WHO??? Who!!! Recensione e scaletta del concerto di lunedì 19 al Forum di Assago

Lunedì 19 giungo al Forum di Assago sono andati in scena gli Who. Il tour dei loro 50 anni di attività ha regalato ai presenti una session meravigliosa di musica e vita da far invidia a colleghi ben più giovani di loro. Ecco come è andata e la scaletta di uno di quei concerti che se ci sei stato, sarai destinato a ricordare per sempre

Who, chi? I The Who, i “Chi”… Chiiii?? Vabbè quelli di CSI dai, ci siamo capiti… Famosi non proprio, o meglio di certo non solo, per essere stati utilizzati in tutte le sigle del telefilm degli anatomopatologi più fighi del pianeta… comunque nello specifico Who are you introduce CSI Las Vegas (l’originale, per intenderci), Baba O’ Riley la versione ambientata a NYC e infine sulla sponda orientale in quel di Miami riecheggiano le note di Won’t get fooled again. Non ero così fan degli Who e soprattutto non ero così informata sul loro conto. A parte spararmi l’album celebrativo-best nei mesi precedenti il concerto (biglietti comprati sì con largo anticipo anche se il palazzetto non era al completo, complice il costo non proprio abbordabile evidentemente) mi sono sorbita una full immersion, il “Breviario degli Who per principianti” impartitomi in una rapida pausa pranzo e in un lungo – ma neanche tanto – tragitto in metropolitana verso quel di Assago. Vengo fornita addirittura di testi stampati su carta (eh già, perché mi metterò proprio lì sugli spalti con torcia dell’iPhone a fare il karaoke cartaceo!) e in poco tempo mi erudisco sul periodo mod in UK, passando dal concerto di Woodstock e il gilet a frange indossato da Roger Daltrey, al braccio a mulinello e relativa pennata di Pete Townshend (pare l’abbia inventata lui!), per finire con l’ultimo concerto italiano di qualche anno fa a Verona dove Roger è rimasto senza voce e Pete l’ha sostituito per tutta la performance senza battere ciglio. Ok, è ufficiale. Per questo concerto non sono pronta. Ma quando si tratta di rock… basta esserci!

Per una volta seduta sugli spalti (che in genere aborro, ma in questo lunedì di faticoso inizio settimana non disdegno), circondata da un pubblico variopinto e variegato (menzione speciale alla famiglia tutta coordinata in t-shirt con Union Jack stampata fronte retro e alla coppia di nostalgici ultra sessantenni nella fila sotto di me), mi sorprendo ad assistere ad un concerto magnifico ed emozionante. Sangue rock and roll che scorre nelle vene, energia a fiume, colori, scenografie. Le pennate di Pete non mancheranno, gli urli di Roger nemmeno (una potenza di basso che fa davvero paura la sua) e la partecipazione dei fan pure. D’altronde come fai a non esaltarti di fronte a questi splendidi settantenni (72 anni Townsheand e 73 Daltrey) che suonano insieme da più di 50 primavere (nozze d’oro celebrate nel 2014 con il tour che tuttora portano in giro) e che letteralmente hanno fatto la storia del rock? La Royal Family della musica britannica (i colori della bandiera britannica riecheggiano dovunque, nel logo della band reinterpretato e riproposto in svariate immagini a video, dei geni del marketing oltre che della musica), la coppia di fatto più longeva della storia della musica che quando intona canzoni composte a fine anni ’60 le introducono come “Nessuno di voi era ancora nato quando abbiamo scritto questa canzone”.

M’inchino a cotanta tecnica, sapere e potenza, mischiata ad un’anima pop e commerciale che porta sul palco una canzone più bella dell’altra, in una non stop di hit pazzesche che sì in più di un momento mi fanno rimpiangere il mio posto a sedere quando vorrei essere giù in platea a scatenarmi in balli sfrenati (difficile contenersi con My Generation o con Baba O’ Riley).

Tante cose non le colgo, tanti substrati, sottotesti, significati altri e profondi, o anche solo i vissuti di chi in quegli anni c’era davvero (a dispetto di quanto dice Roger di suoi coetanei ce n’erano tra il pubblico). Ma in qualche modo la loro emozione di nostalgici ex hippy arriva tutta, e si mischia e si fonde col giovane diciottenne portato lì per caso dal padre, con la dark venticinquenne che quelle musiche le balla nei locali poco trendy, con l’appassionato di musica quarantenne che arriva diretto dal lavoro in completo d’ordinanza. Questa musica, questo rock unisce tutti e ci fa sentire tutti uno. Di concerti così se ne vedono pochi e nel dubbio mi sto già informando sulla loro prossima data alla londinese Royal Albert Hall… siete tutti avvisati!

Per la scaletta completa ecco qui

“Can’t Explain”

“The seeker”

“Who Are You”

“The Kids Are Alright”

“I Can See For Miles”

“My Generation”

“Behind Blue Eyes”

“Bargain”

“Join Together”

“You Better You bet”

“5:15”

“I’m One”

“The Rock”

“Love Reign O’er Me”

“Amazing Journey”

“The Acid Queen”

“Pinball Wizard”

“See Me Feel Me”

“Baba O’ Riley”

“Won’t Get Fooled Again”

 

Su Elisa

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Se si può dire di una cosa non facile nella mia vita è il rapporto con la scrittura… beh, ripensandoci, non è proprio l’unica cosa non facile. Ma d’altronde, se no, che noia sarebbe? A complicare il tutto, da buon Pesci, la costanza non è la mia dote migliore quindi su questo blog mi vedrete e non mi vedrete. Non sono parente di Houdini né tantomeno del divino Otelma, ma solo una giovane donna con la passione del cinema (odio quando mi danno della signora. Per galateo, dicono…). Sembro seria, ma non lo sono. E come potrei esserlo dopo aver scritto una tesi di laurea su Sex and the city?!?

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