“So come difendermi. In caso di pericolo io ho questo serramanico che mi porto sempre dietro. In caso di vero pericolo schiaccio il pulsante e si trasforma in un bastone da tip tap, così posso fare simpatia.” Woody Allen
Diffidate da chi si prende troppo dannatamente sul serio.
Anche nelle situazioni profonde, formali ed istituzionali.
Dovreste conoscermi ormai, amo il confronto, la divulgazione del pensiero, la possibilità di raccontare per conoscere. Ma amo anche ascoltare.
Ho avuto modo di incontrare parecchie persone in questi giorni in occasione della Design Week, della Milano by day & night del Salone del Mobile, della frenetica città che dorme solo quando decide lei.
Persone di nazionalità diverse, dallo strato culturale apparentemente percepibile, dalle parole e dai modi che gli appartenevano.
Molto poche a volte, come un fiume in piena altre.
Parole accompagnate da occhi fissi nei miei o vaganti nel cosmo intorno al soggetto che le esprimeva.
Ho ascoltato tanto in questi giorni e vi posso confermare una cosa: la troppa serietà mi provoca l’orticaria.
Inizio a percepire un leggero prurito mentale quando nelle prime battute scambiate, il “soggetto” non accenna neanche lontanamente ad un abbozzo di sorriso, figuratevi se il dialogo si trasforma in monologo e l’atteggiamento è quello del “so tutto io e lo so meglio di chiunque altro”.
Quanta fatica fate a reggere un ruolo così?
Non si può piacere a tutti, non si può essere simpatici a tutti, ma dall’essere un clown ad un beccamorto ( volgarmente detto sotterra-morti) c’è una serie di passaggi che potrebbero essere considerati per il bene della società e in primis di noi stessi.
Sembrare saccenti ed essere al di sopra dei propri ruoli rischia di farci cadere nel ridicolo, soprattutto se smascherati da una preparazione a dir poco elementare.
Quindi, sempre meglio essere semplicemente noi stessi, con i nostri limiti e la nostra umiltà, piuttosto che essere smascherati dalla nostra inadeguatezza.
L’insostenibile pesantezza della serietà non fa per me.
Amo ridere e cerco di circondarmi di persone che me lo permettono.
Di potermi esprimere con un sorriso che nasce per caso e finisce a tarallucci e vino nell’anima e non solo.
Di parlare di filosofia e calcio con la stessa serietà rivisitata, di raccontare il mio lavoro con la speranza di imparare qualcosa da quello degli altri.
Per avere qualcosa in più che sono certa di non conoscere, che sia una pratica legale o come fare una maionese senza impazzire io.
E se poi così fosse… beh, ne riderei lo stesso.
Consiglio letterario: