Nel 1992 a Los Angeles, quattro agenti pestano brutalmente Rodney King, un afroamericano colpevole di non essersi fermato ad un posto di blocco. Prima vengono accusati di “USO ECCESSIVO DELLA FORZA”, poi rilasciati a fine processo
La comunità afroamericana di allora, già colpita dal fenomeno razziale e da un’ economia che non li tutelava, anzi li ghettizzava a scelte di vita problematiche, si ribellò in quella che venne definita la Rivolta di Los Angeles.
Una settimana fa è successa una cosa analoga a Minneapolis.
Cambiamo lo stato, rimaniamo nel crimine.
Il caso di George Floyd, il ragazzo nero “morto per asfissia causata da compressione al collo e alla schiena” per mano, anzi anatomicamente parlando, per il ginocchio del poliziotto Derek Chauvin che lo stava fermando.
Sono bastati 8 minuti e 46 secondi e George non respirava più.
Il suo crimine è stato pagare delle sigarette con una banconota da 20$ falsa e far insospettire l’impiegato che compone subito il 911.
Il video finisce sul web, l’opinione pubblica si scatena e le proteste iniziano come nel 92 fino ad arrivare ad oggi con altre immagini che lasciano dubbi sull’intenzione.
Le manifestazioni e le rivolte sono ancora una volta contro la supremazia bianca e sulle diversità che si percepiscono tra una razza e l’altra avente o meno soldi e potere, anche i gas lacrimogeni della polizia sono stati un esempio di travisamento verso il vero scopo dei disordini.
Da protesta a rivolta, in un svettata di proiettili di gomma, il passo è breve.
Ma il motivo forse ce lo spiega Tamita D. Mallory, un’importante attivista afroamericana, che ha dichiarato “Le persone nere sono in uno stato di emergenza, muoiono in uno stato di emergenza“, facendo riferimento a tutta quella fascia sociale che suscita sospetto se guarda una vetrina di Dior a Beverly Hills, per non parlare dei ghetti e dell’abbandono a se stessi in caso di cure, se non si hanno i soldi per pagare il servizio. Il 29 maggio un giornalista dell CNN è stato arrestato mentre faceva il suo lavoro, nessuna colpa a parte quella di non essere un bianco, per poi essere rilasciato solo con l’intervento del direttore del suo network.
Poi arrivano altri video di vetrine fracassate a calci e a sassate.
Arriva la rabbia nascosta e muta dei commercianti che spazzano quello che rimane dei loro sacrifici mentre tutto è distrutto dal fuoco e rubato da mani senza remore.
Ecco che George diventa per l’opinione pubblica e i mezzi di informazione colpevole dei crimini altrui, perché in una protesta lecita, purtroppo, c’è sempre chi sfrutta la causa per fini personali (lo vediamo ovunque, lo abbiamo visto anche da noi, in proteste politiche dove il colore della pelle c’entra ben poco). Si chiamano sciacalli e in questa società biancocentrica, a quanto pare, sembrano essere solo loro quelli che spiccano. O forse siamo noi che vogliamo vedere solo loro. Loro, l’ennesima giustificazione di noi bianchi per raccontarci che i neri sono quelli “cattivi”. Non è così, si tratta di pochi “altri” che sporcano una causa nobile e sacrosanta. Non facciamoci fregare.