La recensione di Ultra Mono degli Idles

Idles la recensione di Ultra Mono

Idles, Ultra Mono: la recensione – Qual è il confine tra gusto vintage o citazionismo e attualità? Difficile stabilirlo, un modo di suonare vecchio può risultare molto interessante e attuale se gli spunti sono personali e sentiti. Insomma, se un po’ di passione riesce a trapelare oltre alla cortina del packaging di un disco.

Mentre ce lo chiediamo stanno uscendo dei buoni dischi che spesso guardano proprio al passato nelle produzioni. Così all’improvviso in questo strano settembre dell’anno 2020 esce un disco degli Idles che spiazza, un po’ stravolge e un po’ ricostruisce.

La band di Bristol arriva al suo terzo album dopo due buoni successi come Brutalism e Joy is an act of Resistance, con più energia se possibile e con ancora più brutalità, sfornando un disco carico di rabbia e ironia sadica. 

Sul fatto che Ultra Mono sia un disco punk ci sono pochi dubbi, anzi nessuno, bisogna però capire di che punk stiamo parlando. Precisiamo subito: stiamo parlando di un punk puro, ultra sincero.

La batteria che apre Ultra Mono si presenta da sola, brutale e spinta fa da tavolo di lavoro su cui si possono disporre gli strumenti del mestiere di un provato killer. Chitarre acide e ritmiche aprono un cabaret sinistro è grottesco in cui la voce di Talbot è libera di sperimentare la lallazione con un certo gusto dadaista. Il risultato è uno schiaffo pazzesco dritto dietro le orecchie. Il pezzo di apertura si chiama War e nel testo si intuisce bene che il titolo non è casuale, bensì programmatico. Un inno alla pace, ma esasperato dall’estetica della guerra. Una canzone già manifesto dei nostri giorni.

Ma il disco continua senza perdere colpi, altra botta di potenza con Grounds. 

Mr. Motivator, terza track di Ultra Mono, è una piccola chicca di gioia e rabbia, di violenta dolcezza. Una partenza in piena stile punk si apre ad un ritornello rock’n’roll tra chitarre taglienti e urli che diventano inni. Probabilmente Mr. Motivator é il pezzo più bello di Ultra Mono, non ha caso anche uno dei video meglio riusciti della band. 

 

Con Anxiety si continua sulla linea sottile tra punk e rock’n’roll, forse con qualche spunto in meno.

Kill them with kindness è un’allucinazione solitaria e visionaria, in cui la batteria monotona scandisce il tempo delle visione e della fuga. Pezzo che forse ha qualche debito con Nick Cave. Model Village è un pezzo divertente e ben costruito che alleggerisce mentre picchia duro sul concetto di ricchezza e sicurezza in piena filosofia punk.  Ne Touche Pas Moi è travolgente e tutta da vivere ballando con il braccio alzato chiuso a punto, pura energia addolcita da uno splendido ritornello arricchito dalla voce femminile di Jenny Beth che dona ancora più freschezza ad un pezzo spumeggiante. Carcinogenic rallenta ma non demorde, potente apre alla fantasia con leggerezza. Reigns e The Lover giocano con hip-hop e punk: divertenti ma non irresistibili. Bisogna andare a pescare nei B-Side degli U2 per trovare un pezzo con la stessa languidità ed energia di A Hymn. Pezzo riuscito per cupezza e atmosfera, in alcuni momenti potrebbe farvi venire i brividi.

Danke chiude i giochi sparando i fuochi d’artificio, ci riesce a metà ma rimane un grande pezzo con la batteria che sale in cattedra per compattezza.

Ultra mono è un album granitico che si attesta come un’ottima fotografia della canzone di rabbia moderna, attualissima. Con almeno cinque canzoni memorabili, gli Idles si dimostrano la band punk più in forma del decennio, anche grazie ad aperture che guardano da un lato a Nick Cave e da un altro al punk newyorkese underground. Album assolutamente da non perdere.

https://open.spotify.com/album/20O6GKv8VfyvL4Gy0TAJs7?si=Znh8su6YT_2mFA6TlGiG7g

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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