Ivan Carozzi -Teneri Violenti

Teneri Violenti è un romanzo che ha il sapore delle canzoni di Jannacci e delle parole di Bianciardi ma col ritmo frenetico e sensuale di Tinder.

Ivan Carozzi è un autore televisivo, un giornalista e uno scrittore. Specificare le cose di cui si occupa questo scrittore, milanese di adozione e massese di nascita, è d’obbligo per capire come il percorso biografico abbia regalato alla sua scrittura un’ampiezza di visione e una ricchezza di dettagli che esaltano il ritratto di uno scorcio della società post-industriale.

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Teneri Violenti si apre con un giovane autore televisivo in una Milano deserta in piena agosto.
La scena è di profonda solitudine, in cui Milano si rivela come un non-luogo con le sue torri algide sotto il caldo torrido, perfetta cornice in cui un giovane lavoratore dello spettacolo può sprofondare nell’ansia di non avere un lavoro, non sapere se lo avrà e farsi la domanda chatwiniana di un non-viaggiatore: che ci faccio qui?
Da qui parte l’incontro con Milano e i suoi aperitivi, le public relations ovunque e prima di qualunque cosa e con la terribile sensazione che la categoria dell’umano sia ogni giorno più lontana.
Nelle prime pagine del libro si coglie immediatamente quella sensazione di sradicamento che Milano porta con sé, mista all’angoscia che precede un salto nel vuoto di qualcuno che abbia scoperto che la capitale meneghina in realtà è un deserto travestito da capitale europea.
Ed è ad una festa impregnata di milanesità che il nostro protagonista incontra Silvia, personaggio che si definirebbe “smart” probabilmente, con un tatuaggio che rappresenta un ago e un ditale e con cui alle tre di mattina parte una conversazione surreale sui giovani ribelli del sessantotto e le loro imprese. Si capisce che Silvia accompagnerà tutta la storia insieme all’io narrante, ma il modo e la tempistica con cui lo farà saranno decisamente colpi di scena.

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Contemporaneamente c’è il mondo del lavoro e quindi la partenza di un nuovo programma e di un nuovo contratto per il protagonista con annessi rituali per la firma di un accordo economico e per farsi inquadrare dal capo progetto. Comunque il colloquio va a buon fine e parte una nuova avventura per il redattore precario nelle vesti di “palombaro”, ovvero ricercatore di fatti di cronaca utili ad imbastire un angolo quiz e curiosità all’interno del nuovo show.
Qui si aprono due fiumi narrativi che si incontreranno e si scontreranno: la vita silenziosa ma ricca di emozioni di riflesso del “palombaro” e la vita sentimentale fra due persone che cercano nell’amore la carezza che sconfigga la solitudine.
Carozzi riesce a tenere il lettore in una tensione costante fra le pieghe fredde della solitudine e la riflessione su quello che rimane dell’industria dello spettacolo.

Se siamo dalle parti di Pasolini e Bianciardi per l’analisi e la riflessione amara dell’umanità prestata al mondo dello spettacolo, ci troviamo catapultati in una scrittura asciutta e precisa molto contemporanea per quanto riguarda l’analisi dei sentimenti e delle qualità umane.
Ivan Carozzi riesce in Teneri Violenti a regalare un classico contemporaneo che racconta la solitudine e la freddezza ai tempi della velocità di Whatsapp.
Consigliato come si consiglia l’ascolto di Io e te di Enzo Jannacci durante la lettura.

Ivan Carozzi, Teneri Violenti, Einaudi

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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