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Diario di Viaggio – Un fine settimana a Napoli: cosa vedere e di cosa innamorarsi

Il freddo e la pioggia del nord mi hanno spinta a cercare ristoro verso il meridione, e mi sono così regalata un fine settimana a Napoli, tra i colori dei Quartieri Spagnoli, la degustazione della pizza e il canto, sempre stupendo, del mare

Ammetto che raramente sono andata oltre Roma, ma il popolo napoletano era da tempo che volevo conoscerlo e approfittando delle ottime temperature del posto, opposte rispetto al nord, sono andata a fare due giorni di full immersion nella città partenopea. Grazie al Frecciarossa ormai arrivi dall’altra parte dell’Italia in poche ore, ed essendo un’ottima cliente di Trenitalia con qualche sconto con la Cartafreccia sono riuscita anche a cavarmela con un prezzo piuttosto economico. L’arrivo alla stazione centrale di Napoli è comodissimo, da lì si prende la metropolitana e in un attimo si è in centro con la linea gialla in direzione Piscinola. La sistemazione me la sono scelta comoda, a due passi da Spaccanapoli, presso il Spaccanapoli Comfort Suites (via Francesco Girardi, 37) La mia fermata della metro era Toledo che dà sull’omonima via e con Google Maps è stato facilissimo arrivare a destinazione, e se lo dico io…

L’edificio che ospita l’hotel è storico, con alti gradini di pietra e circondato da case tipiche e l’accoglienza è stata fantastica, Roberto, il ragazzo dell’Hotel mi ha illustrato Napoli su una cartina, mi ha segnato i posti da visitare e le buone trattorie e pizzerie dove mangiare e per pranzo ho preso subito la palla al balzo seguendo il suo consiglio di andare al ristorante a Pignata, nei quartieri spagnoli, qualche minuto a piedi da lì. Il menù è diviso in due parti, quella con tutte le specialità italiane e quella con tutte le pietanze tradizionali con annessa spiegazione e ricordo famigliare, del tipo “Questa la faceva mia nonna tutte le domeniche…” Spinta da quest’aria casereccia ho preso un primo, pasta e patate, e ho assaggiato un misto di frittura, una delle loro specialità. Onestamente non saprei riscrivere i nomi dei vari fritti, ma era tutto estremamente buono e anche un po’ pesantino. Dopo aver pagato un conto onestissimo – “mica siamo al Nord!” – ho ripercorso la salita in direzione dell’hotel e percorrendo tutta la Spaccanapoli sono arrivata nel centro storico della città, voltandomi di tanto in tanto per vedere come questa via divide in maniera netta la città.

Una volta nel centro, dopo aver fatto tappa alla Chiesa di Santa Chiara e alla Chiesa di San Domenico Maggiore, mi sono ritagliata l’unico momento di cultura del fine settimana, sono andata ad ammirare di persona il Cristo Velato, nel Museo Cappella San Severo (via F. De Sanctis, 19).  Ammetto che ho avuto un paio di problemini con Google Maps, che ha voluto farmi fare il giro in tondo due volte facendomi tornare ogni volta in piazza San Domenico Maggiore, e a quel punto ho lasciato perdere il navigatore e con un po’ d’astuzia ci sono arrivata da sola. Olè! Comunque, sette euro ben spesi per un’opera d’arte incredibile. Incredibile la delicatezza del velo sul corpo di Cristo, i particolari, i dettagli sulle mani e sul viso, una perfezione che quasi sembra finta, considerando i mezzi con cui è stato fatto. Se passate da Napoli, ne vale davvero la pena. Ne rimarrete incantati!

Dopo aver fatto un altro giretto su via dei Tribunali, è arrivata poi l’ora della merenda, e avevo in mente un unico obiettivo: il babà! Quello vero, l’originale. Come spesso accade per i cibi tradizionali, erano molti i bar che vendevano questo dolce ed era presentato in varie versioni, c’era quello semplice, il babà ripieno con la crema, il babà nel bicchiere con crema e panna. Io mi sono limitata ad assaggiare il babà classico al Mazz Bar (Via dei Tribunali, 359), la cui dimensione era però estremamente grande, circa quanto la mia mano, e l’ho accompagnato con un bel thé caldo per facilitare lo stomaco nella digestione, in vista poi della cena. Una delizia unica!

Il pomeriggio l’ho passato a camminare a caso, arrivando al Duomo e scoprendo altre vie piccole nei dintorni, tra cui quella dei presepi (non perdetevela). Dopodiché, circa alle 19,  mi sono messa con pazienza a fare la coda alla pizzeria Da Marco che mi era stata caldamente consigliata. Ho dato il mio nome ed è iniziata l’attesa che è stata un po’ ingannata con uno spritz che vendeva il negozio accanto. Sul menù, e anche all’ingresso, c’è la foto sbiadita di Bill Clinton che quando era presidente ha fatto tappa in questa pizzeria. Ho ordinato una margherita e ho fatto fatica a finirla, che bontà! Da noi al nord le pizze sono proprio un’altra cosa. Questa era una pizza seria, con tanto pomodoro, tanta mozzarella, una pasta consistente, io l’ho adorata.

