Dani Pedrosa, zitto zitto, lemme lemme, va a vincere il GP di casa Honda con una rimonta inaspettata, almeno fino a 10 giri dal termine. Dietro di lui Rossi, che allunga un altro po’ su Lorenzo. Il Mondiale si avvicina…
Le gare sono belle perché spesso imprevedibili. Il risultato è in bilico fino all’ultima curva e anche quando tutto sembra girare in una direzione, basta un niente, uno zic, per tirare fuori un risultato inaspettato. A Motegi Dani Pedrosa dopo una metà gara in cui sembrava veleggiare comodo verso un terzo posto, mette la settima e va a vincere il GP di casa Honda, quello a cui il suo team tiene di più. Per contro, Jorge Lorenzo, dominatore incontrastato della prima parte di gara, si scioglie a dieci giri dal termine, causa gomme sulle tele. In mezzo, troviamo Rossi, destinato al secondo posto in ogni caso, che guadagna altri 4 punti sul rivale diretto in campionato. Io, ovviamente, davo per vincente Lorenzo: forse è il caso che la smetta di fare pronostici, non sono evidentemente il mio pane.
Dani Pedrosa 10 – La vittoria di Motegi conferma che questo piccolo pilotino spagnolo, se la sfiga lo lascia stare, sa essere un crack non indifferente. La gara di Aragon aveva certificato il suo ritorno, quella di oggi a Motegi conferma uno stato di forma finalmente al top. La sua è una rimonta di testa, preserva le gomme per l’ultima parte di gara e va a vincere senza fatica il #JapaneseGP. Meda, ridendoci su, ha detto che questa vittoria varrà a Pedrosa altri 4 anni di contratto con la casa di Tokyo e io, francamente, spero che sia vero. Su 4 anni, uno senza infortuni gli capiterà pure, o no?
Valentino Rossi 9 – Più lento di Lorenzo a inizio gara e più lento di Pedrosa nella seconda metà. Questa potrebbe essere una chiave di lettura valida ma non certo esaustiva. La verità è che Rossi, a pochi GP al termine di un campionato che potrebbe essere storico, ha corso senza rischiare, con intelligenza. Esattamente come quando in una squadra di calcio, il numero 10, a causa del campo pesante o di un difensore particolarmente fabbro, si limita al compitino ma porta comunque a casa il risultato. Non lo vedi ma c’è, e alla fine racimola altri quattro punti su Lorenzo: in vista del GP australiano si tratta di manna dal cielo.
Jorge Lorenzo 7 – Gara un po’ folle la sua. Un po’ come se Leonardo Da Vinci, arrivato all’ultima pennellata dal terminare il suo capolavoro più noto, la Monna Lisa, avesse deciso di dare un tocco pop al tutto disegnando sul frontone della Gioconda un bel cazzo stilizzato. C’è chi con queste idee è passato alla storia, ma erano gli anni 70. Jorge Lorenzo a Motegi ha messo in scena una prima parte di gara infinita, si è ribellato al karma di Rossi che ha portato la solita pioggia per la gara e sull’asfalto viscido ha corso come se fosse sull’asciutto. Il suo passo è inarrivabile per tutti fino a quando il karma rossiano decide che la pioggia deve finire e il povero Jorge, con la gomma anteriore strapazzata, si è ritrovato a guidare con la stessa scioltezza che ho io quando faccio manovra col motorino sul piastrellato bagnato del mio garage. Resta che quello di Motegi è un passo indietro grave. Il campionato è ancora aperto, ma ora è un po’ più dura.
Marc Marquez e Andrea Dovizioso 6 – I due fanno gara di coppia dall’inizio alla fine per cui, voto identico anche se sul traguardo a spuntarla è il pilota spagnolo. Marquez, fortissimo quando riesce a “esse fero”, diventa un pilota normale quando le condizioni dell’asfalto lo obbligano a guidare “come fosse piuma”. A differenza di Mario Brega in Bianco Rosso e Verdone, quindi, il pilota spagnolo conosce solo una modalità e questo è un limite forte al suo talento sconfinato. Andrea Dovizioso centra con la sua Ducati la top five e questo è un gran bel risultato, soprattutto perché sia Iannone sia Petrucci non finiscono la gara. La prima vittoria però, obiettivo dichiarato a inizio stagione, pare essere parecchio lontano per Dall’Igna & Co.
Guido Meda 7 – Io faccio parte di quella schiera di appassionati di moto che non si sognerà mai di mettere in discussione un giornalista che, a suo modo, ha avuto il pregio di inventare un linguaggio. Le gare sono così seguite ANCHE per merito suo, per cui, piaccia o no: Meda sta alla telecronaca di moto come Rossi sta al motociclismo, è il caso che i detrattori se ne facciano una ragione. La sua presenza ormai quindicennale però, me lo fa sentire uno di casa, per cui mi diverte un sacco prenderlo in giro. Oggi ad esempio, a parte qualche “bavetta da rimonta” più sperata che creduta, mi ha fatto spanzare quando tra le frecciatine a tutti i numeri in pista, dal 2 al 45 e dal 47 al 99, se l’è presa pure col pubblico giapponese, reo di mettere in scena un tifo infantile e ingenuo. E c’ha ragione: che palle ’sti nanetti gialli con le loro bandierine, tutti seduti, tranquilli e ordinati. Molto meglio il bordello da stadio di Misano, chiedere a Lorenzo per conferma.
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