La spartizione - Piero Chiara

Citazioni – La spartizione di Piero Chiara

Una selezione di citazioni da La spartizione di Piero Chiara (leggi qui la nostra recensione)

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Santa Emerenziana è effigiata con una palma in mano, di fianco alla porta d’una chiesa in un paesello vicino a Cantévria. Andando a battezzare un bambino, qualcuno era stato colpito da quel nome che era poi dilagato. Un caso, come quelli di alcuni di Cuvio che si chiamavano Divo perché i parenti avevano letto sulla facciata della chiesa “Divo Martino Martiri Patrono”.

Ma nella mente di quel contadino incivilito dalle funzioni pubbliche operava, da quando era venuto a Luino, una specie di succhiello: l’idea di una sistemazione coniugale nella quale l’amore non avrebbe dovuto entrare neppure per caso. Egli voleva, e se lo voleva ci sarebbe arrivato, estrarre con la pinza delle sue dita da burocrate dal corpo vivo della popolazione femminile del paese la donna ideale.

Come gli animali saltatori, aveva tutte le sue virtù nelle gambe lunghe, piene e frementi anche quando stavano ferme, ma più che mai espressive quando camminava in salita per le strade di casa sua. Allora le impiantava col piede sicuro nell’acciottolato, facendo spostare a contrappeso le natiche che un brusco irrigidirsi del polpaccio fermava dopo due brandeggi, una dopo l’altra, come quelle di una cavalla sul terreno malfido d’un pendio.

Ma il demonio le mise nella mente un altro piano: tenere a bada i due uomini, fronteggiarli su due terreni diversi, togliere all’uno quello che l’altro non poteva dare e da tutti e due il loro miele, come una vespa golosa. Si sentì simile alle donne di certi romanzi che aveva letto con disgusto, nei quali creature equivoche giocavano con i sentimenti e apparendo di fronte a tutti integerrime, tramavano nell’ombra riuscendo a delibare l’amore in più d’una coppa e formandone un miscuglio inebriante.

Solo all frutta il Paronzini, a chi avesse saputo leggere dentro il suo gioco forse casuale, diede una risposta simbolica. Dall’alzata di porcellana sulla quale troneggiavano mele epere, tolse una mela e la pelò tutta in tondo facendo un solo nastro di buccia. La mela era marcia per due terzi. Il Paronzini fece un cuneo del terzo buono e lo posò sulla tovaglia; poi prese un’altra mela, che una volta sbucciata apparve anch’essa marcia per due terzi. Ripetè l’operazione di prima, mentre le sorelle lo guardavano in silenzio. Prese poi una terza mela, e benché fosse marcia solo per metà, tolse dal buono quanto bastava a comporre una mela intera con l’aggiunta dei due terzi che aveva messo da parte.

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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