Io sono Jonathan Scrivener, Claude Houghton

Io sono Jonathan Scrivener di Claude Houghton, un giallo molto particolare, in cui ad essere indagati non sono fatti, bensì personalità. Chi è Jonathan Scrivener, che cosa riusciamo a sapere di lui, quanto si avvicina al vero ciò che scopriamo, chi si nasconde dietro la coltre di nebbia che egli stesso ha creato?

James Wrexham, trentanovenne solo e solitario, ha un lavoro che non lo soddisfa ed una vita priva di stimoli. Rispondendo all’annuncio su un giornale si propone per il lavoro di segretario di tale Jonathan Scrivener. Ottiene l’impiego e si installa nella casa del datore, senza averlo mai incontrato.
Queste le premesse. La vicenda si snoda da questo punto in poi, cioè da quando in casa di Scrivener si alternano gli amici del proprietario di casa, che partito per un viaggio si rende reperibile solo via lettera al suo segretario. Wrexham stringe rapporti con cinque persone in particolare.
Bizzarra vicenda, che vede un segretario di qualcuno mai incontrato passare le giornate con persone che con quest’ultimo si trovano in differenti rapporti; ed ognuno è in attesa del suo ritorno, di cui non è dato conoscere la data. Wrexham cerca di ricostruire la personalità di Scrivener attraverso le informazioni che carpisce dai cinque, i quali dipingono un quadro della sua personalità frastagliato, ognuno è portatore sano di un personale rapporto e di una propria visione della persona assente. Inoltre, Wrexham e i suoi nuovi sodali non riescono a venire a capo delle motivazioni e delle modalità della sua assunzione.

Per inquadrare un minimo lo scritto ho letto trattarsi di un giallo psicologico, e vada. In realtà, porta al limite, attraverso una situazione surreale, un processo che tutti noi abbiamo vissuto: la conoscenza di una persona. Il paradosso naturalmente consiste nell’assenza della persona che Wrexham desidera conoscere ed è ciò che tiene incollato il lettore alle pagine. Si può arrivare a conoscere qualcuno attraverso i segni che lascia al suo passaggio? Si può capire qualcosa di qualcuno parlandone e frequentando coloro che egli frequenta? Quale lato del prisma ci restituiranno, quanti e quali mancanze avrà una ricostruzione del genere, di quanta verità sono portatori costoro e invece di quali fraintendimenti, quanto vale il punto di vista di ognuno di quelli che pensano di conoscere qualcuno? Insomma, l’identità rimandata che valore ha? Perché credo sia proprio questo il centro del libro: l’identità; sorprendentemente ricercata nell’assenza, una modalità insolita (non del tutto visto che lo facciamo tutti quotidianamente, con la differenza di poterci poi confrontare con l’interessato) che permette di portare alle estreme conseguenze e avvicinare da un’angolatura differente un tema molto complesso.
Anche perché, cercando di incasellare Scrivener, Wrexham impara a conoscere meglio se stesso, scopre lati di sé che nemmeno immaginava, capisce di non essersi mai guardato dentro con onestà. Dunque non è solamente l’identità dell’altro che va scovando, ma anche la propria. E ancora quella dei nuovi amici, cha si delinea sempre meglio nel corso della conoscenza, aumentando in complessità e profondità, svelandosi al di là delle apparenze e della proposta che ne fanno al mondo.

Appoggiandosi alla struttura del giallo e ad una costruzione mirabile dei personaggi, Houghton trova la chiave per tenere incollati i lettori ad una storia in cui succede poco e, per la maggior parte, succede nella testa del narratore. Chiamiamolo pure giallo psicologico, ma l’indagine che porta avanti, quella sottotraccia non quella della trama, va al di là della psicologia, affronta un tema fondante dell’essere umano. Insomma non affronta un tema nuovo, ma lo fa in una chiave originale.

Da leggere se
Piace il giallo declinato in modo insolito
Non si ha paura di affrontare ciò che diamo per scontato
Si ricerca un mistero non sontuoso
Attraggono i meandri della mente

Da non leggere se
Si cerca di mantenere ciò che di se stessi diamo e danno per scontato
Piace l’azione
Si crede che indagare in una mente sia solo una pippa della mente stessa
L’attesa snervante su questioni di pochi non vale la pena

Io sono Jonathan Scrivener, Claude Houghton, Castelvecchi, 2014

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Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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