Esistono luoghi dimenticati che quando si scoprono sembra di essere uno dei protagonisti dei Goonies…no, non Sloth! Stupore e occhi che brillano per il tesoro nascosto. Questo è quanto mi è successo venendo a conoscenza degli alberghi diurni di Milano
Una Milano sparita, che poi tanto sparita non è, ma basta solo capire da dove entrare e la scoperta è fatta.
Sta a pochi metri sotto i nostri piedi, nella trafficatissima zona di Porta Venezia, più precisamente in piazza Oberdan con ingresso dalla scala di accesso alla metropolitana all’angolo tra Corso Buenos Aires e viale Vittorio Veneto.
Il Diurno Venezia venne costruito nel preistorico 1925 e dopo trent’anni di onorata carriera arrivò in mano al Comune di Milano che ne è ancora proprietario.
“Nel progetto erano previste 30 cabine da bagno tra comuni e di lusso, 6 cabine per doccia con spogliatoio, dieci gabinetti da toilette, 2 Wc, un locale per guardaroba e stireria, una buvette, un’agenzia postale, salette per trattative di affari, vendite di fiori freschi, oggetti di cancelleria, riviste e giornali, un ufficio bancario, un’agenzia commerciale, un parrucchiere per uomo e donna, un manicure, un casellario postale, due cabine telefoniche, scrittoi al centro della sala, un ufficio copisteria a macchina, un deposito piccolo bagaglio, un’agenzia turistica, un deposito di biciclette con custode, gabinetti di decenza, posti per lustrascarpe.”
Questo è quanto emerge dai documenti che girano in rete in relazione al luogo.
Uno di quelli che meritano di essere riportati in vita, per far conoscere la poesia e la bellezza di un’attività legata ad un progetto architettonico che fa parte della storia della città.
Un luogo che sarebbe bello visitare liberamente per renderci conto che rispetto a tante brutture o installazioni moderne, ha qualcosa da raccontare.
Dove il tempo sembra essersi fermato e dove forse mi fermerei anche io.
Poesia in stile Liberty sotto l’asfalto vibrante.