È stato bello finche è durato. C’è un inizio ed una fine per tutto, anche se i ritorni sono inevitabili. Magari con una modifica o una reinterpretazione, soprattutto se si parla di moda.
E si parla proprio di quello, di stile, di modi di essere o di apparire?
Forse entrambi.
Ma veniamo al dunque: il caro hipster, capello e barba curata in sella alla sua bici, saluta e pedala via verso il barbiere che lo farà diventare yuccie.
Un nuovo personaggio metropolitano caratterizzato dalla voglia di fare e brigare per raggiungere il Nirvana della propria creatività.
Artisti, scrittori, domatori di struzzi e tutti colori che cercano un riscatto professionale con una vena estrosa sono pregati di recarsi al Banco delle Attese, tirarsi su le maniche e portare avanti la propria inventiva.
L’importante non sarà più farsi il baffo retrò e presenziare nei locali cool della città, bensì perseguire i propri obiettivi creativi cercando di sfondare sul mercato per diventare i nuovi yuppies che avevamo lasciato negli anni 80.
Difficile con i tempi che corrono.
Il Giovane Creativo Metropolitano -Young Urban Creative, da qui l’acronimo- porta avanti i propri sogni, facendo lavori che gli permettano di pagare le bollette, ma non demordendo in fatto di passione.
Come dice il loro portavoce David Infante, scrittore di Brooklyn 26enne: “Diventare ricchi in fretta sarebbe fantastico, ma diventare ricchi mantenendo la propria autonomia creativa è il sogno degli Yuccie.“
Devo ammettere di conoscere parecchie persone che potrei catalogare come yuccie, ragazzi che sanno creare cose pazzesche, app avveniristiche da proporre a Apple, sceneggiature da Oscar e vestiti d’ Alta Moda, ma che, mondo beffardo, tirano avanti facendo altro.
Non ho mai pensato di dare loro un nome come si fa con una specie di flora e fauna non ancora catalogata, solo la mia profonda stima e l’incoraggiamento a non abbandonare mai un sogno realizzabile.
I cassetti sono già pieni di cianfrusaglie.