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MotoGP 2019 – GP d’Argentina, tra sussulti, sorpassi infuocati e quel benedetto ultimo giro

Dopo aver assistito, dal vivo, alla prima gara della stagione in Qatar, eccomi pronta a gustarmi il secondo GP, da casa, ma la cosa mi ha messo un po’ di nostalgia… Così ho optato per andare a vedere il Gran Premio d’Argentina in un pub

Vicino a casa mia ho trovato questo locale che trasmetteva in diretta la gara, e devo dire che pensavo si trattasse di un’esperienza più divertente. Pensavo che ci fossero più tifosi a guardare la MotoGP, invece le persone che c’erano erano per di più tifosi di calcio, e stavano aspettando la partita delle 20.45 Lazio – Inter.

Poco male, prendo la mia Murphy’s Stout media e mi posiziono davanti allo schermo, impaziente di vedere la gara. Non so voi, ma quando le gare sono la sera, per me le giornate diventano lunghissime. Mi sveglio già con il pensiero “Oggi c’è la MotoGP” e tenere a bada l’adrenalina fino alle 20 diventa una sfida. Mi distraggo, faccio cose, ma la mia mente senza preavviso fa il countdown a quante ore mancano all’inizio. Sono un caso perso, lo so. Complice poi il cambio dell’ora legale e la luce dorata che alle sei inondava ancora Milano, la serata sembrava non arrivare più.

Carica a molla, mi guardo intorno e mi rendo conto di essere l’unica emozionata ad aspettare la partenza. La griglia di partenza si svuota, parte il giro di ricognizione, e io sono lì che mi sfrego le mani, con il batticuore e il sorriso a 32 denti a dire “Dai, andiamo!”
Accanto a me ho un trio di uomini, sulla cinquantina, che sfottono qualunque cosa dicano i telecronisti e mi guardano come se fossi un’aliena al primo sussulto che faccio. Vedete un po’ voi, io non riesco a guardare una gara senza sussultare, con tutti quei sorpassi, quegli incroci e quelle traiettorie che dalla tv a volte neanche si capiscono bene come vanno a finire. Eh!

Il GP d’Argentina, un po’, lo temevo. Dal 2015 a questa parte è sempre stato il GP dei “colpi di scena”: prima il duello Marquez-Rossi con lo spagnolo che cade, l’anno dopo il duello Iannone e Dovi con la caduta del primo che travolge il secondo, nel 2017 Marquez cade da solo e Dovi viene tirato giù da Aleix Espargaro, e per concludere lo scorso anno nel duello Marquez-Rossi è il pesarese ad avere la peggio.

Dopo le prove libere e la qualifica una cosa era chiara: Marquez ne aveva nettamente di più. Solo un suo errore o la pioggia avrebbero forse potuto fermarlo, e dal momento che il meteo ci ha graziato, non ce n’è stato per nessuno. Ma nessuno, proprio.

Semaforo rosso, VIA! Marquez dalla pole fa una partenza ottima, prende la testa della corsa e mette subito decimi di distacco tra lui e gli avversari, che al penultimo giro arrivano a ben 12 secondi, un’eternità. Peccato, peccato perché almeno qualche scambio della leadership mi sarebbe piaciuto vederlo. Queste gare già “decise” un po’ mi annoiano, tanto che Marquez non veniva neanche inquadrato. Ha fatto una gara a sé, è stato semplicemente impeccabile. E che gli vuoi dire? Solo una cosa: bravo Marc, sei stato superiore, a tutti.

Fortuna che dietro di lui un bel gruppo se le è date di santa ragione e, fatemelo dire, c’erano ben QUATTRO italiani a lottare per il podio e le posizioni subito dopo.
Sul finale il podio è stata una questione tra Dovizioso e Rossi, Rossi e Dovizioso, Dovizioso e Rossi, e poi sì, all’ultimo giro, con tutto calcolato alla perfezione: Rossi e Dovizioso. Grande podio per il Dottore, che ha portato la Yamaha tra i migliori, grande iniezione di fiducia per il 40enne che però 40 anni non li dimostra affatto. Un podio sudato, un podio meritato, un podio di cui Vale aveva estremamente bisogno, come un assetato nel deserto ha bisogno dell’acqua. Un podio che, come dice lui, “dà gusto”!!

Terzo posto per Dovi, che sul finale, l’ho visto in difficoltà. Solitamente quando inizia il LAST LAP io inizio a pregare tutti i santi del calendario affinché nessuno si stenda, perché la determinazione del Dovi e la fame di Vale mi facevano un bel po’ di paura. Tra l’adrenalina, la strategia, la stanchezza e il sorpasso al millimetro, sbagliare può diventare molto facile, e invece quel duello lo volevo vedere fino alla fine con i nostri eroi al traguardo. Fortunatamente sono stata accontentata, almeno per quanto riguarda chi lottava per il podio, perché poco più dietro ecco che la frittata è stata fatta.

L’ultimo giro, in Argentina, è un po’ sfigato, diciamo così, e dopo una gara magistrale Franco Morbidelli non ha completato il 25esimo giro tirando giù l’incolpevole Maverick Vinales. Grande botta per il “Morbido” (e mi dispiace parecchio), e grande gesto di Vinales, che nonostante lo zero e l’adrenalina del momento, va da lui a sincerarsi delle sue condizioni. Un gesto bello, che non bisogna dare per scontato, neanche in uno sport pericoloso come il nostro.
Chiudono la top 5 un buon Jack Miller, quarto, che ha fatto dei bei numeri alla guida della Ducati, e Alex Rins, arrivato sul finale a stare con i migliori. Sesto posto per Danilo Petrucci, che rispetto al Qatar è stato più reattivo, questa volta ha mostrato unghie e denti e ha mandato il messaggio giusto agli avversari: “Quest’anno dovrete vedervela anche con me”.

Concludo con il dodicesimo posto di Jorge Lorenzo. Un risultato che non si può commentare, ovviamente, ma mi piace riportare la sua disarmante sincerità del sabato, quando per spiegare il suo enorme distacco dal compagno di squadra ha ammesso: “Le mie condizioni fisiche non sono il motivo delle mie prestazioni sottotono. Mi manca esperienza”. Eccola qui, nuda e cruda, la verità. Arriverà, arriverà, smorziamo sul nascere ogni genere di polemica inutile e diamogli tempo.

MotoGP 2019 – GP d’Argentina, tra sussulti, sorpassi infuocati e quel benedetto ultimo giro ultima modifica: 2019-04-01T16:21:21+02:00 da Serena Zunino

Su Serena Zunino

Serena Zunino
Ligure d'origine, milanese di adozione, vivo le passioni in maniera viscerale - per la felicità di chi mi sta vicino - e sono curiosa come una scimmia

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