Il giorno dopo, domenica, la sveglia è stata relativamente presto per andare a visitare quanti più quartieri possibili. E a Napoli ogni quartiere è una storia a sé. Sono partita dai vicini quartieri spagnoli, dove nessuno indossava il casco sullo scooter e dove ho visto la Napoli di cui avevo sempre sentito parlare. Una Napoli colorata, dove le canzoni di Gigi D’Alessio uscivano da un terrazzino, dove c’erano i panni stesi e dove le abitazioni erano anche a piano terra. Salite e discese, gradini, strade piccole e spesso cieche, sembrava quasi di essere in un labirinto, un labirinto innondato da vari profumi di cibo. In questo quartiere ho notato che c’erano anche tanti santuari, con le foto di persone mancate che si vuole ricordare, una cosa che onestamente ho trovato molto bella.

Dai quartieri Spagnoli sono andata nella piazza del Plebiscito, bella e immensa, e poi ho fatto il lungo mare per ammirare il Castel dell’Ovo, quanta bellezza! La passeggiata sul mare, fatta poi con la giacca in mano per il caldo, è stata magnifica, e quanto è buono il profumo del mare! Ben presto è arrivata l’ora di pranzo e considerando la coda estenuante che c’è sempre nel ristorante di Sorbillo in via Tribunali, ho optato di assaggiare la pizza nella succursale in via Partenope, 1. Un pizza margherita e una coca-cola quasi dieci euro, considerando che aggiungono il servizio del 12%. Una pizza che ho fatto fatica a finire – per una volta ho dovuto lasciare i bordi – e che ho impiegato svariate ore a digerire. Gustosissima, niente da dire, però pesantina ecco. Per digerire meglio ho ripreso subito la camminata e sono andata nel quartiere accanto, Chiaia, e qui c’era ad attendermi un’altra Napoli. Questa parte mi ha ricordato un po’ Milano, palazzi belli, negozi per gente benestante. Era una Napoli elegante, dagli edifici alle piazze ai bar.

Subito dopo, mi è preso un abbiocco pazzesco, e ho così dovuto abbandonare l’idea di andare a vedere, anche solo da lontano, Posillipo. Perché se siete un amanti di “Un Posto al Sole” (e io lo sono…) capite bene che quella era una tappa prefissata già da tempo. La passeggiata però sarebbe stata troppo lunga, e ho preferito stare in riva al mare a prendermi un po’ di sole e a godermi quel primo caldo del 2018. Nel pomeriggio, ho poi deciso di tornare verso il centro, passando a vedere il Maschio Angioino – Castel Nuovo e l’università, e intorno alle 17 non mi sono fatta mancare poi la Napoli Sotteranea, in piazza san gaetano 69 (qui il sito internet). Ne avevo sentito parlare, anche male, ma l’esperienza l’ho voluta provare lo stesso e io l’ho promossa, per me è sì. Per dieci euro la ragazza ci ha raccontato la storia di questi cunicoli all’epoca della seconda Guerra Mondiale ed è stato molto interessante. Proprio accanto all’ingresso, in Piazza san Gaetano 72, c’è poi un fantastico negozio, Limoné, fabbrica di liquori mediterranei. I proprietari sono gentilissimi e mi hanno portata anche a vedere con quali macchine producono il limoncello, e oltre a questo vendono anche tanti altri prodotti alla cui base c’è sempre il limone (scorze di limone al cioccolato fondente, miele al limone, marmellata di limoni, ecc…)

La sera, l’ultima, sono rimasta su via dei Tribunali, dove ho ascoltato un po’ di musica napoletana live suonata da un cantante che si esibiva dal proprio terrazzo di casa, lasciando un cestino penzolante per l’offerta. Che gente incredibile! Del resto, Napoli, è bella anche per questo insieme di colori che si mischiano tra schiamazzi e suoni del clacson (altro che Milano). Tra le cose che mi ero prefissata di fare c’era il tour in metropolitana, per ammirare le Stazioni dell’Arte, ma purtroppo non ce l’ho fatta. Ne ho potuto vedere solo due, e vi assicuro che sono davvero meravigliose. Ad ogni modo, l’ho già messa nella lista delle cose da fare la prossima volta in cui tornerò, perché effettivamente a Napoli vale la pena tornare.

Testo e foto: Serena Zunino 

Diario di Viaggio – Un fine settimana a Napoli: cosa vedere e di cosa innamorarsi ultima modifica: 2018-04-06T15:33:34+00:00 da Redazione

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