Chi non ha mai aspettato non sa cosa sia l’attesa. Quello stato di costante incertezza che provoca un meccanismo di dipendenza. Che cosa insopportabile.
Aspettare una risposta, che il tempo scorra, che il telefono squilli o l’onda perfetta. Che arrivi l’autobus, l’esito di un esame o il volere di qualcun altro. Che l’operazione finisca e vada tutto bene, che i nove mesi passino serenamente e che il giorno di licenza arrivi in fretta. Riabbracciare qualcuno che manca alle mani, che l’orologio vada più veloce, che la strada si accorci e che i dubbi spariscano. Sempre in attesa sei. Senza musica di sottofondo però.
Raccontano che le cose belle sono quelle che ti fanno dormire la notte, ma che forse conquisti passandole con gli occhi sbarrati, guardando il soffitto. Dicono anche che le cose per cui vale la pena di lottare sono quelle che è il cuore a decidere. Che le risposte sarebbe meglio averle subito piuttosto che logorarsi nel non sapere, allora perché non chiedere? Per la paura, per il non sentirsi adeguati o per la poca importanza?
Intanto si sta in attesa. E si spera.
Si spera che il telefono squilli, che l’autobus arrivi puntuale e che tutto vada per il meglio. Che la realtà sia meglio di quello che la testa ci fa immaginare. Che ci siano delle certezze, anche piccole, ma pur sempre ancore che stabilizzino la nostra struttura vacillante. Realizzare che non tutti sono portati ad aspettare, senza perdere la pazienza e voler accelerare i tempi.Il Tempo se ne frega. Mettetevi comodi, fate dei respiri profondi e vedrete che non è così difficile come sembra.
Se volete degli spunti, tanto deliziosi quanto veri, ecco un libro che parla di un’attesa lunga quarant’anni.
Fatta di memorie e di riscatti.
Di amore, amicizia e dolore.
Racconta la vita e l’arte di saper aspettare.
“LE BRACI” Sandor Màrai, Adelphi, lo trovi qui sotto.