La campagna del mese – Razzismo, non state zitti!

Questo mese abbiamo deciso di tornare su un argomento di cui non si parla mai abbastanza: il razzismo. Per farlo, abbiamo deciso di raccontarvi un episodio di vita vissuta. Un fatto di cui siamo stati protagonisti e di cui ci vergogniamo, ma che rende perfettamente l’idea di quanto, purtroppo, questa piaga sociale dilaga non solo a causa delle teste di cazzo che ne sono portatrici sane, ma anche di chi pur non essendone infetto, non la osteggia a dovere. 

Nel momento in cui i bacilli della scabbia si fanno grossi come criceti e mi salutano appena apro la portiera, capisco che è il momento di lavare l’auto. Per la bonifica dentro/fuori dell’auto, di solito, mi rivolgo all’autolavaggio di Viale Sarca (a Milano) che, con soli 11,50 euro mi mette a disposizione la bellezza di tre addetti al lavaggio i quali, con sprezzo del pericolo, infilano il loro aspiratore in zone dell’auto che mai avrei pensato esistessero. E insomma, qualche tempo fa, era un sabato all’ora di pranzo, ero lì, in coda in attesa del mio turno. Tra una chiacchiera e l’altra col bacillo/criceto, me ne stavo buono buono ad osservare i movimenti del tizio prima di me, anche lui in coda. A prima vista non aveva nulla di così interessante: quarant’enne, ben vestito, capigliatura tipo Brandon Walsh tipica di chi i ventanni li ha fatti nei 90 e un fastidiosissimo pizzettino a mosca. L’ho notato perché mentre svuotava l’auto dal superfluo, ha riposto nel bagagliaio delle fotocopie in bianco e nero con in copertina tale Gabriele Leccisi, del Movimento Fiamma Tricolore. Lì per lì mi accorsi della cosa per un semplice motivo, mi faceva ridere che il logo di Fiamma Tricolore fosse in bianco e nero. Dopo qualche minuto, però, vuoi che il bacillo non è che sia un gran conversatore, vuoi perché da bravo curioso mi piace guardarmi intorno, mi misi a studiare Brandon con maggiore attenzione: era il suo turno e il ragazzo (forse cingalese) addetto allo sbatacchiamento dei tappetini aveva appena iniziato a darci dentro. Non fa in tempo a estrarre il tappetino dall’auto che Brandon interviene redarguendolo “chennò, non si fa così, il tappetino non va sbattuto, ma spazzolato sennò si rovina e che magari sarebbe bene che si lavorasse con un po’ più di attenzione”. 

Ok, mi dico, è un fissato della pulizia. Il mondo è pieno di gente così, sono io che sono strano che l’ultima volta che ho lavato la macchina è stato per il mio matrimonio. 

Il secondo ragazzo (anche lui extracomunitario), l’addetto all’aspirazione, si tuffa dentro all’abitacolo e Brandon riparte: “Sì però attenzione, con quei guanti mi sporchi il cruscotto. E poi occhio, vicino al posacenere c’è della moneta, non vorrei che sparisse, ci siamo capiti eh?”

Ok, penso, questo sarà anche un fissato della pulizia ma pure un po’ stronzo. Però insomma, diciamolo, io sono un distrattone e quando perdo qualcosa, soprattutto la moneta, inveisco sempre contro nemici immaginari. 

Nella fase di prelavaggio, il proprietario dell’autolavaggio, italiano, forse infastidito dal modo di fare del suo cliente (mi piace pensarla così), prelava con poca cura. Non passa neanche lo sgrassante sui cerchi. Mi aspetto il Brandon Furioso e invece no, il nostro eroe abbozza e non dice nulla.

Vabbè, questo è maniaco, stronzo e pure un po’ vigliacco: fa il fenomeno ma poi col proprietario abbassa le arie. Com’è che diceva mio nonno? Forte coi deboli, debole coi forti. Ma andiamo avanti.

Dopo il passaggio sotto i rulli, la macchina arriva all’ultimo step, quello dell’asciugatura a mano e della pulizia dei vetri. Il terzo ragazzo ovviamente anche lui extracomunitario non fa in tempo a prendere lo straccio che Brandon sbarella: “Eh no, attento, così mi graffi il vetro.  E poi scusa, guarda lì sotto, non vedi che gocciola? Dai, piegati, usala quella spugna.” Il ragazzo sorride ed esegue esattamente ogni ordine del suo cliente, consapevole che tanto, il problema non è certo quanto bene sia asciugata o lucidata l’auto. 

Finito il lavoro, senza ringraziare Brandon paga e se ne va. Io, dopo aver assistito basito alla scena osservo la mia auto arrivare verso l’ultimo step e l’unica cosa che mi vien fuori è una battuta in stile Pieraccioni: “Tranquillo, a me ‘un serve mica tutto quel lavoro lì, a ‘sta macchina basta sputarci sopra e l’è già bella e più pulita di prima”

Ma tanto non serve.

Siamo tutti infastiditi, lui, perché chissà quante ne subisce ogni giorno, io perché forse, anzi, senza il forse, avrei dovuto fare di più e zittire quel maniaco/stronzo/vigliacco e FASCISTA

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