Il prezzo di Dio
di Okey Ndibe è un libro intenso, focalizzato su un personaggio animato da una debolezza tanto insidiosa da portarlo alla decisione di trafugare e vendere la statua del dio del suo villaggio. Un viaggio all’interno dell’emarginazione dell’immigrato che fatica, anche se non vogliamo vederlo, ad essere accettato. Ma soprattutto la storia di un uomo irrisolto e incapace di fare i conti con se stesso, con il proprio paese di origine e con quello di approdo.
Qual è il prezzo di un dio? Domanda complicatissima, blasfema e senza risposta direte voi. Invece la società occidentale sa rispondervi in modo semplice e lineare: il prezzo di un dio è il suo valore di mercato, non c’è molto da dire o da girarci attorno.
Poi bisogna considerare che ogni dio ha un valore diverso per ogni persona. Se sei in qualche modo, non per forza religioso, legato alla divinità da valutare essa ha per te un valore inevitabilmente diverso rispetto a qualcuno che le è straneo; è così anche se non te ne rendi conto, è così da qualche parte dentro di te.
Altro elemento da considerare è che una divinità ha il prezzo corrispondente alla propria vita: per chi arranca ha un valore misero in fatto di fidelizzazione ma alto nel campo dell’aspettativa, della ricerca spasmodica di un miglioramento.
Dunque si tratta di un libro sugli dei? Niente affatto, è un libro sugli uomini e sulla società che sono stati in grado di creare. Ike è un immigrato nigeriano che vive a New York, stiamo parlando di una persona laureata che spera, o meglio ha sperato, di fare fortuna, per sé e per sua madre e sua sorella, negli Stati Uniti grazie al proprio titolo di studio. Ma la faccenda si è complicata perché gli Stati Uniti sono il paese delle opportunità non delle pari opportunità. Davvero un immigrato nigeriano laureato, costretto pure ad abbreviare il proprio nome perché impronunciabile, può sperare di accaparrarsi un lavoro corrispondente al proprio titolo di studio? Più facilmente si accaparrerà un taxi e una moglie di convenienza per farsi cittadino, per poi veder andare tutto a rotoli e non riuscire a scorgere una via d’uscita.
Ike però ha scoperto della Foreign Gods Inc., una galleria che commercia divinità esotiche. Di fronte a lui, alla sua disperazione, incapacità di scorgere una prospettiva, delusione pseudo amorosa, debolezza da cui non riesce a scuotersi, insomma di fronte ad un uomo il cui sogno si è infranto tra le mani ecco che la luce in fondo al tunnel assume le sembianze della divinità del suo paese natale. Così decide di fare ritorno a casa e trafugare la statua del dio, consapevole della pressione della madre e della sorella perennemente in attesa dei soldi promessi dall’America, ma ignaro di quanto il viaggio lo coinvolgerà in maniera più profonda. Tra ricordi, affetti, astio, cattolicesimo da predicatori e sensi di colpa Ike si destreggia nel modo sicuro della persona colta che ha superato certi meccanismi e maldestro di chi non ha mai fatto i conti con se stesso e le proprie origini e fallimenti.
Sarebbe riduttivo credere che questo romanzo sia esclusivamente volto alla critica della società occidentale che si è permessa di perdere troppi valori per strada, anche se questo elemento è ben presente già nello svolgimento della vicenda. Il personaggio di Ike è ben più complesso, emarginato dalla società in quanto diverso ma anche incapace di reagire, di evitare diverse rovinose cadute. Non è un protagonista simpatico quello de Il prezzo di Dio, si presenta ricco di sfaccettature, conti aperti con il passato, incapace di gestire il presente e inetto a costruirsi un futuro. Naviga tra due realtà: l’iperbolica e scintillante società americana in cui non riesce a trovare lo spazio desiderato e l’originaria Africa che si porta dentro in un misto di rimpianto e rinnegazione.
Okey Ndibe ci accompagna in questo viaggio con una scrittura evocativa, intensa ma mai pesante, trovando il modo di inserire ironia e sarcasmo che calzano a pennello. Gran bella prova per lui e per le Edizioni Clichy che hanno creduto in questa pubblicazione.
Dal sito di Edizioni Clichy, Il prezzo di Dio. Ike, immigrato nigeriano che vive a New York, è convinto di aver toccato il fondo. Malgrado una carriera scolastica impeccabile, coronata dalla laurea in economia in un prestigioso college statunitense, vede sempre frustrate le sue ambizioni lavorative per via del marcato accento. Costretto a sbarcare il lunario facendo il tassista, finisce per sposarsi in fretta e furia con la speranza di assicurarsi la sospirata green card, senza considerare gli strascichi che avrà su di lui il divorzio, altrettanto repentino, dalla disinibita Queen Bee. E tutto questo mentre la madre, rimasta vedova in Nigeria, continua a chiedere a gran voce il suo aiuto. Intrappolato in una parabola discendente, devastato dagli effetti dell’alcol e del gioco d’azzardo, un giorno Ike riceve da un amico un articolo di giornale in cui scopre l’esistenza di una particolare galleria d’arte in città, la Foreign Gods Inc., specializzata nel commercio di divinità esotiche. L’emarginazione, la solitudine e i tanti errori commessi in passato lo spingono a ricorrere a misure drastiche per dare finalmente una svolta alla sua vita. Decide così di trafugare e rivendere la statua dell’antico dio guerriero del suo villaggio natio. Il ritorno in Nigeria, però, non sarà rapido e indolore come credeva e Ike si ritroverà faccia a faccia con se stesso e la sua storia. In questo vivace romanzo, avvolto da un’aura a tratti mistica, Okey Ndibe delinea con sottile ironia le dinamiche del villaggio globale in cui viviamo, mostrando come l’avidità ha il potere di consumare ogni cosa, compreso il sacro, e svelando i sogni, le delusioni e le frustrazioni di chi continua ad inseguire il miraggio dell’America come terra di opportunità.
Valutazioni emotive:
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