano qualificanti. Quello che rivendichiamo è il diritto a non partecipare all’evento per protesta: echeccazzo, ci manca pure che non si possa protestare contro il fascismo.

Più di tutto però, vorremmo sottolineare che certe dinamiche non possono attaccarsi alla mera legalità. Se qualcosa è legale non per forza va considerata giusta, allora buttiamo a mare tutte le battaglie civili che sono state combattute, in quale meandro della memoria le avete nascoste? Ribadendo la liceità di entrambe le scelte, partecipare o no, depotenziare l’argomento ad una questione di legalità sa di arrampicata sui vetri. Avete deciso di ospitare la casa editrice? Prendetevi le vostre responsabilità, così come chi decide di boicottare si prenda le proprie. Lavorare nell’ambito della giurisprudenza è un mestiere, effettuare proteste è un esercizio civico: restringere il raggio d’azione di una scelta è semplicistico, è una via di fuga che non disimpegna.

Dunque, ognuno faccia quello che vuole all’interno dei paletti della legge, ma non venite a raccontarci che tutto ciò che si trova all’interno di quei paletti ha identico valore.

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