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La città dei vivi – Nicola Lagioia

La città dei vivi di Nicola Lagioia è sicuramente destinato a far parlare di sé, per la bellezza con cui è composto, per gli interrogativi che pone, ma di certo è anche un testo duro da accettare, da sentire.

La città dei vivi di Nicola Lagioia

Ci sono notizie in grado di sconvolgere il quotidiano per la loro tremenda eccezionalità, scombussolano i manuali di filosofia morale e pongono grandi dubbi sull’animo umano. Uno di questi casi è il l’efferato omicidio di Luca Varani avventuro nel marzo 2016. Un caso di cattiveria pura? L’effetto dell’uso di droghe? Un’emozione per vincere la noia? Cosa ha portato due trentenni apparentemente normali a compiere un gesto così drammatico?

Da questo fatto brutale di cronaca Nicola Lagioia ha tratto un romanzo che è inchiesta e riflessione insieme.

Il romanzo risponde evidentemente al bisogno personale dello scrittore di dare una risposta alla cattiveria pura sprigionata dai due assassini appena trentenni, segue le tappe dell’inchiesta cercando di non trascurare nessun particolare che possa rivelare uno spiraglio, una feritoia, che ci permetta di capire qualcosa di un gesto così inspiegabile.

Come ricostruisce bene Lagioia nel libro, l’omicidio si è scatenato senza un particolare motivo, senza una reale ragione: pura cattiveria. Pura cattiveria che ha portato prima che all’omicidio alla tortura e alla sevizia del ventitreenne Varani, brutalità perpetrata per ore.

Lagioia, attraverso interviste, verbali, incontri, fa apparire le mille voci che hanno vissuto dentro il fatto di cronaca. Il linguaggio è veloce, diretto, ma contempla sempre la riflessione filosofica sull’animo umano e sui suoi lati oscuri. Dietro i dati, le opinioni, i racconti quello che emerge è un progetto più grande, una visione d’insieme, un orizzonte più ampio. La riflessione sul bisogno di essere vittima e carnefice.

Ricordando le grandi opere morali (o immorali, pensate a Sonata a Kreutzberg) Lagioia usa le voci dell’avvocato del caso Varani, dei poliziotti che gestirono il caso, riporta stralci della cronaca dell’epoca, per rendere il caso in tutta la sua complessità di lettura.

La città dei vivi

Tra noir e inchiesta giudiziaria

Sono le prime pagine a colpire, quelle in cui si ricostruisce il contesto dell’omicidio, dove appare una Roma quotidiana, normale, ma pur sempre ricca di punti bui molto profondi.

A farsi carico dell’omicidio è l’avvocato Florita, quarantenne con grande esperienza e professionalità, ma nonostante ciò il caso Varani si rivelerà per lui soprattutto un mistero.

La prima chiave per capire l’impatto dell’omicidio sull’opinione pubblica è guardare Roma, la città si ferma, è sconvolta, tutti ne parlano e tutti vorrebbero dare la propria interpretazione. Il nero suscitato da Marco Prato e Manuel Foffo, i due omicidi, è palpabile, si tocca, è materia viva. Lo è ancora di più per quella ineffabile sensazione, che i due ragazzi danno, di non aver capito che cosa hanno fatto.

Tra le pagine rimangono forse le più dure da digerire, ma allo stesso tempo le più affascinati, proprio quelle dedicate ai due ragazzi colpevoli della brutalità. Non sembrano cercare il perdono, piuttosto essi stessi cercano un’interpretazione del loro gesto, una motivazione alla loro cattiveria.

L’andamento è quello di un noir, ma l’approfondimento potrebbe essere quello di un’inchiesta giudiziaria, tante e ben raccolte sono le informazioni raccolte da Lagioia sul campo.

Il libro è sicuramente destinato a far parlare di sé, per la bellezza con cui è composto, per gli interrogativi che pone, ma di certo è anche un testo duro da accettare, da sentire.

Un’operazione, quella di Lagioia, che va di certo a prendersi un posto nella tradizione del romanzo basato sulla cronaca, per complessità, concepimento e sensibilità.

Nicola Lagioia – La città dei viviEinaudi

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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