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Ci vediamo un giorno di questi, Federica Bosco

Autrice nuova per me, che si è rivelata una grande sorpresa. Questo romanzo è speciale, ti entra dentro, pretende di essere letto, scandito dagli innumerevoli colpi di scena, dal suo ritmo veloce e dal linguaggio quotidiano. Ecco perché non potete perdervelo 

Una bella scoperta

Ne ho posticipato la consegna in biblioteca, perché avevo intuito che mi avrebbe fatto bene leggere “Ci vediamo un giorno di questi”. E avevo ragione. L’avevo scelto due mesi fa dallo scaffale per il titolo misterioso e la bella copertina, con questa passatoia che si perde in mezzo al mare, diverse tonalità di azzurro, le nuvole bianche. L’ho aperto e aveva l’impaginazione giusta, non c’è stato bisogno di altro per convincermi. I tanti impegni quotidiani hanno fatto volare il primo mese senza che me ne accorgessi, poi l’ho ripreso in mano e ho sentito che avrei dovuto leggerlo. Cosa mi sarei persa se non l’avessi fatto!

La storia, all’apparenza, è quella di un’amicizia viscerale tra “Cate” e “Ludo” (Caterina e Luovica) che condividono ogni momento delle rispettive vite, ma in realtà dietro c’è molto di più. C’è una storia d’amore travolgente, non quella che normalmente caratterizza i romanzi rosa, qui si tratta del forte amore per la vita che ci si rende conto di provare solo quando situazioni difficili ci toccano, o anche solo ci sfiorano. E allora lì tutto viene a galla, capisci forse per la prima volta il valore della vita, la sua essenza, capisci che si vive come se la vita fosse eterna, ma che in realtà è il perfetto opposto. 

Il romanzo è ricco, ricchissimo di colpi di scena, uno via l’altro, dettano un ritmo veloce che ti rapisce. La storia è molto intensa e vengono toccati tanti temi diversi: dalla donna che cresce un figlio da sola, alla violenza psicologica in una relazione, dalla malattia alla capacità di vivere senza ormeggi, al rapporto con i genitori, alla realizzazione dei sogni, eccetera eccetera. C’è un tempo per ogni cosa, ed è (inevitabilmente) quello giusto. I tantissimi dettagli rendono ancora più calda la storia. Più volte mi è sembrato di vedere la casa di Ludo, il cane Hugo, il centro di Cate. Anche quando leggevo il libro in tram, perché non riuscivo ad aspettare di arrivare a casa. 

A  fare da cornice a questa bellissima emozionante storia è la città di Genova, vicinissima a dove io sono cresciuta, che ha riacceso in me un barlume di anima ligure. Leggere di pesto, focaccia e panissa è stato qualcosa di accogliente dal mio punto di vista, che inevitabilmente mi ha avvicinata alla storia. Poi ad  un certo punto entra di prepotenza l’Australia, una terra che almeno una volta nella vita vorrei visitare, sebbene abbia già conosciuto per diverso tempo un australiano (radicalmente profondo da Matt). 

Il finale è dei più belli, ho pianto come una fontana e soprattutto, non ero assolutamente pronta a quel finale. Poi ho continuato a piangere anche leggendo i ringraziamenti, perché lì si capisce cos’ha spinto Federica Bosco a scrivere questo romanzo, e il dietro le quinte è sempre il mio preferito. E ha proprio ragione lei che in fondo scrive: “Non lasciate passare un giorno nel rancore. Oggi potrebbe davvero essere l’ultimo che passiamo qui, fate in modo di essere in pace con tutti”.

Cala il sipario. Applausi.

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Ci vediamo un giorno di questi, Federica Bosco ultima modifica: 2018-12-11T13:52:44+02:00 da Serena Zunino

Su Serena Zunino

Serena Zunino
Ligure d'origine, milanese di adozione, vivo le passioni in maniera viscerale - per la felicità di chi mi sta vicino - e sono curiosa come una scimmia

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