Il 36enne di Casnigo ha conquistato giudici e pubblico con la sua competenza e con il suo altruismo. E con la determinazione a realizzare il sogno di una vita: aprire una pasticceria tutta sua. Ecco come è andata la puntata, ma soprattutto, ecco perché questa trasmissione è stata un successo
Un programma ben fatto
Venerdì 1° dicembre è andata in scena l’ultima puntata, dopo tanta attesa, ed ecco perché sono stata una grande appassionata della trasmissione. Prima di iniziare a dire la mia premetto che fino a qualche mese fa vivevo senza tv in casa, quindi non è così facile che un programma mi conquisti tanto da diventare un appuntamento fisso durante la settimana. Bene, Bake Off Italia edizione numero 5 mi ha rapita. Il venerdì sera, in qualunque posto fossi, quello era il mio appuntamento settimanale che non mi sarei mai persa per nulla al mondo, non c’era altro impegno che tenesse. E ammetto, con un pizzico di imbarazzo, che ho atteso la serata della finale con grande impazienza, rivolgendo più di un pensiero a quella puntata in cui sarebbe stato incoronato il vincitore. E sembrerà scontato dirlo, adesso, ma il mio tifo era tutto per Carlo, il serramentista bergamasco che ha sempre cucinato con dedizione, passione e cura ogni dolce gli venisse proposto. Ma facciamo un passo indietro, parliamo prima del programma. In ogni puntata sono previsto tre prove: quella creativa, quella tecnica e quella “Wow” che i tre giudici Ernst Knam, Clelia d’Onofrio e Damiano Carrara – la novità dell’edizione – hanno attentamente assaggiato e valutato. Il tutto è stato farcito dalla dolcezza di Benedetta Parodi, che con la sua delicatezza ha confezionato alla perfezione ogni puntata, nella quale non mancava mai qualche momento di emozione.
Non sono mai stata una patita di programmi di cucina, in primis perché le ricette sono sempre troppo elaborate per una che non smanetta più di tanto tra i fornelli, e poi perché mi fanno venire fame, ed è inutile stare a guardare pesce fresco, tartufo e altre delizie, quando in frigo hai solo dell’insalata e del petto di pollo. Con Bake Off il discorso è stato diverso. Bensì mi facesse venire voglia di provare tutte quelle dolcezze elaborate, ero attratta più dalle loro preparazioni, dal vedere i pasticceri amatoriali destreggiarsi tra macarones e torte esagerate – quella molecolare non l’ho ancora capita – ovvero vedere persone normali alle prese con le difficoltà della pasticceria di alta classe, che mi ha fin da subito portata ad ammirare tutti i concorrenti.
I punti di forza di Bake Off Italia
La ciliegina sulla torta sono state le tante spiegazioni dei tre giudici, che ho ascoltato pendendo dalle loro labbra. Spiegazioni che onestamente non pensavo neanche potessero esistere, dal momento che per me i dolci sono tutti perfetti, anche quelli venuti non benissimo, e considerando l’alto livello dei concorrenti… Non riesco a immaginarla una torta Sacher un po’ secca, o meglio, io la mangerei comunque di gran gusto. Ma questo programma è proprio incentrato sulla pasticceria, e tre dei migliori intenditori del mondo sanno riconoscere con esattezza ogni sfumatura, che sia un minuto di troppo nella cottura della frolla o un burro troppo lavorato. Il trio dei giudici è stato proprio ben pensato, e si è rivelato molto equilibrato. C’è il burbero Ernst Knam, che alla fine poi si dimostra meno burbero di come vuole far credere, c’è la grazia di Clelia D’Onofrio che ha sempre detto la sua con la dolcezza tipica delle nonne, e la fresca simpatia di Damiano Carrara, giovane pasticcere di Lucca sbarcato a Los Angeles, che nel dire la sua ha anche inventato un proprio vocabolario. I concorrenti sono stati allegri, positivi e creativi, e man mano che si avvicinava la finale han sentito sempre più la pressione della sfida. Il mio preferito è sempre stato Carlo, il bergamasco, il più equilibrato, quello che a volte esagerava nelle presentazioni, ma che ci ha sempre creduto tantissimo e che ha sempre portato insieme passione e precisione. Fino alla fine ero però convinta che vincesse Tony, studente 21enne dotato di grande talento che ha più volte preparato vinto le sfide, nonostante la giovane età.
Il tocco vincente del programma è stata l’umanità che si è respirata al di là del piccolo schermo, grazie anche alla bella amicizia nata tra i pasticceri amatoriali, che si sono aiutati tra loro fino alla penultima prova e che ha fatto entrare lo spettatore in una dinamica famigliare dalla quale poi, staccarsene, è stato impossibile, almeno per me.
Volete diventare bravi pasticceri? Per cominciare vi serve un libro di ricette, cercatelo qui!
Testo di: Serena Zunino