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Valencia GP, adiós Jorge!

Il Gran Premio di Valencia doveva essere un appuntamento qualunque, tranquillo, senza novità, e invece no. Alle 10.00 di giovedì arriva l’e-mail che spiazza ogni nostro programma: conferenza straordinaria di Jorge Lorenzo. Questo voleva dire una cosa sola: Jorge si ritira. Dopo 18 campionati, 5 titoli mondiali e una stagione disastrosa con Honda, il maiorchino era pronto ad annunciare il suo ritiro dalle corse, da quel mondo nel quale è cresciuto, come pilota e come uomo. La notizia mi ha spiazzata, ed effettivamente devo tutt’ora capire fino in fondo che nel 2020 non ci sarà il 99 in griglia di partenza. Forse più con il cuore, avevo dato più credito alle voci che lo volevano nei test di Valencia a provare la nuova moto, per poi decidere il da farsi. E invece no. La sua carriera si è conclusa proprio con l’ultimo GP del 2019, e da questo momento in poi non disputerà più il Motomondiale.

È stato coraggioso, tanto. Ha chiuso la sua carriera forse nel modo in cui non avrebbe mai immaginato. Lo ammiro (anche) per questo. E se ho passato il giovedì pomeriggio a farmi domande su domande, la risposta l’ho trovata il venerdì. Nei suoi occhi. Finalmente liberi e felici, dopo mesi in cui erano spenti e a tratti anche spaventati. Era riapparsa, dal nulla, quella luce che negli anni aveva mostrato al pubblico. Ecco, quello mi ha fatto pensare che sì, lui aveva preso la decisione giusta, almeno per se stesso.
A noi resta solo che abituarci all’idea che il suo stile di guida unico, mantequilla, martillo e por fuera non lo vedremo più. Ammetto che in questa stagione avevo pensato al suo possibile ritiro, e mi era sembrato un pensiero surreale. Troppo presto. E che sia troppo presto lo penso ancora adesso, non perché faccio un paragone con altri piloti, ma perché ho sempre pensato che, testardo com’è, ce l’avesse fatta a riscattarsi, in un modo o in un altro (e proprio per questo ho anche perso una scommessa con un collega!). Invece no, Lorenzo ha capito che l’infortunio di Assen è stato troppo forte, troppo grave, troppo grande da digerire per lui. Ci ha riprovato, non ce l’ha fatta. Ha avuto l’intelligenza di capire che andare avanti così non aveva senso, che di vita ne abbiamo solo una e che senza la motivazione giusta, in questo sport dove si rischia la pelle a ogni curva, non ha senso continuare. 

Mi piacerebbe un giorno rivederlo in pista? No, sinceramente no. Mi piace pensare che finalmente sia pronto a costruirsi una vita fuori dai circuiti, lontano dagli allenamenti serrati, da quegli infortuni che l’hanno reso un pilota, un uomo più forte (vedi Assen 2013), ma forse più fragile, fisicamente e psicologicamente.

Ancora una volta ha avuto il coraggio di essere sincero, con sé stesso e con gli altri, mettendoci la faccia come a lui piace fare, ma come a molti invece in tutti questi anni non è mai piaciuto. Non è un segreto che Jorge sia stato uno dei piloti più “odiati” e antipatici della storia del motociclismo moderno. In primis perché in MotoGP è stato per sette anni il compagno di squadra di Valentino Rossi, e in diverse occasioni è stato anche più forte del pesarese. E si sa, questo soprattutto per i tifosi italiani è una stimmate. Se poi aggiungiamo la sua sbruffonaggine e la sua glaciale sincerità, ecco che viene fuori un pilota mal sopportato.

Almeno fino a giovedì scorso. Perché da quando ha annunciato il suo ritiro, sono stati centinaia i messaggi in cui le persone l’hanno addirittura esaltato. Quante belle parole ho letto, eppure nei suoi momenti d’oro e non, in pochi potevano vederlo. Troppo sincero, il ragazzo. Troppo scomodo con le sue dichiarazioni oneste. 

Lui è stato Jorge, con la sua lealtà, la sua freddezza, il suo egocentrismo, la sua gentilezza, la sua timidezza e quella maschera che indossava soprattutto davanti alle telecamere, e alla quale la maggior parte delle persone si è sempre fermata. In realtà dietro c’era molto altro, c’era un ragazzo “normale” che ha lavorato su se stesso con meticolosità per arrivare dov’è arrivato, senza fronzoli e sbavature. Forse fin troppo. Dietro però c’è una persona estremamente gentile, per quanto ho potuto conoscerlo, con una memoria straordinaria che si ricorda di tutti, anche quando ti vede solo quella volta all’anno. 

Jorge è un grande campione di motociclismo che ora finalmente è libero di godersi questa avventura straordinaria che si chiama “vita” in tutte le diverse sfaccettature che, almeno finora, non si era permesso di provare.

E non ha perso tempo. La sua prima mossa è stata quella di comprare un biglietto aereo per Bali, di sola andata. Per tutto il resto c’è tempo…

Suerte, campeòn! Y gracias, por todo. 

Valencia GP, adiós Jorge! ultima modifica: 2019-11-18T07:14:00+01:00 da Serena Zunino

Su Serena Zunino

Serena Zunino
Ligure d'origine, milanese di adozione, vivo le passioni in maniera viscerale - per la felicità di chi mi sta vicino - e sono curiosa come una scimmia

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