Rossi vendica il Mugello tornando al successo con una gara perfetta. Dietro di lui un solido Marquez, ora in testa al Mondiale. Chiude il podio Pedrosa, mentre Iannone fa l’ennesima frittata: questa volta butta giù Lorenzo
Ce lo possiamo anche nascondere, se volete, ma il fatto è che la morte è una componente essenziale della passione per le due ruote. Un mezzo in equilibrio precario non sarà mai sicuro al 100%, così come non lo sarà mai la velocità di cui questo mezzo si nutre. È proprio questo il motivo per cui in molti ne siamo affascinati ma solo in pochi sanno gestirla, per lo meno a livelli altissimi. Luis Salom era uno di questi pochi fortunati e venerdì è morto facendo quello che sapeva fare meglio o, se vi piace la retorica un po’ stucchevole ma sempre efficace, è morto inseguendo il suo sogno.
Le gare, purtroppo, sono anche questo e quando uno di questi campioni se ne va, l’unica cosa giusta da fare è ricordarlo con affetto e continuare a darci del gran gas. Quello che non andrebbe fatto, invece, è alimentare la fottuta polemica, come successo ieri. Instillare il dubbio che la decisione della Safety Commission -alla quale peraltro non si è partecipato perché impegnati a fare altro- sia stata presa non per preservare la sicurezza dei piloti ma per favorire un marchio rispetto a un altro, è una porcheria che un 9 volte campione del mondo e un 5 volte campione del mondo si potevano anche evitare. Si può capire il nervoso e tutto quello che si vuole, ma certe affermazioni andrebbero sempre evitate. Anche perché sono proprio questi atteggiamenti alla base dello schifo che abbiamo visto nell’ultimo finale di stagione e che hanno causato all’ultimo GP del Mugello, strascichi da “massa manzoniana”.
Detto ciò, andiamo avanti e “spagelliamo” su ciò che è successo al Montmeló.
Valentino Rossi 10 – Gara semplicemente perfetta. Gestisce con esperienza il consumo della gomma, soprattutto l’anteriore, e alla fine regola Marquez con un paio di staccate tipiche del campione che è. Quest’uomo è un inno vivente alla vecchiaia: che bello vederlo così forte a 37 anni, le sue vittorie danno speranza alla mia prostata e alla mia periartrite. Alla fine, stringe pure la mano a Marquez, un bel gesto che Vale spiega con eleganza nell’intervista post gara: “Facciamo un lavoro pericoloso, dobbiamo restare concentrati e tranquilli”. Ha pienamente ragione.
Marc Marquez 9 – Che dire, nel vederlo guidare subito dietro a Rossi pareva facessero due sport diversi. Valentino, elegantissimo, pareva in sella a un cavallo da dressage, Marquez invece, sembrava legato con le corde a un toro incazzato sfuggito da un’arena. Le sue staccate sono state per tutta gara un delirio da calo di zuccheri, peccato solo che un errore al penultimo giro lo abbia distanziato quel tanto da non permettergli l’assalto finale. Bravissimo a tenere a bada la “garra” e a prendersi la testa del mondiale.
Dani Pedrosa 8 – Io lo ripeto, il piccolo Dani sta puntando alla continuità. Non trascende ma è sempre là e se la sua stagione andrà come al solito, cioè in crescendo, il mondiale acquisterà un nuovo protagonista.
Mavericks Vinales 8,5 – Gli do un mezzo voto in più rispetto a Pedrosa perché vederlo alle spalle di Lorenzo, tentare i sorpassi tipici del pilota tamarro col Suv color “bianco cocaina”, mi ha fatto venire in mente i bei tempi in cui Cal Crutchlow aveva gli occhi da pazzo e faceva i numeri con una moto palesemente meno veloce. Certo, anche il buon Mav di rischi se ne prende una fracca ma a differenza dello spiritato Cal, cade decisamente meno.
Andrea Iannone 4 – Bah. Io non capisco, è il suo momento di forma migliore, guida velocissimo e sembra sempre in grado di fare grandi cose. Poi però, ogni tanto gli si chiude la vena e fa cazzate mostruose. Il suo score parla per lui, a parte un settimo posto, fa due terzi posti e quattro ritiri, di cui due pessimi. Se la prima volta ha centrato il suo compagno di squadra, ora il buon Ianna ha pensato bene di alzare l’asticella abbattendo Jorge Lorenzo, uno che queste cose se le lega al dito peggio di una sposa abbandonata sull’altare. Il fatto è che puoi andare veloce finché ti pare, ma se i tuoi avversari per primi ti iniziano a bollare come uno pericoloso, il rischio di fare poca strada in MotoGP è parecchio alto.
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