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Scaccolatevi in privato, non in pubblico

Non riusciamo a capire quale sia stato il momento, il punto di svolta, che ha permesso di sdoganare lo scaccolamento in pubblico. Pretendiamo un ritorno alla vergogna, al senso del pudore che relegava questa oscenità solo in privato, perché vi riveliamo una cosa: fa schifo al cazzo.

Sei seduto in macchina, annoiato dal traffico cittadino, nell’attesa che l’ennesimo rosso abbia la pietà di diventare verde. Ti giri sulla destra, non per una ragione specifica, di certo non per farti i fatti degli altri, e vedi il guidatore della macchina di fianco che sta scavando con prepotenza nelle narici, magari dando un’occhiata curiosa o soddisfatta al prodotto: cazzo, questo è grosso davvero, e poi di quel verde corallo che mi ricorda tanto casa.

E tu dici che è nella sua auto. Va bene, lasciamo perdere che, per quanto nella tua auto, sei in pubblico. Ma allora che dire di quello con cui stai parlando, stai raccontando cosa ti ha detto il vostro amico riguardo la sua situazione lavorativa, e, per carità, c’è confidenza, in qualche modo intimità vista l’amicizia di lungo corso. Però cazzo, perché devi scaccolarti mentre ti parlo, soprattutto perché ti sembra normale farlo, ma ancora più soprattutto perché prima non lo facevi ed ora sì?

Scaccolatevi in privato, non in pubblico.

Qualcosa è cambiato, un tempo non era tanto frequente vedere gente che si scaccolava. Sia ben chiaro che in casa propria ognuno è libero di provare il sottile piacere di partire alla ricerca della caccola perduta. Auspichiamo una bella lavata di mani prima di uscire o di ospitare qualcuno, ma in fin dei conti occhio non vede stomaco non sbocca.

Quello che non capiamo è cosa faccia credere di potersi scaccolare in pubblico senza vergogna. Un tempo, lo scaccolatore pubblico era additato al pubblico ludibrio, fin da piccoli, quando tutto sommato ci si può passare sopra. Oggi invece, quando meno te lo aspetti, da chi meno te lo aspetti, senza nemmeno un moto di, non diciamo vergogna, ma almeno imbarazzo, ti giri e vedi l’interlocutore, il tizio di fianco, che si scaccola.

E tu, caro scaccolatore seriale, non credere che non si notino il pollice e l’indice che, meticolosamente e con sottile piacere, appallottolano, cercando di raggiungere la sfera perfetta, la caccola che ti sei appena tolto dal naso, quasi ad assaporare il momento, il risultato, in un tempo che tenda il più possibile all’infinito.

Pretendiamo un ritorno alla vergogna, al senso del pudore che relegava questa oscenità solo in privato, perché vi riveliamo una cosa: fa schifo al cazzo.

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