Primo amore e altri affanni - Harold Brodkey

Primo amore e altri affanni – Harold Brodkey

La poeticità di Primo amore e altri affanni di Harold Brodkey sta nel non appiattire ciò che parrebbe tempo di passaggio, ma nell’innalzare ad attimi di profondità il normale flusso della vita.

Primo amore e altri affanni di Harold Brodkey

Dieci racconti datati 1958, più uno extra inserito in questa edizione della Fandango. I protagonisti sono tutti giovani, si va dalla prima adolescenza ai primi anni di matrimonio: un focus chiarissimo che suona come una dichiarazione d’intenti:

Entrambi credevamo che se fossimo stati accorti e avessimo fatto le cose per bene, avremmo potuto evitare di diventare come i nostri vecchi. “Ti danno consigli”, sottolineava Duncan, “non si fermano mai a considerare ciò che tu pensi di quello che sono diventati.”

Parlano tutti in qualche modo d’amore, declinato sotto diversi aspetti: di coppia, familiare, genitoriale, amicale. Nulla di melenso, beninteso, il romanticismo è lasciato proprio da parte, quando fa capolino si tratta della foga del sentimento giovanile.

Sono dieci racconti che, alla fine della lettura complessiva, danno l’impressione di disegnare un percorso unitario. Come se seguissimo la crescita di un protagonista: la prima adolescenza, con la paura d’amare e il disperato bisogno di essere amato; il primo amore e gli affetti familiari; l’amicizia travolgente della gioventù; la prima storia seria, quella che tende al per sempre tra gli impacci; l’ultima interiore ribellione al conformismo del matrimonio; e poi il rapporto di coppia nel matrimonio, con la pressione e la bellezza che i figli aggiungono.

L’unica differenza è che non c’è un solo protagonista, anche se i racconti ambientati nel matrimonio vedono tutti Laura al centro, bensì diversi, passando dal maschile al femminile. In questo modo Brodkey disegna una parabola che, pur scavando nell’intimità, si impregna di un’universalità più spiccata.

La precisione sentimentale del dettaglio

Devo dire che in un primo momento, anzi fino a conclusione della lettura, non ero convinto di queste pagine, sentivo che mi stavano comunicando qualcosa ma non riuscivo a coglierla. Chiuso il libro, e quasi catalogato tra le letture di passaggio, è iniziato un lavorio interiore che mi ha concesso di rivalutare quel che avevo appena terminato. Non c’è voluto molto, nell’arco di ventiquattro ore ho cambiato idea, come se Brodkey mi avesse braccato senza sosta per reclamare giustizia.

I dieci racconti tracciano un’epica del quotidiano commovente, disegna con precisione il sentimento dell’attimo, cura i particolari dei piccoli e fondamentali sommovimenti dell’animo. I momenti di svolta della vita non trovano l’apice nelle grandi scelte, ma nel lavorio costante delle riflessioni sullo spirito, concedendo splendore alle consapevolezze scaturite in un giorno qualunque, nel giornaliero richiamarsi a se stessi.

La poeticità di questi racconti sta nel non appiattire ciò che parrebbe tempo di passaggio, ma nell’innalzare ad attimi di profondità il normale flusso della vita. Si vive di pensieri alla mano e sono proprio questi che ci formano in gioventù, costruiscono il nostro stare al mondo, facendo crescere la consapevolezza del vivere.

Si tratta di un certosino scavo dei sentimenti, non volendo perdere le tracce di noi sparse nel mondo, quelle che tendiamo ad accantonare ma che risalgono alla superficie del cuore ogni volta che riusciamo ad essere veri. Senza retorica, ma con una forza che costringe alla sincerità più profonda.

[…] Voleva soltanto che questo giorno continuasse sempre e per sempre, senza finire mai, con tutte le sue gioie intatte, e nessuno cambiasse e niente di nuovo accedesse, proprio queste cose in un ripetersi e ripetersi senza fine. Perché, come potevi sapere se la felicità sarebbe tornata? E se fosse tornata, sarebbe stata bella come questa?Laura sospirò e si asciugò gli occhi furtivamente. Il guaio della felicità è che ti fa paura.

In quest’ottica, il racconto che ho preferito è Allo specchio, tutto giocato nel tempo della preparazione ad un’uscita passato davanti a uno specchio. Laurie deve vestirsi per andare a conoscere i genitori del proprio ragazzo, tra la pressione del conformismo e la voglia di rimanere impertinente.

Non che sua madre fosse coscientemente una snob; per quel che Lurie ne sapeva, sua madre non era gran che cosciente di nulla. Andava a orecchio; c’erano cose che le suonavano giuste e altre no. Laurie aveva una tendenza per le “altre no” e così si sentiva costretta a giudicarsi una ragazza un po’ troppo vivace.

Harold Brodkey – Primo amore e altri affanniFandango
Traduzione: Grazia Rattazzi Gambelli

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Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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