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GP del Qatar, tra cammelli, paddock e orari notturni

MotoGP 2019 – Dopo sette anni in cui la mia stagione “dal vivo” iniziava dal GP di Jerez, questa del 2019 è iniziata dove inizia realmente: dal Qatar. Primo viaggio intercontinentale per lavoro, temperature estive, bagni in mare, giri turistici e grandi emozioni targate Italia

Finalmente, la stagione della MotoGP è iniziata, e quest’anno ho avuto il privilegio di essere presente in pista. Lo chiamo “privilegio” perché questa è stata la realizzazione di uno dei miei sogni e perché, se devo descrivere tutto il Gran Premio in una parola, lo farei con la seguente: “figata”.

La cosa particolare del Gran Premio d’apertura è che si corre quando là diventa notte, quindi vuol dire che fino alle 13 almeno (ora locale) non hai assolutamente nulla da fare. E voi magari pensate “Meglio, così te la prendi con calma e hai la mattina libera”, ecco ho scoperto che non è proprio così. Vero, hai la mattina libera, ma ti svegli già con il pensiero al circuito, ti svegli presto perché il tuo corpo evidentemente non ne ha per le palle di dormire quando fuori il sole è già bello alto, e quindi ti ritrovi da subito a essere tutta scombussolata, oltre che a dover fare i conti con le due ore di jet lag. Che non sono niente, eppure si fanno sentire. Solo la domenica, infatti, il mio corpo si è realmente abituato all’ora locale, svegliandosi con la sveglia. I giorni precedenti una o due ore prima ero già con gli occhi sbarrati, io che sono una dormigliona per natura.

“Disagio” a parte, è stato davvero un sogno. Sono arrivata il mercoledì nel tardo pomeriggio e il giovedì non vedevo l’ora di arrivare in circuito. Da buona italiana ho fatto prima un po’ la turista, mettendo la X sulla Corniche, sul famoso Souq, sulla conoscenza con i cammelli e concedendomi anche un bel bagno nel Golfo Persico, prima ovviamente di indossare la divisa e andare a lavorare.

Quando ho saputo che sarei andata in Qatar mi era stato consigliato di non guidare poiché, dicevano, che le strade possono cambiare rapidamente a causa dei  cantieri presenti ovunque. Fortunatamente ho seguito questo consiglio alla lettera e devo dirvi che avevano perfettamente ragione. Giusto per rendervi conto della situazione: il sabato al ritorno non abbiamo potuto fare la stessa strada dell’andata perché la viabilità era stata modificata. Così, nel giro di dodici ore.

Il 2019
Essere presente al primo Gran Premio della stagione è stato entusiasmante. Vedere le squadre che si preparavano alla prima di campionato, con ancora gli ultimi aggiustamenti da fare, piloti in nuovi team, team composti da nuove persone. A tratti mi è sembrato addirittura emozionante vedere “Pecco” (Bagnaia) entrare da Pramac, Lorenzo in Honda, Mir in Suzuki, tutto stava cominciando proprio lì, sotto i miei occhi, e io c’ero. Gli orari scombussolavano non poco, iniziare così tardi e finire ancora più tardi dava l’idea che la giornata fosse infinita, salvo poi avere la sveglia del mattino che ti riportava alla realtà.

Un’altra cosa bella del GP del Qatar è che, rispetto a tutti quelli europei, c’era poca gente all’interno del paddock. Che meraviglia! Si poteva camminare tranquillamente, non c’era la ressa di Misano, c’era più silenzio, più “concentrazione”, si potevano scambiare quattro chiacchiere più o meno con chiunque e senza fretta. Questo aspetto l’ho preferito alla grande. C’era una tranquillità che rendeva il tutto ancora più bello, c’era la calma prima e dopo la tempesta. E forse proprio grazie a questa tranquillità ho potuto notare due cose che mi hanno fatta sorridere.

Piloti, la bellezza della normalità


Che Dovizioso sia una persona piuttosto semplice, questo lo si capisce lontano un miglio, però fino a questo punto non pensavo. Infatti, prima dell’inizio della conferenza stampa, il giovedì, tutti i collaboratori dei piloti hanno portato il casco come da consuetudine. E poi vedo arrivare Andrea Dovizioso, con il suo casco chiuso nella borsa, che lo porta personalmente. 

Con lo stesso profilo basso ho visto Jorge Lorenzo, che dai più è considerato una persona piena di sé, che “se la tira”, in aeroporto. Era lì, da solo, che stava aspettando la sua valigia al nastro trasportatore, come ogni comune mortale, mentre non negava foto e autografi agli appassionati e ai curiosi. Questo nonostante il dolore alla spalla che da sabato lo infastidisce non poco. Ecco, due esempi belli che mi hanno fatto sorridere.

