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Suite francese - Irène Némirovsky

Suite francese – Irène Némirovsky

Irène Némirovsky, in Suite francese, ci racconta che l’uomo può salvarsi solo quando si comporta da uomo fra gli uomini e non abbandona i propri principi in nome di qualsivoglia condizione economica. O la democrazia è per tutti o non è per nessuno. Buon 25 aprile.

Suite francese di Irène Némirovsky

Raccontare il fascismo e il nazismo, la guerra di Liberazione, la sofferenza e la lotta per la sopravvivenza è un atto politico e civile che vuol dire conservare la memoria di chi le ha vissute con la speranza che possa non ripresentarsi un’epoca così tragica.
L’Europa ha goduto di grandi narratori che hanno saputo riportare i valori di chi resisteva, la ferocia di chi opprimeva e distruggeva, la tragicità delle esistenze entrante in contatto con le macchine di morte volute dalla follia di conquista.

Ma il libro di cui parleremo oggi va in un’altra direzione, sta da un’altra parte, ha un punto di vista differente sugli anni bui dell’Europa e per questo oggi, dovrebbe, essere più attuale che mai.

Con Suite francese non siamo tra Roman Gary o Fenoglio, il racconto qui, ahimè, si ferma prima della lotta, qui si racconta del momento in cui in Francia, dopo ad aver subito un’invasione, si pensava che il male si potesse fermare; che in fondo prima o poi si sarebbe interrotta quella spirale di morte e devastazione. Speranza tragicamente confutata dalla storia successiva.

Il racconto si interrompe poco prima dell’instaurazione del governo collaborazionista di Vichy, quindi, con le ultime pagine, siamo nel 1941 circa.

Il racconto si interrompe e la storia di Irène Némirovsky incrocia maledettamente la Storia delle leggi razziali e delle deportazioni, di cui la scrittrice di origine ucraina sarà vittima nel 1942.

Deportata e gassata ad Auschwitz, dopo essere stata giudicata troppo debole per i lavori forzati, Irène Némirovsky lascerà il marito, Michel Epstein gassato anche lui ad Auschwitz pochi mesi dopo la scomparsa della moglie, e due figlie molto piccole.  Saranno proprio queste due a conservarne la memoria attraversando tutta la Francia per sopravvivere, portandosi dietro i manoscritti come unico ricordo della madre.

Salvato da due bambine in fuga braccate dalla fame nazista arriva a noi Suite francese, opera mutilata che avrebbe dovuto contare cinque tomi e una fotografia più grande della Francia degli anni ‘40. Incompiuta e tragica è la storia e la scrittura di questo capolavoro di umanità, perché Irène Némirovsky percepisce la tragedia, la annuncia, la vede ma ancora non la immagina così brutale. Ha fretta di scrivere e grazie alla sua premura riuscirà a comporre trecento pagine di profonda umanità e amore. Sì, nonostante tutto amore.

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La salvezza dell’uomo

Suite francese si apre con i ritratti di almeno tre famiglie che ci accompagneranno nella occupazione nazista di Parigi, nell’arrivo dell’imprevedibile: la famiglia Péricand, i Corte e i Michaud.
La prima famiglia, ricca e borghese, è guidata da una donna che vede nell’ordine e nella rettitudine la soluzione ai mali del mondo, mentre i Corte hanno nel marito e scrittore di successo un faro cinico e solitario a guidarli nella tragicità degli eventi. Discorso a parte per i Michaud, borghesi disperati per la perdita del figlio, apparentemente simpatizzanti per la nascente resistenza francese. Con loro vivremo l’arrivo dell’occupazione, mentre nella seconda parte del libro vivremo dall’interno la presenza tedesca in territorio francese attraverso gli abitanti di un paese di campagna.

In tutte le pagine di Suite francese si respira l’orgoglio di chi tenta fino all’ultimo di vivere la propria vita con dignità, senza cedere all’abbrutimento umano, con la curiosità di capire se anche alla guerra si possa dare un volto più umano.
Naturalmente il disegno fallirà e l’immagine sobria del primo tedesco entrato in città, che incredibilmente assomiglia ad un ragazzo francese di vent’anni, lascerà il passo ai volti allungati e stanchi della guerra, alla facce buie, affamate e furbe di chi desidera solo la sopravvivenza ormai.

Gli orfani affidati al prete Péricand, figlio della signora sopracitata Péricand, che, dopo un lungo viaggio per salvarsi, uccidono brutalmente e con scherno l’uomo che li aveva guidati; il viaggiatore furbo che ruba la benzina a dei compatrioti sposini ed ingenui: tutte queste figure non ci raccontano solo la brutalità del nazismo, ma la spirale di decadenza che porta in sé la violenza e la prevaricazione.
Ci raccontano di quanto l’uomo possa cadere in basso quando cede sulla lettura della realtà, sul riconoscimento dell’altro e del prossimo. 

Irène Némirovsky ci racconta che l’uomo può salvarsi solo quando si comporta da uomo fra gli uomini e non abbandona i propri principi in nome di qualsivoglia condizione economica. O la democrazia è per tutti o non è per nessuno, questo vuole dirci Irène Némirovsky.

Mi fa commuovere parlare di lei oggi, in questo 25 aprile confuso e troppo discusso, mi fa soffrire pensare che ancora queste cose vadano ripetute, ma il nostro compito è farlo oggi per avvertire che nessun segnale di cedimento verso la disumanizzazione dell’altro è da sottovalutare.
Irène Némirovsky avrebbe oggi voluto raccontarci questo, ma purtroppo la Storia non glielo ha permesso, tocca a noi, un po’ come le sue due coraggiose figlie, raccontare questa storia.

Buon 25 Aprile.

Irène Némirovsky – Suite francese – Adelphi
Traduzione L. Frausin Guarino

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Suite francese – Irène Némirovsky ultima modifica: 2019-04-25T16:18:13+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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