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Per qualche strana ragione io piacevo - Rossella Marino

Per qualche strana ragione io piacevo – Rossella Marino

Per qualche strana ragione io piacevo. Andrea G. Pinketts, metabiografia di un Maestro di Rossella Marino rende giustizia al lavoro del grande scrittore milanese guardandolo da vicino, in modo da farlo risaltare come opera di un vero e proprio funambolo della parola e della dialettica.

Andrea G. Pinketts

Tanto il tempo passato a rivalutare il giallo e poi il noir in Italia, tanti scrittori hanno provato a rispondere ai critici austeri invitandoli almeno a leggere quei maledetti libri, perché forse non piacevano a loro ma ad una buona fetta di pubblico sì e tanto.

Non c’è riuscito Carlo Lucarelli, “Leggeteci” disse una volta, non c’è riuscito Camilleri, non c’è riuscito Carrisi e via dicendo a farsi prendere seriamente al di là del numero delle copie vendute. Figurati se Andrea G. Pinketts avrebbe potuto riuscirci, lui che dell’etichetta di scrittore impegnato se ne fotteva allegramente e faceva di tutto per farsi buttare fuori dal club degli scrittori seri.

Chiunque lo abbia conosciuto lo ricorda spesso alticcio, con trench e sigaro innaffiati di gin tonic o margarita, intento ad eseguire turpiloqui spesso spassosissimi e fantasiosi.

Tutto ciò non piace all’accademia, tutto ciò depista, tutto ciò fa storcere il naso.

Per qualche strana ragione io piacevo. Andrea G. Pinketts, metabiografia di un Maestro di Rossella Marino

Per questo siamo ancora qui, dopo l’amarissimo addio di un anno fa, a cercare di capire se Andrea G. Pinketts ci faceva o ci era. Per questo il libro di Rossella Marino di analisi, ricordi, frammenti e discussioni oggi diventa un potentissimo mezzo per inquadrare bene la figura del Maestro bohemien mai apprezzato fino in fondo.

Come giustamente dice nel libro Rossella Marino, molti di quelli che conoscevano e amavano Pinketts forse non leggevano i suoi libri, e molti che leggevano i suoi libri di certo non facevano parte dell’establishment letterario, ma questo tutto sommato era solo un vantaggio per uno scrittore trasversale e irriverente come lui.

Per molti ragioni è interessante farsi accompagnare dalla dovizia di particolari con cui la Marino arricchisce il proprio lavoro di riflessione su Pinketts, ma sicuramente la prima, più generale, sta proprio nel rendere giustizia al lavoro del grande Maestro milanese guardandolo da vicino, in modo da farlo risaltare come opera di un vero e proprio funambolo della parola e della dialettica.

Si parte raccontando proprio l’origine del lavoro di Pinketts, ma anche, con un sguardo più universale, la scena del movimento giallo e noir italiano.

Attenzione, chi sia minimamente addentro alla questione del giallo italiano, capirà quanto sia difficile parlare di libri che spesso sfuggono a queste tiepide categorie. Proprio dalle parole di Pinketts, contenute nel secondo capitolo del libro, arriviamo alla conclusione che nella migliore delle ipotesi questa categoria di romanzi, non esiste, è irreale. Una peculiarità invece del Pinketts è quella di scrivere romanzi di genere sfuggendo al genere, per esempio non mettendo o cambiando il corpo del delitto in un gioco di specchi che porta verso una qualche altra forma di narrazione lontana dalla categoria di partenza.

La Marino ricostruisce bene la teoria pinkettssiana del “guido nella nebbia”, ovvero una scrittura che conosce da dove parte, più o meno sa dov’è l’arrivo ma che ignora, prima di affrontare il foglio bianco, quale sia la strada da perseguire.

Un altro tema interessante che, in Per qualche strana ragione io piacevo, viene affrontato è quello dei personaggi di Pinketts. L’autrice individua almeno quattro categorie di personaggio che la mente di Pinketts ha creato nel corso dei suoi libri e ad alcuni dedica analisi sapienti e rilievanti.

Ovviamente non può mancare una diffusa disamina del personaggio centrale della letteratura di Pinketts: Lazzaro Santadrea, alter ego dello scrittore che, come lui stesso specifica, è sì in parte autobiografico, ma per la maggior parte delle sue avventure si allontana dalla biografia dell’autore, compiendo azioni e scelte proprie e non riconducibili a chi lo racconta.

Se da un lato non mancano le ispirazioni che hanno fulminato Pinketts, dall’altro ci sono parecchi distinguo che l’autore ha fatto in prima persona e che sono assolutamente riconducibili alla sua personalità frammentata e pungente (vedi l’aneddoto gustosissimo su Moni Ovadia).

Molto bello anche il capitolo che disvela lo sguardo di Pinketts su Milano, in particolare quella degli anni ’80, sola città italiana così cinica e spensierata da poter dare i natali ad una mente così brillante e strafottente come quella dello scrittore del Trottoir.

A chiudere il libro una bella chiacchierata tra Rossella Marino e Andrea G. Pinketts che appaga il lettore che vuole approfondire la conoscenza del Maestro e sorprende piacevolmente lo scrittore neofita delle terre pinkettssiane.

Rossella Marino – Per qualche strana ragione io piacevo. Andrea G. Pinketts, metabiografia di un Maestro – Edizioni del Gattaccio

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Per qualche strana ragione io piacevo – Rossella Marino ultima modifica: 2019-11-15T10:00:56+01:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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