L’unico problema del GP del Qatar è che è durato troppo poco. Sarei stata ancora giorni ad avere quella routine, nonostante la fatica, l’emozione, l’aver saltato pranzi e cene, nonostante il (forte) vento e la bella umidità della sera. Sono tornata a casa con un ricordo bellissimo, con la sensazione di essere fortunata a esserci stata (nonostante tutto) e con la voglia di tornare, presto, a vedere la nascita del campionato. Sono state tante le emozioni, ho trovato tutto incredibilmente bello. Quell’odore di gomme misto a benzina che mi fa sentire a casa. Entrare nei box e vedere il dietro le quinte. Salutare i piloti e vedere la luce nei loro occhi, anche loro impazienti di iniziare. A volte, razionalmente, mi chiedo il perché di questa mia passione così viscerale. Me lo sono chiesta anche mentre dalla terrazza ammiravo il circuito immerso nel buio e illuminato dai fari. E non so rispondere a questa domanda, non so dire cosa mi emozioni precisamente. Però quando ci penso sorrido, e questo vale tutto.

Le sintesi delle tre gare

Moto3 – La prima gara dell’anno è andata in scena durante il tramonto (wow) e sì, mi sono divertita, mi è piaciuta, anche se sul finale speravo che i “nostri” riuscissero a fare di meglio. Kaito Toba ha comunque vinto un GP meritato, assolutamente, davanti a un buon Lorenzo Dalla Porta e ad un Aaron Canet che porta subito sul podio il Max Racing Team. Mi è rimasto l’amaro in bocca per Romano Fenati e Toni Arbolino. Il primo, competitivo da matti, ha eseguito una penalità che non doveva fare; il secondo è rimasto lontano dalla vetta e ha chiuso solo 16esimo. Applausi forti per Celestino Vietti Ramus, quinto al suo primo anno di Motomondiale, e bene anche Nicolò Antonelli, ottavo, che centra la top 10.

Moto2 – Ammetto che non l’ho potuta vedere tutta, dato che nel frattempo ho cenato e mi sono preparata alla MotoGP. Però mi sono guardata gli ultimi giri e ho assistito al trionfo di Lorenzo Baldassarri. Bravissimo!!! Luthi, dopo un anno decisamente sotto le aspettative in MotoGP, è tornato a mostrare quello che sa fare ed è salito sul secondo gradino del podio davanti a Marcel Schrotter. Peccato per l’errore e la caduta di Nicolò Bulega, buono l’ottavo posto di Luca Marini, ottimo il nono posto del debuttante Enea Bastianini.

 MotoGP – E poi, finalmente, ci siamo: la MotoGP. Li vedo lì, sulle loro moto, con lo sguardo concentrato, praticamente immobili, pronti a mettere in mostra il loro talento e a superare i 300 km/h. Ho il cuore che mi batte forte, le mani che sudano, il semaforo si spegne e via che si parte. La stagione 2019 è iniziata! Dovizioso e Marquez hanno aperto la fila, ma ben presto è arrivato un ottimo Alex Rins a rompere gli indugi e a creare scompiglio con la sua Suzuki. Peccato l’errore commesso sul finale, il podio se lo sarebbe proprio meritato. Dovizioso e Marquez avevano già chiaro in mente il finale e come lo scorso anno l’hanno disegnato alla perfezione, con il “Dovi” che ha battuto Marquez di soli 23 millesimi. MERAVIGLIOSO! Terzo posto per un Crutchlow costante e preciso, buon quinto posto per Valentino Rossi che ha dimostrato di aver lavorato molto bene nel box chiudendo come miglior pilota Yamaha e partendo 14esimo. Peccato per il ritiro di “Pecco” (Bagnaia) alla sua prima gara, e peccato anche per Petrucci, da cui mi aspettavo di più. Questa era la sua prima gara nel team ufficiale MotoGP, sono certa che in futuro non mi deluderà. Tredicesimo Lorenzo, che purtroppo deve continuare a fare i conti con le sue difficili condizioni fisiche, che non ha fatto certamente il debutto che aveva sognato sulla Honda, ma che, stiamo certi, è solo questione di tempo.

GP del Qatar, tra cammelli, paddock e orari notturni ultima modifica: 2019-03-12T15:03:07+01:00 da Serena Zunino

Su Serena Zunino

Serena Zunino
Ligure d'origine, milanese di adozione, vivo le passioni in maniera viscerale - per la felicità di chi mi sta vicino - e sono curiosa come una scimmia

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