Thegiornalisti @ Alcatraz, Milano – Tommaso, sposami

La nostra Clara è stata all’Alcatraz per recensire uno degli eventi più attesi della (fu) scena indie milanese. Parliamo del concerto dei Thegiornalisti, gruppo romano che definire in ascesa è un eufemismo pari al dire che la Rataijkowski è solo ragazza passabile. E insomma, doveva essere una recensione, e invece ne è uscita una dichiarazione d’amore. La pubblichiamo nel caso il Paradiso, quello fatto di baffi, romanità giocosa e amore straripante sui social, fosse in ascolto.

L’altra sera ho visto il Paradiso.
Tommaso all’anagrafe, professione frontman riccioluto e belloccio del gruppo Thegiornalisti e proveniente dalla Roma de core.
Un gruppo che di strada ne ha fatta tanta e in pochissimo tempo, passando dai locali piccoli (tipo l’Ohibò dello scorso anno) fino a meritarsi palcoscenici parecchio più grossi di quello che un artista “indie” medio può solo immaginare.
Il merito è dei testi brevi, orecchiabili, dalle melodie che ben si adattano al pop scanzonato, semplici e dirette, ma non fino a sentirle come sottofondo alla pubblicità del Cornetto. Please, no.
E insomma, dicevo, dai piccoli club della capitale al palco dell’Alcatraz di Milano è passato poco tempo ma anche un’infinità di sigarette, di birre e strofe cambiate con la sfacciataggine di quelli che possono permettersi di dichiarare il Sold Out e non solo nel capoluogo meneghino.
Pubblico misto, non adolescenziale, che ha ancora nelle orecchie le vecchie canzoni ed è curioso di vedere dal vivo Tommaso, se è davvero quello delle sue canzoni.
Lo è, anche se sa che il pubblico vuole questo e allora oltre a esserci, ci fa pure.
Anche quando saluta la mamma in zona vip per introdurre “Proteggi questo tuo ragazzo”, un tenerone insomma che piace a tanti, me compresa.
Ero lì in mezzo, con una birra in mano e cantavo.
Improvvisamente avevo di nuovo diciassette anni con l’esperienza sentimentale di una trentenne.
Lui era il bello che ti racconta cose che vorresti vivere o sentirti dire, era il ragazzo che ti piace, ma che non sa nemmeno che esisti, tanto per citare un’altra loro canzone.
Lui era quello a cui avrei dedicato pagine e pagine della Smemo.
Circondato la faccia patinata di una foto strappata dal giornale con cuori e margherite scarabocchiate a Bic.
Dedicato le sue stesse frasi, su pagine a quadretti.
Mi sono innamorata una decina di volte l’altra sera, d’altra parte era inevitabile.
Circondata da coppie che limonavano avidamente, con canzoni romanticissime in sottofondo, avvinghiati nell’atmosfera fumosa dei concerti anni Ottanta. Mi sono sentita quasi obbligata a farlo.
Mi aveva già convinta con la storia degli “sguardi che crepano persino il muro”, poi, arrivati alla dichiarazione che “i nostri figli giocheranno il lunedì”, non mi resta che dirgli che a cena se vuole gli faccio i bucatini cacio e pepe, non tardare.

Tommy, marry me.

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Clara mi ha imposto di aggiungere al pezzo questa foto, coi cuori disegnati con Paint manco fosse una letterina della fidanzatina delle medie. E ora che mi sono fatto forza e mi sono deciso a pubblicarla, mi chiedo: ma se Paradiso fa innamorare una cinica disincantata come la mia collaboratrice e allo stesso modo colpisce la ragazzetta che invece dall’amore pretende tutto il bello che può esigere chi non ha mai preso mazzate sui denti, allora Paradiso è un maledetto genio. Beh, forse genio no, però è di certo uno che se è arrivato fin lì è perché se lo merita. Perché, che piaccia o no, Paradiso e i Thegiornalisti hanno trovato quella semplice chiave che permette di arrivare un po’ a tutti, quella cosa mainstream (ah, che brutta parola) che hanno in pochi, tale per cui risulta credibile sia quando titilla i trentenni parlando di cornetti e bici rosse Atala, sia quando parla ai più giovani usando neologismi da far accapponare la pelle come “loserare” e amenità varie. 

Quello che mi fa ridere è che Paradiso viene criticato perché vuole dichiaratamente aprire i recinti e raggiungere il grande pubblico, le radio e le ospitate da Fazio. Beh, sticazzi, fa bene. Completamente Sold Out è un disco realizzato proprio con quell’intento lì, forse meno fresco di Fuoricampo ma di certo più assimilabile e con una matrice comunque comune a quella degli altri lavori della band romana. C’è chi lo chiama tradimento, a me sembra si chiami successo. 

Massimo Miliani

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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