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La parola povertà esiste

La parola povertà esiste

Fare riferimento alla povertà con disinvoltura è una delle storture del consumismo. Non certo la peggiore, ma forse una di quelle più facili da raddrizzare, basterebbe un minimo di attenzione. Sappiamo bene che questo modo di parlare è solo un’abitudine, ma esistono anche le cattive abitudini e andrebbero corrette.

Questione di buongusto

Facciamo una premessa: siamo tutto fuorché cagacazzo. O meglio, sappiamo essere anche cagacazzo fino all’inverosimile, ma tendiamo a riservare il nostro cipiglio a chi ci reca offesa personale. Facciamo anche una seconda premessa: non siamo pontificatori di professione. Pontificare ci piace anche, ma tendiamo a non esagerare perché poi perdiamo facilmente il controllo della nostre parole. Facciamo una terza premessa: abbiamo fatto le precedenti solo perché in questo caso sappiamo di andare a cercare il pelo nell’uovo, di mettere sul piatto più una questione di buon gusto che di sostanza. Anche se poi forse raggiunge una certa concretezza, ma sta a noi dimostrarlo, ci spetta l’onere della prova. Avremmo tante altre premesse da fare, ma ce le teniamo per le prossime volte.

La povertà esiste davvero

Capita spesso di sentire le persone dichiararsi povere. L’auto attribuzione della povertà è diventata ormai pratica estesa, a cui si riserva la leggerezza del modo di dire, fino a sfociare nel luogo comune. Naturalmente sappiamo bene che chi utilizza il termine povertà con leggerezza non è una persona superficiale, o almeno non tutti, insomma quest’abitudine non può certo essere presa come cartina di tornasole della personalità di un individuo. Semplicemente la parola povertà è entrata nel linguaggio quotidiano fischiettando, si è infilata inosservata nei nostri discorsi girandosi dall’altra parte.

Ciò che vorremmo far notare è che la povertà esiste davvero. Di solito a definirsi povere sono persone che, benché non ricche (anche se pure qualche benestante ne abusa), non possono essere poste sotto la soglia di povertà. Poiché, però, esistono purtroppo persone che sono a tutti gli effetti indigenti, così facendo togliamo forza ad una parola che indica una condizione ben precisa di disagio e la ammantiamo di una spensieratezza che di per sé non avrebbe.

Dalla parola ai fatti

Se però lasciamo passare per buono questo utilizzo del termine, pecchiamo di ingiustizia, senza rendercene conto, verso chi povero lo è davvero. Se è vero che alla povertà deve essere concessa la propria dignità, costruita su valori che vanno oltre all’economia, al di là del successo sociale tanto agognato, perché un essere umano povero non ha i soldi ma non per questo deve perdere anche il rispetto, allora dovremmo utilizzarla con più parsimonia, concedendole solo i riferimenti veritieri, non spogliandola del significato drammatico che le è proprio. La povertà trascina in un vortice di sofferenze (pratiche e morali) che molti di noi, per nostra fortuna, non conoscono.

Fare riferimento alla povertà con disinvoltura, per un accessorio irraggiungibile, è una delle storture del consumismo. Non certo la peggiore, ma forse una di quelle più facili da raddrizzare, basterebbe un minimo di attenzione. Sappiamo bene che in questo modo di parlare non dobbiamo leggere null’altro che un’abitudine, ma esistono anche le cattive abitudini e andrebbero corrette.

La parola povertà esiste ultima modifica: 2018-08-02T09:52:36+00:00 da Redazione

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